Docenti e diritto alla famiglia. Lettera

Stampa
ex

Inviata da Antonello Antonucci – Gentile redazione, scrivo per un motivo molto serio, un invito alla riflessione per tutte quelle persone chiamate alla stesura di leggi e regolamenti che hanno un impatto reale sulla vita delle persone. Sono un docente di strumento musicale presso una scuola media ad indirizzo musicale, nominato in ruolo il 01/09/2019 con D.M. 631.

Dopo un anno di servizio a più di cento chilometri da casa, pensavo, in buona fede e con rassicurazioni da parte dell’ USP, di potermi riavvicinare alla famiglia, sbagliando. Blocco quinquennale per la mobilità, no assegnazione provvisoria in quanto l’unica cattedra vicina e disponibile per la mia classe di concorso è in una provincia diversa da quella di residenza.

Faccio un passo indietro: prima della nomina da concorso, ero già di ruolo con riserva su una cattedra a trenta chilometri da casa ed ottenni anche il trasferimento su un’altra cattedra a quindici chilometri da casa; per evitare di rimanere sospeso nel dubbio di una sentenza attesa dal 2015, decisi di fare il concorso. In sede di nomina fui messo con le spalle al muro, dovevo scegliere se rimanere nel limbo oppure se andare a lavorare a cento chilometri da casa. Avendo tre figli, una moglie, medico specialista, che lavora a più di cento chilometri da casa, il mutuo eccetera, scelsi ovviamente la seconda. La cattedra occupata con riserva non rientrava tra le cattedre disponibili in quanto “occupata”…da me! Chiesi al USR Abruzzo di poterci rimanere in attesa della sentenza, non mi fu concesso.

L’assurdo e che dopo la mia nomina l’ Usr ha proceduto con un’altra convocazione per assegnare le cattedre resesi disponibili dopo le operazioni di mobilità, con l’effetto che chi era più indietro in graduatoria ha potuto scegliere più cattedre, vicine tra l’altro ! Praticamente ho dovuto rinunciare a quel posto senza sapere se ne avevo diritto o meno e non ho potuto scegliere sedi più vicine. Oltre a ciò si aggiunge la beffa del vincolo quinquennale, non previsto in sede di accettazione del ruolo da concorso. La domanda è: cos’è il diritto alla famiglia sancito dalla costituzione? È un diritto provinciale? Perché non è stata data la possibilità di scegliere a chi si è posizionato nei primi posti della graduatoria del concorso i posti migliori? Può la giustizia amministrativa non pronunciarsi per così tanto tempo? Ma, soprattutto, il diritto dei figli ad avere genitori “in presenza” da chi è tutelato? In un momento di grandi incertezze legate al Covid, possono valere le regole di sempre? Sarebbe il caso di intervenire e di avere delle risposte da chi scrive leggi e regolamenti assurdi!

Stampa

Graduatorie terza fascia ATA: incrementa il punteggio con le offerte Mnemosine, Ente accreditato Miur