Docenti della formazione professionale esclusi dal concorso riservato secondaria. Lettera

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inviata da Sara Carnelos La scelta relativa alle disposizioni urgenti in materia di reclutamento del personale della scuola secondaria attraverso un concorso straordinario per rispondere alla carenza di personale docente nelle scuole secondarie riservata al personale che per 3 anni scolastici abbia svolto per ciascun anno 180 giorni complessivi di servizio, oppure abbia prestato servizio senza soluzione di continuità dal primo febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale nelle scuole statali, risulta essere iniqua per chi ha maturato servizio nei percorsi IeFP attuati dalle Regioni esclusivamente con pubblici finanziamenti e nelle scuole paritarie.

Per una semplice ragione che i docenti che al momento insegnano nella scuola statale in virtù dei punteggi riconosciuti dallo Stato nelle graduatorie pubbliche contraendo contratti al 31 agosto o al 30 giugno avendo anche dieci anni di esperienza mista verrebbero discriminati, esclusi dal concorso riservato, il loro attuale datore di lavoro è lo Stato perciò lì devono essere stabilizzati. Non solo non parteciperanno al concorso riservato e dovranno ricorrere alle vie legali affinché venga riconosciuto loro il diritto, ma anche non avrebbero la possibilità di abilitarsi gratuitamente nonostante abbiano in corso una supplenza annuale o fino al termine delle attività scolastiche. Questo risulterebbe altamente discriminante e metterebbe già da subito nel caos il sistema macchinoso creato. Vi è il precedente del 2018, in cui non servivano 36 mesi in scuola statale, ma vi era riconosciuto appieno il servizio nelle scuole paritarie e nei percorsi IeFP.

E’ chiaro che balza all’occhio l’incongruenza evidente, 10 anni in insegnamento o più in scuole del sistema scolastico nazionale, contro nemmeno un anno e mezzo in scuola statale (da febbraio a giugno per 3 anni). E’ chiaro che a rimetterci sarebbero gli studenti che avranno docenti stabilizzati con meno anni di esperienza in scuole controllate dalle regioni o di natura cattolica e, dunque, molto serie. E’ evidente la discriminazione, lo vedrebbe il Tar, i giudici del lavoro. Gli allievi non vedrebbero più in cattedra i loro insegnanti. Professori con molta più esperienza di chi ha solo 15 mesi effettivi.

I nostri politici ai tavoli tecnici, hanno la possibilità di migliorare l’accordo ingiusto per troppi insegnanti, per evitare di far saltare il sistema macchinoso così creato, che lascia fuori personale preparato e titolato.

In tutto il Paese si stanno raccogliendo firme per evitare le discriminazioni.

Coloro i quali ricoprono le più alte cariche, i politici delle svariate compagini, avranno modo di agire equamente in rispetto della normativa italiana e del lavoro decennale degli insegnanti con gli studenti di tutta Italia.

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