Docenti contestano il punteggio e il collocamento sulla graduatoria, Cassazione: cause vanno in Tribunale, no al Tar

Per la Corte di Cassazione (Sezioni Unite Civili, Sentenza 20 febbraio 2020, n. 4318) quando un docente contesta un atto di “micro organizzazione” adottato dal Miur che agisce come datore di lavoro, bisogna rivolgersi al Tribunale, confermando che quando sono in ballo i “diritti soggettivi” dei docenti bisogna rivolgersi al Tribunale (al Tar solo per gli “interessi legittimi”).

La vicenda

Due docenti, assunti a tempo indeterminato a seguito della procedura di assunzione prevista dalla L. 107/2015 (art. 1, c. 98, lettera c), precisavano di aver partecipato nell’a.s. 2016-17 alle procedure di trasferimento e mobilità disciplinate dall’ordinanza n. 241 dell’8/4/2016 del MIUR, quindi chiedevano al Tar l’annullamento di tale ordinanza nella parte in cui non consente, ai fini del punteggio necessario per partecipare alla procedura, la valutazione del servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie.

Tar e Consiglio di stato hanno negato la giurisdizione

Il Tar ha dichiarato che i docenti avrebbero dovuto rivolgersi al giudice ordinario (Tribunale), poiché l’ordinanza impugnata è un atto di “micro organizzazione” adottato dall’amministrazione nell’esercizio dei poteri datoriali (art. 5 D.Lgs. 165/2001). Il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del Tar: un suo precedente (n. 2107 dell’8/5/2017) aveva negato la giurisdizione del Tar per un caso analogo, e ciò sul presupposto che l’ordinanza MIUR, recante la disciplina della mobilità dei docenti per l’a.s. 2016/2017, è un atto di gestione del rapporto di lavoro di natura “privatistica”, rispetto al quale non sono configurabili situazioni di interesse legittimo, rispetto alle quali sarebbe competente il Tar.

Quando la scuola pubblica agisce come datore di lavoro “privato”

Nell’ambito delle procedure di mobilità del personale docente, le stesse Sezioni Unite hanno qualificato come diritto soggettivo l’interesse pregiudicato dalle decisioni assunte in esito a procedimenti riconducibili all’esercizio dei poteri del privato datore di lavoro, quindi la pretesa giudiziale del docente non deve essere prospettata come richiesta di annullamento di un atto amministrativo (Sezioni Unite, 27/12/2011, n. 28800).

Il diritto al collocamento nella giusta posizione nell’ambito della graduatoria

Nella fattispecie esaminata dalle Sezioni Unite, l’ordinanza era intervenuta a disciplinare le modalità di applicazione e di svolgimento delle procedure di mobilità, come definite dalla contrattazione collettiva integrativa nazionale: tanto la natura privata del procedimento di mobilità quanto il contenuto dell’ordinanza che la disciplina non consentono di individuare interessi legittimi (giudicabili dal Tar), configurabili soltanto in correlazione con l’attività autoritativa dell’amministrazione (in tal senso, Cass. n. 8821/2018, cit.). I docenti contestavano un atto di gestione delle graduatorie, incidente in via diretta sulla posizione soggettiva degli interessati e sul loro diritto al collocamento nella giusta posizione nell’ambito della graduatoria medesima, con la conseguenza che la giurisdizione spetta al giudice ordinario (Tribunale), che dovrà valutare la sussistenza del diritto del singolo docente al maggior punteggio rivendicato, eventualmente previa disapplicazione dell’atto amministrativo che detto punteggio potrebbe precludere.

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