Concorso, Anief: per docenti con 3 anni di servizio 50% posti

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Comunicato Anief – Inutile un nuovo concorso per titoli con colloquio. Anief chiede agli altri sindacati di sensibilizzare il Parlamento perché, dopo l’approvazione della legge di stabilità che ha abolito il concorso riservato, con un’azione comune possano essere, da deputati e senatori,approvati gli emendamenti da noi suggeriti e pensati persino dal Presidente della VII Commissione del Senato sulla trasformazione dei contratti a termine.

L’occasione è multipla, tra decreto legge semplificazione, disegno di legge europea e concretezza, e disegno di legge su abolizione degli ambiti e della chiamata diretta.

Finalmente anche gli altri sindacati si accorgono del problema dei precari con 36 mesi, ma sbagliano ancora una volta nella ricerca di una soluzione già bocciata, la proposizione al Governo di normare una soluzione analoga al concorso abilitati del 2018 per il Consiglio di Stato incostituzionale, senza parlare di quella stabilizzazione che Anief sostiene da tempo insieme al reclutamento dalle graduatorie di istituto con l’estensione del doppio canale. E come il giovane sindacato ha ribadito di recente attraverso la richiesta alla VII Commissione del Senato di 25 emendamenti alla proposta Granato di “Modifiche alla legge 13 luglio 2015, n.107, in materia di ambiti territoriali e chiamata diretta dei docenti”. Ma anche con le richieste di adozione della Legge Europea sulla stabilizzazione del personale, formulate in audizione, alla XIV Commissione del Senato in merito all’esame del provvedimento As 82. Oltre che con richieste di modifica al disegno di legge Concretezza approvato dal Senato e in corso di esame (AC 1433) presso la Camera. Perché il futuro professionale di decine di migliaia di insegnanti precari con almeno tre anni di servizio non può passare per il concorso ordinario, aperto a tutti i laureati, o riservato. Le richieste sulla stabilizzazione sono più che lecite, tanto che ora il governo giallo-verde fa sapere che potrebbe ancora ripensarci e verificare se sia possibile aprire ad una fase di stabilizzazione. La possibile apertura si evince dalle parole del senatore Mario Pittoni che in questi giorni, scrive Orizzonte Scuola, ha cercato di rassicurare proprio i docenti con oltre 36 mesi di supplenze alle spalle, “ribadendo che sui precari non c’è nessuna decisione definitiva, alludendo probabilmente all’eventuale concorso riservato o, comunque, ad una fase transitoria che porti all’assunzione di tali docenti senza dover affrontare il concorso ordinario, considerata l’esperienza maturata dagli stessi. Il Miur – ha concluso Pittoni – sta approfondendo la questione”. La maggioranza ha la possibilità di risolvere subito la questione approvando uno degli emendamenti presentati ai decreti o disegni di legge all’esame delle commissioni parlamenti come suggerito fa Anief.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Bisogna evitare che la denuncia 4231/2014, pendente presso la Commissione europea, si trasformi in procedura d’infrazione sulla violazione dell’Italia della normativa comunitaria dei contratti a termine.

Ci sono ancora delle speranze per l’apertura al doppio canale di reclutamento e al superamento della nuova linea governativa del concorso come canale unico di assunzioni a tempo indeterminato: diverse decine di migliaia di docenti precari con tre annualità di servizio, anche non continuativo, su posto comune o di sostegno, nel corso degli otto anni scolastici precedenti, potrebbero in tal caso non più obbligatoriamente partecipare al concorso ordinario per poter vedersi immessi in ruolo.

Ancora di più perché ad oggi l’unico vantaggio per questa categoria di precari, il cui operato ha permesso di portare avanti la didattica in modo regolare, risulta davvero risibile: la legge di bilancio 2019 prevede solo che possano partecipare alla procedura concorsuale senza conseguire i 24 Cfu, accedendo direttamente alle prove con la sola laurea, sempre se comprendente un piano di studi idoneo per l’accesso alla relativa classe di concorso. La stessa legge di bilancio 2019, per i docenti di lungo corso, dispone che abbiano riservato il 10% dei posti, una percentuale quasi simbolica che, alla luce dell’altissimo numero di insegnanti che vivono questa situazione, non ha bisogno di commenti ulteriori.

Per ovviare nell’immediato al problema, Anief ha chiesto, proprio in questi giorni, di introdurre una specifica modifica al decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, il cosiddetto decreto Semplificazioni, attraverso un’audizione tenuta presso la I Commissione Affari Costituzionali del Senato: il giovane sindacato ha chiesto, a tal proposito, di andare a rivedere il comma 2 dell’articolo 10 del decreto Semplificazioni, sostituendo all’articolo 1, comma 792 della legge di bilancio 2019, lettera o), punto 2, le parole “10 per cento” con “50 per cento”.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “con la metà di posti del contingente da immettere in ruolo riservata al personale non abilitato ma con anni di esperienza alle spalle e in altissima percentuale attualmente impegnato per la copertura delle supplenze annuali o al termine delle attività didattiche, si andrebbe a sanare la situazione senza sbocchi professionali, venutasi a determinare con la soppressione del concorso loro riservato, così come previsto dall’art. 17 del decreto legislativo n. 59/2017 della Buona Scuola. L’estensione della quota di posti riservata risulta provvidenziale. Come abbiamo evidenziato nelle motivazioni all’emendamento sulle procedure di reclutamento del personale docente con 36 mesi di servizio. Ma anche nella stessa Legge Europea”.

Una legge, quest’ultima, con cui si stabilisce, se fosse approvato l’emendamento proposto, che gli stati nazionali devono provvedere alla “conversione automatica del contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre una data precisa”, ovvero 36 mesi anche non continuativi qualora stiano operando su posto vacante e disponibile. Un concetto espresso, alcune settimane fa, anche dalla Decima Sezione Corte di Giustizia Europeache, richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ricordato come gli stati membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori.

“Qualsiasi altra soluzione – continua il professor Pacifico – con l’indizione di nuovi concorsi riservati, comprendenti prove aggiuntive, per il nostro sindacato non può essere presa in considerazione. Perché non farebbe altro che creare ulteriori illusioni ad una categoria di insegnanti che necessita ora invece di certezze, attraverso soluzioni concrete e fattibili. Tra l’altro, continuare sulla strada dell’indifferenza porterebbe lo Stato italiano verso una sempre più probabile condanna, perché ormai ci sono ancora più elementi utili a trasformare la denuncia Anief 4231/2014, pendente presso la Commissione europea sulla violazione dell’Italia della normativa comunitaria dei contratti a termine, in procedura d’infrazione”.

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