Docenti con 36 mesi di servizio: forse non siamo tutti bravi, ma dateci la nostra possibilità, la meritiamo. Lettera


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Vi voglio raccontare la mia esperienza.

In questo lungo percorso – in attesa di poter raggiungere finalmente un posto che sia il mio, in cui poter costruire qualcosa, smettendo di saltare da una scuola all’altra – ci sono stati alcuni episodi che hanno segnato la mia storia.

Fondamentali i due anni in cui non sono riuscita a fare i 180 giorni, una volta ne mancavano nove, l’altra circa venti. Quest’ultima grazie ad un collega, di quelli che amano fare i furbi e aggirare le regole, che ha fatto pressione per far interrompere la continuità didattica alla titolare della cattedra. Giorni che mi sono costati il diritto di poter partecipare al PAS, avevo due anni interi e due incompleti. Tutte le supplenze brevi già svolte non avevano nessun valore.

Ci sono stati colleghi che, nella mia stessa situazione, grazie ad un ricorso si sono iscritti al PAS (e grazie al concorso NON selettivo 2018 sono di ruolo o in attesa di averlo).

A me di fare ricorso non sarebbe mai venuto nemmeno in mente “le regole sono quelle, non mi spetta, non lo faccio”, in realtà di ricorsi non avevo nemmeno mai sentito parlare, sono cose che ho imparato poi.

Il punto è che, ovviamente, non mi iscrivo, non posso e penso “prima o poi arriverà anche il mio turno”. Invece TFA per la mia materia non se ne vedono, non se ne sono mai visti, spero in un nuovo PAS, ma niente. Posso solo aspettare.

Al concorso per abilitati del 2016, gli ITP non abilitati fanno e vincono un ricorso per potervi accedere, con la motivazione che non c’è mai stato un regolare percorso abilitante.

Svolgono quindi le prove suppletive e passano quasi tutti, gente che non aveva nemmeno mai visto una scuola, di colpo passa di ruolo o entra in graduatoria di merito, tutto grazie ad un ricorso.

In seguito c’è il boom di ricorsi ITP. Ricorsi di ogni tipo: per partecipare al concorso 2018, per essere inseriti in seconda fascia, per essere inseriti in GAE, …

Cosa faccio io? Spaventata all’idea di rimanere un’altra volta indietro li faccio tutti, spendo un sacco di energie mentali e di soldi.

Scelgo il ricorso giusto (forse) e vengo ammessa in seconda fascia con riserva. Tanti altri, con lo stesso tipo di ricorso, sono ingiustamente rimasti fuori ed io lo vivo come “un privilegio ingiusto”.

Svolgo quindi un anno di servizio con riserva, quando avrei lavorato tranquillamente e sullo stesso posto dalla terza; del resto ormai sono prima in graduatoria. In seguito scoprirò che, forse, non potrò farlo valere al futuro aggiornamento delle graduatorie.

Mi dico “va beh sono io che sono un po’ sfortunata e un po’ ingenua” e anche che “prima o poi avrò la possibilità anche io, quella vera, regolare, senza ricorsi, solo perché mi spetta”, la possibilità, non il posto eh, sia chiaro.

È il 2019, sono contenta, l’anno prossimo ci sarà il concorso. Dicono che sarà a crocette e di questo, invece, non sono molto entusiasta: “che ne sa una crocetta di come lavoro, di che tipo di insegnante sono, del mio impegno, della mia passione?”

Però è una chance quindi va bene, le voci diventano legge, guardo il programma e penso: “Ah ci fanno studiare ancora queste cose? A scuola molte non si insegnano più da 20 anni! Invece di quello che studio da anni, per poter fare bene il mio lavoro, c’è poco e non mi servirà a nulla perché al ministero non hanno nemmeno aggiornato il programma!”

Ma poi penso che non importa, studierò perché “il concorso ci sarà, è la mia occasione”.

Quindi compro libri, mi iscrivo a corsi, ma non ho tempo di studiare perché la scuola, il lavoro vengono prima.

Nel frattempo quelli che io chiamo i concorsisti studiano già per l’ordinario. Io intanto lavoro e aspetto il bando.

Poi niente, lo sappiamo tutti, ci troviamo in mezzo ad un periodo storico tragico e inaspettato, mai passato dalle nostre generazioni, le cose importanti ora sono altre.

Noi insegnanti, precari compresi, continuiamo a lavorare, passiamo giorni ed anche alcune notti davanti al PC facendo videolezioni, in riunione con i colleghi, seguendo Webinar e rispondendo agli alunni anche il primo maggio.

In questo momento nessuno penserebbe a bandire concorsi e invece la ministra decide che i bandi devono uscire, ed escono: “Non è il momento, ma sono finalmente in Gazzetta ufficiale!”

Io, nonostante non apprezzi le modalità, nonostante la preoccupazione di ammalarmi, di non passarlo, di qualsiasi cosa, continuo a vedere la mia occasione e nel frattempo mi iscrivo ad un altro corso da tenere in standby per l’estate, perché adesso devo lavorare, non ho tempo di studiare.

Siamo ad oggi: oggi il concorso salta, ci faranno sapere nei prossimi giorni cosa hanno deciso, non salta del tutto, è rimandato, non è rimandato, devono trovare i fondi, non si capisce. Un’altra volta, di nuovo la mia occasione si allontana.

Sono stata prolissa, lo so. Vi ho raccontato la mia storia, che è una storia tra le tante, è la mia, è piccola e insignificante, ma è la storia di tanti.

A tutti quelli che dicono che ci siamo montati la testa, che pretendiamo un posto che non meritiamo, che la nostra possibilità l’abbiamo avuta e se non è andata bene è perché non siamo abbastanza bravi, che dobbiamo essere selezionati, ecco io a tutti voi dico che a me va bene tutto: basta che ci sia una decisione e che sia definitiva, perché così si sta giocando con le nostre vite. Con le vite di chi per la scuola sta dando tutto, da tanto tempo.

Non siamo tutti bravi, non ci mettiamo tutti passione nello stesso modo, è innegabile, ma dateci la NOSTRA possibilità, la meritiamo.

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