Docenti aggrediti, Mastrocola: “Siamo diventati una società che rifiuta le leggi, le regole, i divieti, ogni forma di imposizione e ogni sorta di limitazione”

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Su La Stampa spazio alle considerazioni della scrittrice, Paola Mastrocola, alla luce degli ultimi accadimenti: “L’insulto ai docenti, il maltrattamento, l’accoltellamento, l’assalto con pistole ad aria compressa – queste notizie non mi sorprendono più, e vorrei spiegare perché”.

“Recentemente, un bambino di dieci anni, figlio di amici di amici, è venuto a casa mia per mezz’ora. Non appena entrato, ha iniziato a correre per tutte le stanze, aprendo cassetti, toccando tutto e giocherellando con ogni oggetto. Ho cercato di fermarlo, ma ha continuato indisturbato, agitando un affilato tagliacarte come una spada. Quando glielo ho tolto di mano, ha cercato di recuperarlo e ha continuato a sventolarlo pericolosamente”, aggiunge.

“Il padre, un uomo educato, di classe alta, non era presente in quel momento. Quando ha recuperato il figlio, ha intervenuto solo a parole, dicendogli di non toccare nulla senza permesso. Tuttavia, queste parole sembravano perdersi nel nulla. L’educazione di un bambino è un argomento vasto, ma mi concentrerò sulla questione delle parole al vento”, racconta.

“Un altro esempio può essere tratto dall’autostrada Torino-Milano, dove nonostante il ben noto limite di velocità di 130 km/h, centinaia di auto sfrecciano a velocità tra 140 e 160 km/h, ignorando completamente le regole della distanza di sicurezza”, sottolinea.

“Infine, i recenti eventi a Roma rivelano ulteriormente questa tendenza verso la ribellione e la mancanza di rispetto per le regole. Turisti che si bagnano nelle fontane cittadine, che sfidano le autorità, che si comportano senza riguardo per le norme sociali”.

“Siamo diventati una società che rifiuta le leggi, le regole, i divieti, ogni forma di imposizione e ogni sorta di limitazione. Non tolleriamo nulla che limiti la nostra libertà e i nostri capricci, che si manifestino nel superamento dei limiti di velocità, nel mancato rispetto delle autorità, nell’insulto violento su piattaforme social. Questo atteggiamento è particolarmente problematico quando si tratta dell’educazione dei nostri figli”, scrive Mastrocola.

“La scuola, per definizione, è un luogo che pone limiti, impone regole e divieti. Tuttavia, in una società abituata a non tollerare alcuna forma di autorità limitante, non sorprende che le persone non possano sopportare l’autorità di un insegnante. Questo porta alla percezione della scuola come un ostacolo insopportabile, un luogo di tortura”, conclude amaramente.

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