Docenti del Sud “fateci prima rientrare. Vogliamo precedenza su assunzioni”

di Elisabetta Tonni
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Evelin Zarba, una docente trasferita al Nord, a Milano, con la legge 107, ha una richiesta precisa: tenere in sospeso le nuove immissioni in ruolo al Sud per consentire, con la mobilità, il rientro nei luoghi di origine per i docenti che stanno lavorando lontano dalle loro case e famiglie.

Ha dato vita, assieme ad altri docenti vittime della 107, al “Gruppo mobilitati ragusani”, un comitato spontaneo di circa 200 persone che sta raccogliendo fondi per costituirsi ufficialmente come rappresentanza. Al momento tutti loro si tengono in contatto con whatsapp e interagiscono con molti altri gruppi esistenti sui social. Evelin Zarba ci tiene a precisare che non c’è alcun legame con la politica, anche se a volte rivendica di fare il lavoro che spetterebbe ai sindacati. Recentemente una loro rappresentanza ha chiesto e ottenuto un incontro con il sottosegretario al Miur, Salvatore Giuliano, per proporre un piano di rientro.

Evelin, che cosa avete detto al Sottosegretario?

Che ci dia la possibilità di tornare a casa.

E come? Siete tanti.

I numeri li ha il Ministero e li hanno i sindacati. Non li possiamo fornire noi. Abbiamo invece fornito alcune soluzioni: prima fra tutte, dare la precedenza alla mobilità sulle nuove immissioni in ruolo.

Non teme l’ira dei colleghi in attesa del tempo indeterminato?

Certo comprendiamo benissimo la loro posizione. Ci siamo passati anche noi, ma non dicevamo mai agli altri insegnanti: ‘avete scelto volontariamente; restatevene al Nord’; capivamo la posizione di chi voleva rientrare. Noi ora proponiamo lo stesso ai colleghi: fateci prima rientrare. Oltretutto, quella della 107 è stata per noi una scelta obbligata. Inoltre, i colleghi che sono rimasti al Sud, a differenza nostra, non sono intrappolati al Nord; stanno con le loro famiglie. Se nel frattempo si riuscisse ad attuare il tempo pieno al Sud e a creare classi che non siano pollai, ci sarebbero i posti per tutti.

Da quanti anni insegna a Milano?

Per me questo è il terzo anno, ma so di colleghi che sono fuori casa da 10 e anche 14 anni. Non stiamo parlando i giovani ventenni, ma di adulti di oltre quaranta anni. Nella maggior parte dei casi hanno situazioni familiari già strutturate che difficilmente possono essere modificate. Per mio marito, per esempio, non sarebbe possibile trasferirsi. Oltretutto a Milano non ho parenti e conoscenti, cioè viene a mancare tutta quella rete sociale e familiare su cui fare conto anche nelle difficoltà quotidiane. Ho pensato anche a trasferire la mia famiglia, ma non è così facile come a dirsi.

La risposta del sottosegretario Giuliano?

E’ stato persona gentilissima, molto disponibilee. Sinora non c’era stata nessuna apertura nei nostri confronti; ora invece abbiamo visto una reale volontà di cambiamento. Si vuole davvero sanare quello che è successo con la 107: una spedizione dei docenti in tutta Italia come pacchi postali. Salvatore Giuliano, da uomo di scuola conosce tutti i disagi di chi lavora fuori sede. Anche le dichiarazioni di Bussetti hanno confermato che la 107 ha creato un obbligo e non una scelta. La questione ora si deve risolvere.

La vede così facile?

C’è anche la strada della conversione dei titoli su sostegno. Al di là dei numeri che si leggono qua e là, sul sostegno c’è una necessità reale; molti colleghi del sostegno si spostano sul posto comune. Sulla conversione del titolo, il sottosegretario si è detto disponibile. Abbiamo chiesto anche di poter convertire i nostri titoli in titoli pertinenti, facenti riferimento alla stessa classe di concorso. Si tratta dello spostamento su un titolo affine. Questo ci darebbe una possibilità in più. Il Governo conosce le misure da adottare: trasformazione delle cattedre da organico a diritto; mobilità al 100 per cento. Ci siamo affidati alle mani sapienti del Sottosegretario.

Lei parla del ruolo sul sostegno anche senza specializzazione?

Sì, certo. Per quelli che hanno il ruolo e non hanno il titolo per il sostegno, chiediamo che si possano specializzare con dei corsi. Specializzarsi sul sostegno è sempre utile, anche per i tanti passaggi dei colleghi di sostegno su posto comune.

Basterebbe a sanare la situazione di chi è stato spedito lontano?

Non si tratta di numeri così esagerati. In sicilia sono 8.000 docenti fra tutte le classi di concorso. Non è un esercito. A Ragusa saremo magari un centinaio; sicuramente non arriviamo neanche a 500; quindi non si tratta di grandi cifre. Se c’è la volontà, la soluzione si trova. Se si fa un buon piano assunzionale, nel giro di uno o due, massimo tre anni, questi docenti si possono sistemare.

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