Docenti ed ATA aggrediti, Valditara: “È danno all’immagine degli istituti. Chi aggredisce risarcisca le scuole”

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Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, risponde all’interrogazione parlamentare presentata dalla Lega, primo firmatario il deputato Riccardo Molinari, riguardo le recenti aggressioni al personale scolastico.

Le parole del ministro: “Riflettori puntati su una questione di pressante rilevanza: è ciò che desidero evidenziare, affrontando la problematica con un insieme di interventi mirati. La nostra attenzione si è focalizzata su questo aspetto a partire dall’anno scorso, un periodo in cui la consapevolezza era assai meno diffusa, constatando un’escalation del 111% negli episodi di violenza nei confronti dei docenti da parte dei genitori. Per ristabilire un clima di reciproco rispetto, è indispensabile innescare un cambiamento profondo nella cultura. Attraverso una proposta di legge attualmente all’attenzione del Senato, miriamo a valorizzare maggiormente il voto di condotta. È necessario altresì rivedere la normativa relativa alla sospensione, affinché diventi un momento di riflessione sull’importanza della penalità. È imperativo considerare pene più severe per chi si rende responsabile di aggressioni al personale scolastico, introducendo anche una punizione specifica per il pregiudizio arrecato all’immagine dell’istituto. Attaccare un membro del corpo docente significa attaccare lo Stato stesso. Inoltre, è inaccettabile il fenomeno dell’occupazione degli edifici scolastici. A tal proposito, una circolare ministeriale richiama i dirigenti scolastici a richiedere il risarcimento per eventuali danneggiamenti. La cultura del rispetto per le norme e per le persone sembra essere andata perduta”.

L’interrogazione di Molinari (Lega)

Gli episodi che hanno coinvolto la comunità scolastica nell’ultima settimana sono raccapriccianti: a Varese una docente è stata accoltellata da uno studente all’ingresso della scuola (per fortuna non è in pericolo di vita); a Taranto un preside è stato picchiato e umiliato dai genitori di un alunno; l’allarmante aumento degli episodi di violenza di cui gli insegnanti e il personale scolastico sono sempre più spesso vittime da parte degli alunni e persino delle loro famiglie, che ne sostengono in modo sorprendente le ragioni, ha reso urgente e necessaria una ferma risposta da parte delle istituzioni perché tali episodi non determinano soltanto una lesione dei diritti del personale aggredito, bensì colpiscono al cuore la vita collettiva nella scuola; quello dell’insegnante deve tornare ad essere il lavoro prestigioso e riconosciuto che era fino a qualche anno fa e per questo è indispensabile rinsaldare il patto scuola-famiglia, ma anche prevedere misure che tutelino i lavoratori della scuola, inasprendo le pene per chi commette atti di violenza fisica o morale nei loro confronti, come previsto dalla proposta di legge del gruppo Lega–Salvini Premier, già approvata dalla Camera dei deputati e di cui si auspica una rapida calendarizzazione presso il Senato della Repubblica; i giovani italiani hanno bisogno di ritrovare modelli genitoriali e istituzionali che sappiano infondere loro senso di sicurezza, ma soprattutto che suscitino il desiderio di emularli. Il senso di appartenenza alla comunità dovrebbe stimolare pensieri e azioni volti alla condivisione, alla solidarietà e, soprattutto, all’accettazione delle regole; per risolvere quello che a tutti gli effetti è un problema di natura antropologica occorrono, a parere degli interroganti, ulteriori azioni, come, ad esempio, la previsione che la scuola possa costituirsi parte civile in un processo per vedersi riconosciuto il danno di immagine arrecato dall’aggressione, secondo il principio per cui chi aggredisce un docente ha aggredito lo Stato stesso e ne deve rispondere; occorre un deciso cambio di passo per affermare la cultura del rispetto, ripristinare l’autorevolezza di tutto il personale scolastico e rimettere al centro il principio di responsabilità, restituendo piena serenità alla comunità educante –: quali iniziative si intendano intraprendere affinché sia ristabilita la cultura del rispetto dell’istituzione scolastica e dunque di tutto il personale scolastico e se non si ritenga opportuno l’intervento immediato dei servizi sociali in episodi come quelli richiamati in premessa

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