Docenti di religione precari, no alla reiterazione dei contratti a tempo determinato. La decisione della Cassazione

WhatsApp
Telegram

La Corte suprema di Cassazione emette una sentenza (n. rg. 11055/2017) che risolve, in via definitiva, la questione dell’illegittima reiterazione dei contratti a tempo determinato degli insegnanti di religione precari in servizio su cattedre libere e vacanti già in organico di diritto.

La sentenza si pronuncia in merito ai ricorsi sostenuti dal sindacato Snadir.

Il Giudice di primo grado (Tribunale di Viterbo) aveva già riconosciuto le ragioni dei ricorrenti, allo stesso modo anche la Corte d’Appello di Roma, ma l’Avvocatura aveva proposto ricorso in Cassazione, contestando tali decisioni favorevoli “… sostenendo che spettasse semmai ai ricorrenti addurre e comprovare la violazione delle regole speciali di reclutamento e l’esistenza di danno per la mancata stabilizzazione a ciò consequenziale…”.

Nel corso dei vari gradi di giudizio è stata contestata dai legali dello Snadir al Ministero la mancata indizione di concorsi triennali, come indicato dalla legge n. 186/2003. La Suprema Corte ha recepito tali difese affermando che non può ritenersi un successivo adempimento, da parte dell’Amministrazione scolastica, lo scorrimento di graduatoria di merito 2004 (D.L. n.126/2019 Art. 1-bis comma 3).

Gli Ermellini si richiamano anche alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 13 gennaio scorso (anche questa emessa su azione promossa dallo Snadir e dalla Federazione Gilda-Unams) che pertanto risulta essere un fondamentale traguardo circa il principio di non discriminazione posto a tutela dei docenti precari di religione e di tutti gli altri precari docenti della scuola pubblica.

La Corte di Cassazione, confermando la sentenza della Corte d’Appello di Roma, ha condannato il Ministero dell’istruzione anche a tutte le spese di giudizio.

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur