Docenti assenti da sostituire, boom di studenti positivi e le difficoltà della didattica mista: cronaca del rientro a scuola dopo le festività

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La prima settimana di lezioni in presenza dopo le vacanze natalizie è conclusa. Il bilancio complessivamente è in negativo, nel senso che i problemi segnalati sono stati veramente molti, considerando che si è ripreso in (quasi) tutto il Paese nella settimana più critica del quadro dei contagi covid. Quadro che secondo gli esperti potrebbe lentamente migliorare. Ma la scuola resta al centro delle polemiche.

Docenti assenti

Il primo problema annunciato era quello del personale assente, principalmente perchè positivo e dunque in malattia (dal 1° gennaio chi ha contratto il virus è considerato malato). Secondo un’indagine condotta dal sindacato Gilda degli insegnanti, si è arrivati questa settimana fino al 30% di assenze:“L’affermazione che la scuola sia aprioristicamente un luogo sicuro è poco più di una battuta – commenta il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglioperché soltanto in rari casi gli interventi messi in atto da qualche ente locale hanno reso davvero sicura la riapertura. In linea generale, però, ben poco è stato fatto per rendere la scuola più sicura di quanto fosse prima dell’inizio della pandemia. Avevamo perfettamente ragione, dunque, quando qualche giorno fa abbiamo sostenuto che il Governo stava mettendo la polvere sotto il tappeto e che le chiusure degli istituti scolastici sarebbero inevitabilmente arrivate con il progredire della pandemia”.

I dirigenti scolastici, che hanno il polso della situazione, spiegano le difficoltà: “oggi al Newton ho dovuto anticipare l’uscita di tre classi perché mancavano i professori e non avevo le supplenze. Ma questa è la norma da lunedì perché non abbiamo abbastanza docenti per garantire l’orario dato che andiamo avanti con una media di 10-15 professori al giorno assenti (4-5 per scuola in media nel Lazio) e perché non troviamo le sostituzioni. Questa è didattica in presenza?“, domanda ironicamente Cristina Costarelli, preside del liceo Newton di Roma.

“Tra docenti e personale Ata siamo sempre intorno al 10% di contagi, dunque circa 100mila persone. Gli insegnanti posso nominarli subito, gli Ata no. E questo rende le assenze dei bidelli meno tollerabili in scuole più piccole, come ad esempio le succursali dove ci sono pochi bidelli, anche soltanto uno. Ma il problema è risolvibile spostando il personale dalla centrale”, ha spiegato Antonello Giannelli, numero uno di ANP.

Studenti assenti

Con un sondaggio di ScuolaZoo a cui hanno partecipato 55mila ragazzi e ragazze tra i 14 e i 19 anni, è stato confermato che in più di 8 scuole su 10 ci sono casi di studenti assenti per positività da Covid o per obbligo di quarantena. L’aumento dei contagi da Covid-19 causato dalla variante Omicron ha messo ko non solo gli studenti, ma anche i professori: in una classe su due ci sono docenti assenti, in malattia o in quarantena. Un altro dato che emerge è che il 48% dei rispondenti ha riscontrato diversi disagi relativi al sistema di tracciamento: tra risultati dei tamponi che tardano ad arrivare, green pass non riattivati e difficoltà a ottenere certificati di guarigione, il rientro a scuola è stato disordinato e pieno di incertezze.

Fra Dad e DDI

La stessa indagine di ScuolaZoo mostra anche un altro aspetto, ovvero che gli studenti costretti a restare a casa riescono comunque a seguire le lezioni in DaD (didattica a distanza) secondo l’80% dei rispondenti. La DaD quindi, come mezzo alternativo alla scuola in presenza, si può fare e si fa, pur con tutti i suoi limiti (problemi di connessione, di comunicazione tra prof e studenti, di organizzazione in famiglia, etc).

Tuttavia, appare chiara una differenza: sembra andare meglio la didattica a distanza piuttosto che la didattica digitale integrata, dunque la didattica mista: “Ciò che stiamo vivendo è impossibile e faticosissimo da gestire sia per i docenti che per gli studenti. Non stiamo sperimentando la didattica digitale integrata prevista dal piano scuola, ma una didattica di emergenza”, prosegue Cristina Costarelli, che evidenzia come “dal confronto con i docenti è chiaramente emerso che i giorni di didattica a distanza sono stati più fruttuosi della modalità mista. Se guardiamo ai risultati di apprendimento nelle classi in ddi, dal 10 gennaio sono stati limitatissimi“.

 

 

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