Docenti comunisti e buono scuola

di Lalla
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di A. Lalomia – Nel discorso del 7 maggio 2011 al Palasharp di Milano, il Presidente del Consiglio ha ribadito la tesi che la scuola pubblica è condizionata dalla presenza di docenti comunisti, i quali impongono libri altrettanto di sinistra. Di qui il dovere dello Stato, ha fatto intendere il premier, di concedere alle famiglie buoni scuola per inviare i loro figli negli istituti privati.

di A. Lalomia – Nel discorso del 7 maggio 2011 al Palasharp di Milano, il Presidente del Consiglio ha ribadito la tesi che la scuola pubblica è condizionata dalla presenza di docenti comunisti, i quali impongono libri altrettanto di sinistra. Di qui il dovere dello Stato, ha fatto intendere il premier, di concedere alle famiglie buoni scuola per inviare i loro figli negli istituti privati.

Al di là dell’uso poco felice della formula ‘scuola pubblica’ (1) , si deve purtroppo constatare, ancora una volta, che vengono rivolte pesanti accuse di appartenenza ideologica anche a chi non ha avuto e non vuole avere niente a che fare con il comunismo (2).

Nella scuola pubblica italiana insegnano decine di migliaia di docenti che non sono di sinistra e non mi sembra azzardato ritenere che molti di loro abbiano votato, nelle ultime elezioni politiche, per l’attuale esecutivo.

Perché continuare a fare di ogni erba un fascio ?

Perché trattare male i propri elettori e coloro i quali guardano ai partiti della maggioranza con interesse ma che, a quanto pare, hanno ‘la sfortuna’ di lavorare in una scuola pubblica?

Se si persiste a considerare questi docenti come dei nemici del Paese, è troppo pensare che almeno una parte di loro potrebbe cambiare idea alle prossime elezioni legislative? Ed è troppo pensare che i risultati non brillanti conseguiti dai partiti di governo nel primo turno delle amministrative di maggio 2011 dipendano anche dal clima di caccia alle streghe che si è tentato di creare durante la campagna elettorale? A chi hanno giovato le cadute di stile e la radicalizzazione dello scontro voluto da alcuni esponenti dell’esecutivo ? Mi sembra che i dati parlino chiaro.

Quanto al buono scuola, credo che si debba concedere solo in base a precisi parametri, quali ad esempio il reddito complessivo del nucleo familiare e il comportamento del ragazzo e della sua famiglia. Per gli allievi bocciati più volte anche a causa della disciplina e per famiglie con carichi penali o che comunque hanno dimostrato scarso rispetto per la legalità e per i valori morali irrinunciabili, riterrei quantomeno inopportuna la concessione del buono, indipendentemente dal reddito. Non si possono regalare soldi a chi, pur appartenendo ad una fascia sociale disagiata, conosce soltanto il linguaggio della volgarità e della violenza, anche perché spesso è proprio questo il modello educativo proposto dalla sua famiglia.

Niente elargizioni a cascata, quindi. Bisogna valutare caso per caso.

Nello stesso tempo è necessario introdurre al più presto nelle scuole regole ferree di repressione della devianza giovanile, dando una buona volta piena attuazione al principio secondo cui il docente è un pubblico ufficiale e qualunque atto lesivo della sua dignità e della sua sicurezza posto in essere da allievi o da genitori deve essere sanzionato penalmente, con misure restrittive della libertà personale del reo (anche se minorenne).

La rivalutazione del voto di condotta promossa dal Ministro dell’Istruzione è un provvedimento che si auspicava da anni. Con certi soggetti, temo però che questa risposta non basti, come risulta tra l’altro dal convegno “I rischi in ambito scolastico: il bullismo e il mobbing”, svoltosi a Roma il 17-05-11.

Note

(1) V. “Buono scuola anche per chi va nei diplomifici ?

Sulle ripetute accuse alla scuola pubblica da parte di alcuni settori della maggioranza, cfr. l’ o.d.g. dell’ Associazione Nazionale Presidi approvato nel Convegno di Chianciano Terme del 16-17 aprile 2011 .

Vale la pena ricordare che l’ ANP è la più importante associazione dei dirigenti scolastici che esiste nel nostro Paese. Confesso che mi riesce molto difficile credere che tutti i presidi italiani siano comunisti. In realtà, lo stesso “Giornale” comincia ad avanzare qualche riserva nei confronti della tesi secondo cui la scuola italiana sarebbe ostaggio della sinistra.

Al riguardo, si veda ad esempio la lettera di un lettore, apparsa il 3-05-11, sulla proposta di legge dell’On. Carlucci (Atto C 4101). Cfr. anche Marco Lepore, “Fa più danni un prof politicizzato o lo statalismo?
e “Commissione d’inchiesta sui libri scolastici. È davvero una priorità ?”, pubblicato il 5-05-11 su questo portale e relativo alla suddetta iniziativa dell’On. Carlucci.

Circa la promessa del buono scuola, vale la pena leggere quanto scritto nel numero 2 (2011) di “Atempopieno”, notiziario dell’AGeSC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) :

“Sia la scuola pubblica statale che la scuola pubblica paritaria vanno sostenute nella loro funzione: insieme formano il capitale culturale necessario alla piena realizzazione delle persone e di una società democratica e solidale. Siamo poi interessati a capire a quale “bonus per la scuola privata” si riferisce il Presidente del Consiglio. Oggi infatti a livello nazionale non esiste nulla; se si parla del livello regionale, dobbiamo dire che proprio i tagli di questo Governo hanno costretto le poche Regioni che hanno introdotto il buono-scuola a ridurre a loro volta i sostegni alla libertà di educazione che avevano attivato.” (“Basta polemiche, servono fatti”, pag. 5).
Si veda anche, nello stesso numero, l’intervista (pp. 6-7) con il segretario nazionale della CISL Raffaele Bonanni, che tocca anche il tema del buono scuola.

(2) E questo senza demonizzare persone o gruppi che non la pensano come noi ma che rispettano le leggi. D’altra parte, i docenti di sinistra (che esistono, come esistono quelli di centro e di destra), in realtà mi sembrano ben poco marxisti, anche se talvolta sono animati da un livore insopportabile per l’attuale maggioranza e assumono iniziative su cui varrebbe la pena discutere, come quella di far circolare all’interno di alcune scuole manifestini inneggianti alla Freedom Flotilla, dimenticando che cosa è accaduto l’anno scorso . (http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/2010/06/02/ecco_chi_sono_i_pacifisti_a_bo.html)

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