Docenti di sostegno, Anief presenta il reclamo collettivo al Comitato europeo dei Diritti Sociali

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È stato presentato al Comitato europeo dei Diritti Sociali il reclamo collettivo del giovane sindacato a seguito delle plurime violazioni della Carta Sociale Europea commesse dallo Stato italiano riguardo lo scarso numero posti di sostegno attivati in organico di diritto, il conseguente irrisorio numero di posti utili per le immissioni in ruolo e le scarse possibilità di accesso a procedure di specializzazione da parte dei precari.

Marcello Pacifico (Anief): “Insegnanti di sostegno e alunni con disabilità sono vittime di un sistema contorto volto a ‘risparmiare’ proprio su un settore così delicato dell’Istruzione pubblica. Il nostro sindacato non può più tollerare una simile situazione, per questo abbiamo denunciato al Comitato Europeo l’irregolarità del nostro sistema nazionale, richiedendo il suo intervento”.

Dopo il reclamo collettivo n. 146/2017 già accolto dallo stesso Comitato europeo dei Diritti Sociali per la tutela dei diritti dei docenti con 36 mesi di servizio e quello n. 159/2018 presentato in favore dei docenti con diploma magistrale abilitante di cui è ormai prossimo l’esito, l’Anief si rivolge nuovamente al CEDS per sottoporre al vaglio del Comitato la disastrosa condizione in cui versa il sostegno didattico agli alunni con disabilità in Italia.

Nel reclamo appena depositato, infatti, il giovane sindacato ha tenuto a evidenziare l’ormai congenita situazione di precarietà di gran parte dei docenti di sostegno (ben 104.000 ossia oltre il 56% dell’organico complessivo), la mancanza della necessaria specializzazione didattica per oltre il 79% degli insegnanti precari impegnati nelle attività didattiche di sostegno dovuta anche ai numeri esigui di posti attivati per i percorsi di specializzazione in molte zone d’Italia, il mantenimento di 82.509 posti di sostegno nel così detto “organico di fatto”, ossia nell’organico utilizzabile soltanto per conferire contratti con scadenza al 30 giugno causando, conseguentemente una discontinuità didattica particolarmente corposa e che danneggia annualmente ben 170 mila alunni con disabilità (il 59% del totale). È stato segnalato, inoltre, l’inevitabile ricorso allo strumento del contenzioso giudiziario, da parte delle famiglie, per ottenere ogni anno l’attribuzione del corretto monte ore con l’insegnante di sostegno.

Già la Corte europea dei Diritti dell’Uomo – ricorda Marcello Pacifico presidente nazionale Anief – si è più volte pronunciata sul diritto all’istruzione degli alunni con disabilità. Tra le tante, ricordo la recentissima sentenza del 10 settembre 2020 (G.L. c. Italie, ricorso n. 59751/15), con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione del diritto allo studio di uno studente con disabilità.  La Corte europea dei Diritti dell’Uomo, dunque, ha già statuito che l’Italia ha violato l’articolo 2 del Protocollo Addizionale n. 1 alla CEDU, che assicura il diritto all’istruzione, e l’articolo 14 della CEDU, che vieta ogni forma di discriminazione degli alunni disabili. Ora chiediamo l’intervento del Comitato Europeo anche riguardo i posti attivati annualmente dal ministero dell’Istruzione sia ai fini delle immissioni in ruolo, sia per l’accesso alla specializzazione”.

Nel reclamo, infatti, l’Anief ha ricordato come il ministero dell’Istruzione, dal 2006 fino ad oggi, abbia continuato a determinare l’organico stabile di sostegno in modo fisso, senza effettuare alcuna istruttoria sulle reali esigenze di integrazione scolastica degli alunni disabili, ma con riferimento all’organico minimo necessario fissato nel lontano anno scolastico 2006/2007 (ossia con riferimento al contingente minimo programmato ai sensi dell’art. 2, comma 414, della l. n. 244/2007), nonostante dal 2006 al 2019 gli alunni con certificazione di disabilità siano cresciuti di 109.000 unità, passando dai 174.000 del 2006 agli attuali 283.856.

È una situazione ormai non più tollerabile – conclude Pacifico –, lo Stato italiano non può e non deve più risparmiare su un settore così delicato dell’Istruzione pubblica. Sia perché i diritti dei nostri alunni più fragili non possono essere violati in questo modo, sia perché decine di migliaia di docenti precari, anche non specializzati per le attività didattiche di sostegno, continuano a sentirsi dire ‘no’ dal 2007 ad espletare il loro diritto alla formazione e a un lavoro stabile e a tempo indeterminato. Per questo motivo, abbiamo deciso di agire in tutte le sedi opportune e attendiamo, ora, che anche l’Europa giudichi nuovamente il nostro Paese e che ci dia ragione, ancora una volta, imponendo all’Italia di porre fine a questo odioso e discriminatorio modus operandi che a avanti da decenni”.

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