Docenti costretti a riordinare biblioteca entro il 30 giugno, come difendersi

di redazione
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Comunicato dell’Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante – A questa associazione giungono dai colleghi ancora impegnati nella dirittura di arrivo di anno scolastico segnalazioni di varia natura, spesso corredate di richieste di chiarimenti o di consigli sul da farsi.

Fra le tante notizie ci ha colpito quella di una circolare del Dirigente di una scuola milanese, indirizzata ai docenti verso la metà di giugno.

Non ci interessa, beninteso, polemizzare col Capo di Istituto, anzi per delicatezza ometteremo riferimenti testuali alla circolare, il cui contenuto riassumiamo di seguito solo perché ci sembra emblematico di una situazione, del resto notoria, che il lettore percepirà immediatamente appena iniziata l’amena lettura.

Il curioso documento si auto-qualifica, in oggetto, quale puntuale esecuzione di una delibera del Consiglio d’Istituto.

Tale delibera – varata all’unanimità, precisa il testo – prevede che entro il giorno 30 giugno tutti (sottolineamo tutti) i docenti non impegnati negli esami e nei corsi di recupero si occupino della biblioteca scolastica collaborando a 1) cancellare dall’inventario i libri obsoleti e 2) eliminare i medesimi. Considerando la distinzione fra le due operazioni (quella squisitamente intellettuale di decidere quali siano i testi  datati o deteriorati e quella materiale di toglierli di mezzo) ci siamo chiesti se davvero il Consiglio d’Istituto, suffragato dal Dirigente, abbia inteso prescrivere a tutto il Collegio questi incombenti così lontani dalle mansioni tipiche della nostra professione. Il prosieguo della circolare invero non ci conforta, perché vi leggiamo che i docenti delle materie di laboratorio dovranno anche collocare (sic) i testi utilizzabili negli armadi dei laboratori.

Non siamo cultori dell’otium nel senso classico (“O Melibeo, quest’ozio è dono del dio!”…) e neppure disprezziamo il lavoro manuale (“Nel mezzo, vile meccanico!”), neppure quello umile di riordinare gli scaffali. Soltanto, ci chiediamo sulla base di quale normativa, di quale buon senso, di quale visione di scuola e di vita, un Dirigente, di conserva con un catafratto CdI, possa intimare agli insegnanti l’espletamento di incombenze – di natura intellettuale o facchinesca che siano – non programmate dal Collegio Docenti, ma decise lì per lì e calate dall’alto all’unico scopo di costringere ad uno sterile atto di presenza che si prolunghi fino alla fatale data del 30 giugno.

Ci chiediamo anche quale sottile piacere abbia percorso gli spiriti della componente studentesca del Consiglio al pensiero di concorrere alla punizione di quei seccatori dei suoi insegnanti, e quale forma di godimento abbiano provato anche i genitori Consiglieri al pensiero che, finalmente, quei boriosi fannulloni, magari pure stretti di voti coi loro pargoli, avrebbero smesso di usufruire dei mitici e scandalosi tre mesi di vacanza …  Non ci chiediamo un bel  nulla, invece, circa la componente docenti i cui membri hanno condiviso l’ukase del Dirigente-Mandarino: troppe ne abbiamo viste e sentite a proposito di supino servilismo.

Come poi sia andata a finire davvero, onestamente non sappiamo: nelle more degli Esami di Stato abbiamo perso di vista la cosa. Se i docenti della scuola milanese abbiano sistemato con la dovuta diligenza i libri della biblioteca o se si siano dimostrati approssimativi e riottosi, e dunque meritevoli di ulteriori gravose misure. Quello che sappiamo è che la circolare esiste –  l’abbiamo letta – e testimonia con chiarezza una cosa, e cioè che gli insegnanti nella scuola italiana sono res nullius, massa dannata esposta a tutti gli arbitri: quelli  dei loro studenti, quelli delle variopinte componenti degli Organi collegiali, e infine quelli, ça va sans dire, di Sua Maestà il Dirigente. Il Ministro Bussetti, che ha recentemente parlato di “ridare centralità al ruolo degli insegnanti” cortesemente ne prenda nota.

Il presidente Angelo Ruggiero
Il responsabile della comunicazione Alfonso Indelicato

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