Docenti, altro che privilegiati: lavorano quanto e più dei colleghi europei, sono meno pagati, non hanno 3 mesi vacanza

di redazione
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Su ultimavoce.it è stato pubblicato un’interessante articolo dall’ironico titolo “Gli insegnanti: una casta di privilegiati”, in cui si affrontano e si smontano le diverse critiche rivolte agli insegnanti e si evidenziano alcune delle notevoli difficoltà insite nella professione. 

Questi gli aspetti affrontati: le poche ore lavorative dei docenti; i tre mesi di vacanza; lo stipendio; il rapporto con gli alunni e le famiglie.

Nell’articolo, dunque, si evidenzia che le ore settimanali di lavoro di un insegnante non si limitano alle lezioni con gli alunni (18 ore alla secondaria, 22+ 2 di programmazione alla primaria, 25 all’infanzia), ma a queste bisogna aggiungere tutto il lavoro oscuro svolto a casa (preparazione delle lezioni, correzione delle verifiche, continui incontri collegiali). Al riguardo aggiungiamo che i docenti italiani non lavorano affatto meno dei colleghi europei.

Altro mito sfatato dall’autore dell’articolo riguarda i tre mesi di vacanza, che sarebbero comunque giustificati, considerata la particolarità del lavoro dell’insegnante a contatto con bambini e ragazzi, ma che non sono tali. Infatti, le attività didattiche terminano il 30 giugno, per cui si è impegnati sino a tale data e oltre, nel caso di docenti impegnati negli esami di Stato di II grado.

Quanto allo stipendio, è noto a tutti che gli insegnanti sono i meno pagati di tutta la P.A. , basta leggere lo studio di Fpa, società del gruppo Digital360, da cui è emerso che tra i lavoratori della pubblica amministrazione i dipendenti della scuola sono quelli più sottopagati con 29.130 euro l’anno. E’, inoltre, la stessa Fedeli, aggiungiamo noi, a riconoscere tale stato di fatto.

Ultimi aspetti affrontati, come suddetto, riguardano il rapporto con gli alunni, che non è affatto semplice, e con i genitori, che difficilmente riconoscono gli errori dei figli.

Infine, si evidenzia lo stress derivante dai lunghi anni di precariato e dalla responsabilità di guidare la crescita degli alunni.

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