Docenti di Religione, proseguono le operazioni di immissioni in ruolo. Anief: rimangono 10 mila supplenti

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Anief – Si sta concretizzando l’assunzione di 472 docenti precari di religione, a fronte di più di duemila idonei reinseriti nelle graduatorie di merito dell’ultimo concorso del 2004. Il ministero dell’Istruzione ha appena comunicato, con apposita nota, che in Toscana “il contingente dei posti residuato, all’esito delle immissioni in ruolo per l’anno scolastico 2020/2021, comunicate dagli Uffici Scolastici Regionali, pari a n. 23 posti per la scuola secondaria di primo e secondo grado, è riassegnato alla regione”.

“Si tratta di numeri risibili – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – poiché purtroppo a causa di una persistente interpretazione “restrittiva” della normativa riguardante la distinzione tra organico di fatto ed organico di diritto, nonostante i posti vacanti e disponibili registrati, il Mef ha autorizzato l’immissione di meno di un quarto di posti”. Prosegue, alla luce di questo, la raccolta di adesioni allo specifico ricorso per ottenere il ruolo attraverso l’ampliamento degli organici preventivati.

Proseguono le operazioni di immissione in ruolo dei docenti di religione cattolica ai sensi dell’art.1-bis, comma 3, del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, recante “Misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti”, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159. Un’operazione che porterà in ruolo poche centinaia di docenti precari, nonostante l’intervento del legislatore mirato ad assorbire una parte del precariato a distanza di 16 anni dall’ultima procedura concorsuale

Come già rilevato da Anief, dopo ben sedici anni una legge dello Stato ha deciso di occuparsi degli insegnanti di religione cattolica, art.1-bis del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159, che prevede, tra l’altro, l’impegno da parte del MI a bandire, entro il mese di dicembre 2020, un concorso ordinario per gli insegnanti precari di religione, previa specifica intesa con il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. L’Anief su questo aveva espresso fin dall’inizio le sue riserve e richiesto l’immediata immissione in ruolo di tutti gli idonei dell’ultima procedura concorsuale e l’assunzione attraverso specifiche graduatorie ad esaurimento di tutti i precari con 36 mesi di Servizio da attivare attraverso specifici concorsi straordinari riservati.

Il giovane sindacato spera che questo argomento sia affrontato dalla CEI che dal 21 al 23 settembre prossimo: si svolgerà a Roma e ci si riunirà per la sessione autunnale del Consiglio Episcopale permanente, con all’ordine del giorno, tra l’altro, il concorso per gli insegnanti di religione. Si ricorda, che oltre alla materia concordata nella previsione di una soluzione legislativa si debba tener conto della normativa comunitaria e in particolar modo del giudizio su cui si dovrà esprimere la Corte di Giustizia UE, sulla causa C-282/19. Si evidenzia che, inoltre, con il decreto ministeriale, che dispone l’immissione in ruolo di 472 docenti di religione, non si tiene conto delle diverse realtà, sia regionali che diocesane di tutta Italia, relative alla concreta disponibilità di cattedre ed è risultato insufficiente a garantire l’immissione in ruolo della maggior parte di questi docenti, che hanno maturato diversi anni di servizio (anche oltre trent’anni).

Per tali motivi sollecitiamo il MI e sensibilizziamo la CEI a sospendere e a non procedere all’emanazione del concorso ordinario, prima di ottemperare alle richieste di presentate da Anief sull’assunzione degli idonei e dei precari con 36 mesi di servizio in quanto potrebbe avere ripercussioni negative sui docenti di religione, molti dei quali hanno maturato diversi anni di esperienza e che risultano, ormai, stabilizzati da diverso tempo, con ricostruzione di carriera e inquadramento giuridico-economico ‘N05’ (contratti annuali).

Si tratterebbe di un rinvio, se non altro, fino a quando non si metteranno in atto studi seri sulla possibilità di intervenire per apportare modifiche alla legge 186/03, onde definire concretamente una nuova normativa, che sia più attinente alla necessità di rendere giustizia e dare seguito alle legittime rivendicazioni degli IRC, riconoscendone i diritti inconfutabili, acquisiti attraverso la loro esperienza e professionalità e con l’aver vinto un concorso pubblico.

Il giovane sindacato ritiene che il decreto ministeriale, sopracitato, nel determinare la “Ripartizione del contingente” assegnando, agli insegnanti di religione cattolica vincitori di concorso, un contingente di n. 472 assunzioni a tempo indeterminato, sulla base delle cessazioni effettive di ciascuna regione e in misura proporzionale ai posti disponibili in organico per l’anno scolastico 2020/2021, si è rivelato, insufficiente, discriminatorio, in contrasto con le direttive europee ed anticostituzionale poiché ha determinato ulteriore disparità di trattamento, ragion per cui ha deciso di avviare un ricorso le cui adesioni sono ancora attive. Il sindacato sottolinea che, nel procedere all’immissione in ruolo, degli IRC, non essendo state prese in considerazioni le posizioni utili, occupate nelle graduatorie regionali, così come avviene per gli insegnanti delle altre discipline, si è verificato, così come avvenne con le immissioni in ruolo del 2004, lo scavalcamento da parte di docenti che si trovavano in coda rispetto a chi era prima in graduatoria. Purtroppo questa è la prassi giuridica in quanto, per gli insegnanti di religione cattolica precari, non è prevista la possibilità di ottenere la mobilità da una regione all’altra e, addirittura, tra diocesi.

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