Docenti e Ata Covid disperati, Anief: stipendi a singhiozzo e pure ridotti, le scuole avviano prestiti d’onore

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Comunicato Anief – Continua l’odissea dei 70 mila docenti e Ata assunti sull’organico aggiuntivo cosiddetto Covid, introdotto dal Governo fino al 30 giugno 2021 per aiutare le scuole a far fronte alla pandemia da Covid19: gli stipendi vengono corrisposti a singhiozzo e permane un taglio importante dello stipendio a causa del mancato riconoscimento della retribuzione professionale docenti e del compenso individuale accessorio al personale Ata, pari a 174,50 euro lordi al mese per i docenti e a 64,50 euro lordi per il personale Ata.

Per andare incontro al personale, le scuole si stanno attivando: una delle iniziative più interessanti è quella dell’Istituto comprensivo “Valenza A”, in provincia di Alessandria, dove è stato attivato il progetto Charity “Prestito d’onore”. L’iniziativa vuole dare la possibilità ai docenti e Ata che ad oggi non hanno ancora percepito lo stipendio di ottenere un bonifico di un importo minimo di 200 euro che verrà restituito alla scuola non appena il lavoratore avrà percepito lo stipendio. “Si tratta di un piccolo segno di solidarietà per donne e uomini, lavoratrici e lavoratori che prestano la loro opera presso la nostra scuola”, ha detto Maurizio Primo Carandini, dirigente scolastico dell’I.C. “Valenza A” dell’alessandrino.

Il sindacato Anief plaude all’iniziata dell’istituto comprensivo “Valenza”, ma nello stesso tempo ritiene che si tratti di una soluzione tampone ma non certo il rimedio al problema creato dall’amministrazione: “Non siamo disposti ad attendere oltre che si risolva questo scandalo”, dichiara Marco Giordano, presidente regionale Anief Piemonte. Su questi aspetti, martedì 19 gennaio il sindacato ha organizzato un webinar, proprio per illustrare le azioni legali da portare avanti: assieme allo stesso sindacalista, sarà presente l’avvocato Giovanni Rinaldi dell’ufficio legale Anief. Durante l’incontro verrà garantito ampio spazio alle domande e alle richieste di chiarimenti. Per partecipare è sufficiente registrarsi cliccando sul questo link.

Il personale precario assunto nell’organico Covid continua a soffrire degli stessi problemi che affliggono il personale supplente breve, cui è equiparato: i loro stipendi risultano tagliati e corrisposti con gravi ritardi. Dall’istituto “Valenza A”, in provincia di Alessandria, cui fanno capo due sedi Valenza, tre a San Salvatore Monferrato e altre due a Castelletto Monferrato, è nata l’idea di venire incontro alle esigenze dei supplenti, in alto numero provenienti da zone lontane e quindi costretti a spese extra per affitti e viaggi: la scuola offrirà loro un piccolo prestito, che verrà restituito non appena sarà corrisposto il compenso mensile.

IL NO TASSATIVO DEL SINDACATO

Anief plaude all’iniziativa della scuola dell’alessandrino ma non può tollerare oltre questo stallo: vengono quindi avviate azioni al fine di ottenere decreto ingiuntivo gratuito per tutti coloro che non hanno ancora ricevuto lo stipendio. Inoltre, ANIEF agirà contro il mancato riconoscimento della retribuzione professionale docenti e del compenso individuale accessorio che costano ai supplenti docenti Covid ben 174,50 euro in meno al mese e 64,50 euro sottratti per chi è assunto a tempo determinato, sempre nell’organico Covid, nel profilo Ata. Su queste azioni, già avviate per i supplenti brevi, sono già tantissime le sentenze ottenute dal sindacato per i propri iscritti.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “assegnare lo stipendio in ritardo e con le voci accessorie tagliate è un comportamento inaccettabile. Come sindacato siamo nati proprio per combattere queste ingiustizie, perché a tutti i precari vanni garantiti gli stessi diritti del personale di ruolo. In questo modo si va a infierire sulle già modeste condizioni economiche dei docenti e Ata, spesso in servizio lontani dalle loro residenze. Il diritto allo stipendio non può essere elemosinato. Il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori sarà da noi affrontato con una procedura di diffida e messa in mora”.

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