Docenti dipendenti dalle Regioni, Bussetti: ok, forse anche per concorsi

di Elisabetta Tonni
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Idea virtuosa. Così il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha definito la proposta avanzata in Lombardia e Veneto di professori regionali.

Si tratta di un’impostazione così importante da essere prioritaria anche rispetto ad altri fondi da assegnare con la Finanziaria alla scuola che, secondo Bussetti, non sarebbero così prioritari.

Dipendenti regionali e non più dello Stato

A dare la notizia è il Corriere della Sera con una lunga intervista al titolare di Viale Trastevere. La regionalizzazione dei docenti, cioè una autonomia differenziata con cui docenti e dirigenti scolastici diventerebbero dipendenti della Regione e non più dello Stato, “è il modello che esiste già in Trentino“, come precisa il Ministro. In queste due Regioni, Lombardia e Veneto, è già stata presentata un a nuova bozza di Intesa su cui si è aperto un dibattito. “L’aspetto positivo – secondo Bussetti – è che le due regioni promettono di mettere più risorse per gli stipendi degli insegnanti“.

Bussetti ipotizza che gli insegnanti possano diventare, sulla base di questa riforma, dipendenti regionali. E porta l’esempio della Sanità, la cui materia è di competenza regionale. Questa riforma, secondo Bussetti, porterà “a un modello virtuoso di gestione più capillare delle scuole. Ci potrebbe essere una fase transitoria in cui i professori potrebbero passare alla Regione su base volontaria. I programmi e gli ordinamenti restano invece allo Stato“.

Certezza nei concorsi di abilitazione

Bussetti dà importanza anche al reclutamento degli insegnanti che già dal prossimo concorso cambierà. Non ci saranno più gli idonei, ma solo vincitori e abilitati. Chi non supererà la prova, dovrà ritentare due anni dopo nel concorso successivo. Bussetti è convinto che questo meccanismo metterà fine ai ricorsi.

Avvieremo – sono ancora le parole del Ministro sul Corriere – tre cicli di formazione specialistica per 40.000 posti di insegnanti di sostegno; 14.000 per il 2019 e gli altri in tre anni: cerchiamo di porre fine al problema dei ragazzi disabili“.

 

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