Docenti di potenziamento non sono insegnanti di serie B. Lettera


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inviata da Mario Bocola – Ai sensi del comma 68 della Legge n.107/2015 (legge composta da un solo articolo e
ben duecento commi) la normativa prevede che a decorrere dall’anno scolastico 2016/2017, con decreto del dirigente preposto all’ufficio scolastico regionale, l’organico dell’autonomia è ripartito tra gli ambiti territoriali.

Ne discende la formulazione dell’organico dell’autonomia che comprende l’organico di diritto e i posti per il potenziamento, l’organizzazione, la progettazione e il coordinamento, incluso il fabbisogno per i progetti e le convenzioni di particolare rilevanza didattica e culturale espresso da reti di scuole o per progetti di valore nazionale. Non esiste, quindi alcuna differenziazione tra organico di diritto e organico di potenziamento in
quanto tutti e due gli organici confluiscono in quello dell’autonomia. Il Dirigente Scolastico non può capoticamente assegnare un docente dell’organico di diritto spostandolo su quello di potenziamento, ma deve necessariamente seguire dei precisi criteri che vengono stabiliti dal Consiglio d’Istituto e successivamente deliberati dal Collegio dei Docenti.

Se gli organi deliberanti approvano progetti legati all’ampliamento dell’offerta formativa rientranti nel PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa), allora il Dirigente Scolastico può prendere la decisione di
quali docenti assegnare alle classi e quali affidare all’organico di potenziamento. Lo spirito della legge non vuole assolutamente “punire” i docenti ma valorizzarli secondo determinati criteri stabiliti dagli organi collegiali. Ad alimentare questi dubbi e questo clima di incertezza sono spesso i rapporti tra i docenti e i genitori degli alunni che creano condizioni di dissapori, in quanto, soprattutto i genitori vogliono “ficcanasare” nell’operato del docente, dettando addirittura legge e se non vengono
“accontentati” vanno a rapportare le loro rimostranze al Dirigente Scolastico, il quale per togliersi dagli “impicci” prende la decisione di sanzionare il docente, punendolo, spesso, senza motivo o additandolo per cose che non ha detto né tantomeno fatto.

Tutto questo trova la sua ratio dove? In un’altra legge iniqua che è la “legge
Brunetta” che ha irrobustito i poteri dei Dirigenti scolastici dando loro la facoltà di sanzionare i docenti che compiono infrazioni legate al codice di comportamento dei pubblici dipendenti. Si ricorda che il docente nell’esercizio delle sue funzioni, è considerato un pubblico ufficiale e, quindi, non può essere soggetto a discredito e dileggio da parte dei genitori, che vogliono ottenere le cose “per forza”. Si ribadisce, quindi, che il docente di potenziamento deve necessariamente essere salvaguardato
come persona e come pubblico dipendente. Tuttavia nell’anno appena trascorso questa figura del docente di potenziamento è stata sfruttata per supplenze per la sostituzione di docenti assenti, oppure per compiere mansioni che non rientravano nel suo profilo professionale. Si spera che questa figura di “potenziatore” vada inserita nell’ottica di una risorsa aggiuntiva per la scuola.

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