Docenti aggrediti, Giannelli (ANP): “Si sono persi alcuni valori. Punizioni siano esemplari”

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“Come ho detto più volte, non dobbiamo trattare episodi singoli, anche se più numerosi che in passato, come se fossero la norma, perché la norma non sono. Indubbiamente c’è un aumento di questi fenomeni ed è un fatto gravissimo. Chiaramente significa che si sono persi dei valori”.

Lo dice all’AdnKronos Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, dopo gli ultimi episodi che hanno visto una docente di inglese presa a schiaffi dalla madre di un’alunna in una scuola di Castellammare di Stabia (Na) e un dirigente scolastico colpito con un pugno dal parente di un’alunna a Cesena.

Proprio soffermandosi su quest’ultimo caso, Giannelli osserva: “Un parente non capisce che non consegnare, senza la delega, un minore a una persona che non si conosce è una garanzia per il minore, per la famiglia, per tutti. Non solo non lo capisce ma addirittura aggredisce il preside che sta lì a tutelare l’incolumità e la sicurezza di tutti. Vuol dire, appunto, che siamo a un livello di degrado di quelli che sono anche i valori civili, i valori della nostra società“.

Ha fatto bene il ministro – sottolinea poi Giannelli – ad assicurare il patrocinio dell’avvocatura di Stato, perché ci manca anche che chi è stato aggredito poi si debba pagare l’avvocato per far valere le sue ragioni. Io spero ci sarà una conclusione anche giudiziaria rapida ed esemplare per tutti questi episodi“.

Evidentemente – ribadisce ancora Giannelli – non si attribuisce più valore alla scuola, a quello che rappresenta, al significato che veicola con sé. Ripeto, in questo caso una persona aggredisce un preside perché non vuole consegnare a lui, che è sconosciuto, la nipote, e quindi si aggredisce un’istituzione pubblica che sta facendo il suo dovere e che anzi dovremmo ringraziare perché fa il suo dovere e garantisce che un minore non venga affidato a uno sconosciuto. In questo senso è una perdita di valori, un sovvertimento di valori rispetto al passato“.

Per quanto riguarda i rimedi per arginare questa tendenza, Giannelli spiega: “E’ difficile, perché stiamo parlando di fatti culturali, e i fatti culturali non si risolvono né approvando una nuova legge né con una circolare. La realtà è che qui si tratta di reati, reati molto gravi, in particolare stiamo parlando dell’aggressione a un pubblico ufficiale e sono previsti parecchi anni di reclusione. Non è uno scherzo. Sembra che queste persone non si rendano conto della gravità delle loro azioni e le facciano con estrema leggerezza. Veramente non si riesce a capire. Pensano di restare impuniti? Poi è chiaro che stiamo parlando di persone perfettamente identificate in flagranza di reato, quindi ci sono tutte le aggravanti dell’aggressione a pubblico ufficiale e si rischiano veramente vari anni di reclusione. E’ incomprensibile“.

E’ un fatto culturale – conclude Giannelli -, quello che possiamo proporre è che la scuola stessa affronti questa tematica con delle azioni che, ovviamente, noi facciamo sui bambini, sui ragazzi, sugli adolescenti sperando che 10 anni dopo, 20 anni dopo, 30 anni dopo, una volta diventati adulti e maturi, abbiano introiettato, metabolizzato quei valori che gli impediranno di comportarsi in questo modo incivile“.

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