Docenti aggrediti: “Siamo in trincea di fronte a studenti arroganti e genitori assenti”

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Ogni giorno quasi un bollettino di guerra nelle aule scolastiche: docenti feriti, aggrediti, umiliati di fronte ad aluni sempre più “allergici” alle regole.

Su La Nazione intervengono diversi tra docenti e dirigenti scolastici. “È dall’inizio dell’anno scolastico che osserviamo un grande nervosismo sia da parte degli studenti che degli insegnanti – dice un preside di un istituto della provincia di Pisa-. C’è insofferenza dei ragazzi a stare tante ore in classe ed a riprendere i ritmi della scuola in presenza. E i docenti sono obiettivamente in difficoltà. Ci sarebbe da fare una riflessione collettiva su questo e forse provare a creare una scuola nuova, con più tempo dedicato alla ri-costruzione di relazioni e al dialogo per condividere con gli studenti ansie, esigenze, obiettivi, modalità di apprendimento”.

“La mia scuola è in linea di massima tranquilla – prosegue un altro dirigente scolastico – ma ciò non toglie che lavorare coi giovani ci metta ogni giorno di fronte a sfide di vario tipo. Non viviamo con l’elmetto in testa, ma è indubbio che il compito dei docenti sia complesso. Di fronte ai casi più eclatanti, usiamo gli strumenti sanzionatori. E comunque ogni situazione è analizzata in termini di collegialità”.

“I ragazzi sono sempre più difficili – sospira una docente –. Abbiamo famiglie in situazioni di disagio che non seguono i figli, che così trascorrono i pomeriggi da soli. Alcuni di loro sono aggressivi, addirittura offensivi nei confronti dei compagni. Non stiamo vivendo un momento per nulla facile”.

Non usa mezzi termini un’altra insegnante: “Ho colleghi che hanno paura a fare note ed a sospendere perché la denuncia da parte dei genitori è sempre dietro l’angolo. Si ha timore di far rispettare le norme. Riusciamo ad ottenere qualcosina solo se tocchiamo il portafoglio. Penso alle multe che abbiamo fatto per chi non rispetta il divieto di fumo a scuola. Forse, di fronte alla somma da pagare, il genitore brontola il figliolo….”.

“In linea generale – proseguono i docenti che abbiamo interpellato, – le famiglie spalleggiano sempre i figli. È chiaro che i nostri insegnamenti cadano nel vuoto… Gli adulti non hanno più fiducia nelle istituzioni, scuole comprese. Noi siamo visti come quelli che vessano i loro poveri figlioli. Così, noto colleghi che non mettono note per evitare guai…. E’ tutto assurdo, incredibile. Ma non incolpo la pandemia. La situazione è peggiorata a poco a poco, negli anni….”.

La scuola come una trincea

Negli ultimi anni sono aumentati a dismisura gli episodi di violenza all’interno degli istituti scolastici. Fatti molto gravi con la scuola che perde autorevolezza. Per ogni aggressione certa ne abbiamo altre che sono ignote, sommerse: lancio di cestino contro l’insegnante, genitori che rifilano pugni ai docenti, insulti e bestemmie contro i professori o addirittura spari con una pistola ad aria compressa.

La scuola non può essere vista come una trincea, la scuola merita rispetto e la situazione, giorno dopo giorno, sfugge al controllo.

Sarebbe pertanto auspicabile che scuola e famiglia, in un virtuoso patto educativo, come ricordato dal ministro Valditara, collaborino in modo proficuo per la crescita dei giovani. Troppe volte i genitori delegano alla scuola la funzione educativa, per poi additarla, come l’unica responsabile degli insuccessi scolastici e dei comportamenti scorretti dei figli

Gli insegnanti, da parte loro, non riescono più a svolgere con serenità la loro funzione, intimoriti dall’aggressività di studenti e famiglie, oberati, oltretutto, da crescenti carichi di lavoro e da nuove responsabilità che spesso esulano dall’insegnamento, e anche oggetto di una campagna di denigrazione diffusa dai media e veicolata dalla politica.

Gesti di reazione, come quelli del professore, sono assolutamente da condannare, ma vanno inseriti all’interno di un contesto sociale davvero preoccupante.

La figura del docente, oltre a perdere autorevolezza nei confronti degli alunni, perde il rispetto sociale. La scuola è il luogo per eccellenza della trasmissione dei saperi e della formazione delle nuove generazioni e va rispettata e salvaguardata. Non può essere una trincea: i docenti e il personale ATA non possono entrare a scuola preoccupati per la propria incolumità.

La cronaca

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