Docenti con 36 mesi servizio, Coordinamento precari Bologna: assunti come insegnanti GaE

di redazione
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Comunicato Coordinamento dei precari e delle precarie della scuola di Bologna – Come quelli che l’hanno preceduto, anche il governo attualmente in carica non ha mancato l’occasione di intervenire sulla riforma del reclutamento docenti: la legge di Bilancio 2019, in particolare nell’art.1 dai commi 792 al 795, contiene infatti importanti modifiche alla legge 107/2015 (la cosiddetta Buona Scuola), con riferimento specifico al D.Lgs. 59/2017.

Dalla primavera del 2014 che non esiste un percorso che porti a un’assunzione a tempo indeterminato per i docenti della scuola secondaria e ciò è aggravato dalla constatazione che modifiche così significative non siano state oggetto di una discussione peculiare, ma vengano pensate all’interno della programmazione economica per l’anno appena iniziato.

Ciò è indice del fatto che, ancora una volta, una riforma dell’istruzione è veicolata da aspetti puramente economici denotando, al netto delle retoriche, la mancanza da parte del presente governo di una visione ampia della scuola e dell’educazione.

Tagliare sulla scuola è una scelta e non una necessità.

Nella legge di Bilancio si continua a non affrontare la questione fondamentale e trasversale della stabilizzazione del precariato della scuola italiana, che può avvenire soltanto trasformando l’organico di fatto in organico di diritto. Ancora una volta si dà credito alla visione secondo la quale un docente a tempo determinato costa meno; di conseguenza conviene allo Stato mantenere quanto più possibile una rilevante sacca di precariato.

Di seguito alcune considerazioni in merito ad alcuni aspetti della riforma.

  • I docenti precari che hanno maturato tre anni di servizio

Entrando nel merito, risultano degradati più delle altre categorie i precari e le precarie con tre anni di servizio.

Risultava già inaccettabile che il concorso previsto dalla legge 107 fosse selettivo. Adesso la situazione ci sembra oltremodo peggiorativa: attualmente si prevede infatti la sostituzione di un percorso riservato con una procedura di inserimento progressivo dei docenti precari, riservata tuttavia soltanto a una percentuale minima di posti (il 10%) e prevista unicamente per la prima sessione.

Sia la “Buona Scuola” che l’attuale legge di Bilancio non tengono in considerazione la normativa europea 70/1999, secondo la quale dopo tre anni di servizio i lavoratori precari hanno diritto a essere assunti a tempo indeterminato.

Inoltre, ulteriore novità rispetto alla legge 107/2015, dopo la prima tornata concorsuale anche coloro che avranno maturato tre anni di servizio dovranno, al pari di tutti gli altri, possedere i 24 cfu come prerequisito per accedere al concorso.

  • Prerequisiti di accesso al concorso

Nonostante i proclami settembrini, il prerequisito del possesso dei 24 cfu nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie didattiche rimane ed è rafforzato: esso infatti sarà necessario per ogni partecipante al concorso e dal secondo ciclo anche per coloro che sono in possesso dei tre anni di servizio.

Ci avevano illuso che l’acquisizione di tali crediti non fosse necessaria, da come si era evinto da una sua intervista, ministro Bussetti, a Repubblica Tv del 12 settembre 2018. Inoltre da mesi le università statali hanno ridotto o chiuso totalmente le procedure di riconoscimento e acquisizione.

Per quanto l’attuale governo si continui a presentare come quello del cambiamento, ha tuttavia confermato la tangente dei 24 cfu pagata da aspiranti e fiduciosi docenti, forse come indennizzo per le università a cui molto altro è stato tagliato?

  • Prove d’accesso

Riguardo tale tematica, un forte peggioramento riscontrato è dato dal nuovo limite posto agli aspiranti rispetto alle prove d’accesso: sarà possibile sostenere le prove per un’unica classe di concorso per ordine di scuola. La modifica della legge di Bilancio non tiene conto della riforma delle classi di concorso del 2016 (D.P.R. 19/2016), la quale prevede che la maggior parte dei titoli di laurea si colleghino a più classi di concorso; la nuova norma calpesta quindi il diritto degli aspiranti a partecipare a tutti i concorsi ai quali hanno diritto perché in possesso dei requisiti.

  • diritto a poter concorrere per tutte le classi di concorso per cui ci si è formati viene leso con la motivazione che ciò «comporta una riduzione del costo della procedura concorsuale» (commi 792 e 794 dell’articolo 1 della legge di Bilancio). In un documento in cui ogni intervento appare sostenuto solo da ragioni economiche, anche questa “innovazione” risponde alla medesima filosofia, cioè il risparmio.

Quest’ottica è inaccettabile, considerando il peso che ha la scuola per la crescita socio-economica del Paese.

  • In caso di superamento delle prove

Secondo quanto previsto, i vincitori accederanno all’anno di prova, ma non verrà stilata una graduatoria di idonei non vincitori. Coloro che supereranno le prove, che quindi avranno ottenuto l’abilitazione, ma non avranno vinto un posto, che posizione andranno ad occupare?

  • assurdo che non si garantisca un percorso verso l’assunzione per chi ha già dimostrato di avere i requisiti necessari.
  • La formazione

Essa è un aspetto pressoché assente nella riforma. Pur continuando a nominare il percorso di reclutamento come “formativo”, non si fa mai nemmeno cenno a nessun tipo di formazione per i docenti che hanno superato il concorso. L’unico aspetto che abbiamo sempre riconosciuto di positivo alla legge 107 era il fatto che prevedesse, dopo la selezione, un percorso di formazione pagata dallo Stato, pur essendo economicamente assolutamente insufficiente. Il decreto attuale segnala solo i tagli, ma non dà risposte su eventuali modalità e processi formativi.

E quali sono le ragioni dell’assenza di un adeguato percorso di formazione?

  • L’anno di prova e la titolarità

Si ritiene senza dubbio positivo che dopo l’anno di prova, per il quale è stata ripristinata la possibilità di ripeterlo una seconda volta, si ottenga una titolarità non più su ambito, ma su scuola. Tuttavia non si condivide l’imposizione di un vincolo di quattro anni rispetto alla scuola ottenuta: si crede infatti che tale elemento non solo leda la libertà dei lavoratori e delle lavoratrici, ma non abbia anche alcuna utilità nei fatti, dato che le modalità di trasferimento all’interno del sistema statale sono già regolamentate.

Si afferma che la mobilità dei docenti infici la continuità didattica, dimenticandosi che il fattore principale della mancanza di continuità è il precariato.

  • Il sostegno

La trasformazione del percorso di reclutamento basata su ragioni economiche non lascia spazio a un discorso importante e complesso quale la formazione degli insegnanti di sostegno, per cui ci attendiamo un provvedimento chiarificatore in tal senso.

Non si può non ribadire che senza un aumento cospicuo dell’organico di diritto, l’esigenza di garantire un adeguato supporto ai soggetti più fragili non può essere colmata.

Riproporre un percorso di formazione specializzato per gli insegnanti di sostegno può essere di sicuro un aspetto positivo. Tuttavia occorrerebbe pensare a un canale privilegiato per coloro che hanno già ricoperto un incarico nei precedenti anni, considerando l’attuale carenza di organico.

L’altissimo numero di precari che ricoprono posti sul sostegno richiede una pronta risposta in merito alla formazione e all’assunzione di personale docente specializzato.

In sintesi chiediamo

Una regolarizzazione dei precari che abbiano maturato tre anni di servizio attraverso un concorso riservato non selettivo e che tale diritto sia garantito in maniera continuativa fino alla stabilizzazione di tutti i precari della scuola. Pertanto rivendichiamo che le graduatorie d’istituto di III fascia si trasformino in graduatorie provinciali con l’eliminazione del limite delle 20 scuole e che, una volta maturati tre anni di servizio, si possa accedere al ruolo (sul modello delle attuali Graduatorie ad esaurimento).

Una risposta ai precari va data.

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