Docenti aggrediti, emergenza sociale o educativa? Da Valditara ai sindacati: “Manca consapevolezza del ruolo degli insegnanti”

WhatsApp
Telegram

Torna di nuovo di attualità il tema della violenza nelle scuole, in particolare modo nei confronti degli insegnanti, negli ultimi anni troppo spesso insultati, picchiati e maltrattati dagli studenti (talvolta anche dai genitori).

A far tornare di nuovo alla ribalta il tema negli ultimi giorni è stata la denuncia della professore di Rovigo a cui gli alunni hanno sparato alcuni colpi di aria compressa.

La docente fu colpita all’occhio e alla testa da alcuni pallini in gomma mentre stava facendo lezione in classe. L’episodio è stato ripreso da un altro studente, che lo ha diffuso sui social.

Così come spiegato in precedenza, la docente ha deciso di denunciare tutti i 24 studenti di quella classe prima per i reati di lesioni personali, oltraggio e pubblico ufficiale, diffamazione a mezzo social e atti persecutori.

Valditara chiede rispetto

E su questo episodio è intervenuto Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito: “Se io posso filmare l’insegnante appena volta le spalle e deriderla sui social, vengo a minare uno dei presupposti non del rapporto docente-studente, ma della stessa società“, dice il Ministro nel corso di una intervista a Radio24

Vuol dire che stiamo cancellando una cultura del rispetto che invece deve partire proprio dalle scuole“, conclude.

Valditara torna a ribadire un concetto, quello del rispetto, che sin dai primi giorni di dicastero ha più volte enunciato: “bisogna smetterla con questo refrain di dare addosso a una scuola che ha necessità di veder valorizzato il proprio personale, dal punto di vista dell’autorevolezza, del rispetto, del trattamento economico“.

Per tale motivo, prosegue Valditara, “abbiamo cercato nell’ultimo contratto di mettere più risorse possibile in un contesto difficile ed è stato il contratto migliore da tanti anni, ma dobbiamo agire sul ruolo dell’insegnante”.

Sindacati preoccupati: non si riconosce il ruolo del docente

Anche le organizzazione sindacali si mostrano preoccupati per l’escalation di violenza nei confronti del personale docente. Per la segretaria della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, “maltrattare i docenti è diventato un fenomeno sempre più diffuso e mette in evidenza un allarme che è quello di una mancata consapevolezza del ruolo e del profilo dei docenti ed evidenzia soprattutto la mancanza in questo momento di un’alleanza tra scuola e famiglie“.

Fenomeni di questo genere sono anche la dimostrazione di un disagio – ha aggiunto Barbacci – perché comunque i ragazzi che hanno una crescita completa non avrebbero mai fatto un’azione di questo tipo. E sottolineato che azioni del genere che vengono avallate o sottovalutate dalle famiglie, dimostrano ancora di più la mancanza di quell’alleanza e soprattutto di quella consapevolezza per cui la funzione del docente e la funzione della scuola non può essere avulsa dalla consapevolezza della società e del mondo che ci circonda“.

L’episodio di Rovigo è preoccupante ma non siamo diventati il far west. Non ci dimentichiamo che noi abbiamo in Italia un numero enorme di scuole: 9mila sedi di direzione e 40mila plessi scolastici“, commenta invece Rino Di Meglio, coordinatore nazionale Gilda Insegnanti in merito al caso della professoressa di Rovigo colpita dai pallini ad aria compressa sparati da uno studente.

Anche se quello di Rovigo è un caso limite, è necessario intervenire, agire in modo che ci sia più rispetto degli insegnati e della scuola come istituzione – ha aggiunto Di Meglio – Queste aggressioni non riguardano solo la scuola abbiamo visto cosa sta accadendo anche negli ospedali, nei pronto soccorso: è un problema generale in Italia di mancanza di rispetto per le istituzioni. Da insegnante mi sento di dire che è anche un problema educativo e dobbiamo lavorare perché il clima cambi”.

Il ‘Tu’ a tutti e il ruolo dei genitori

La cronaca racconta, con sempre maggior frequenza, episodi che vedono docenti fatti oggetto di violenza, verbale o fisica, da parte di studenti o genitori. Ultimo il caso della docente di Rovigo colpita da pallini ad aria compressa sparati da uno studente e la difesa da parte dei genitori che si sono detti d’accordo con un simile comportamento. Andando oltre lo sconforto più totale che mi coglie davanti a simili atti e simili prese di posizione, penso che, come sempre, occorra andare a cercare le cause del fenomeno, di questo come di altri“. Lo dice Suor Anna Monia Alfieri, Cavaliere al Merito della Repubblica, commentando l’episodio di Rovigo.

Io intravedo la causa scatenante di simili atti di violenza dei giovani, giustificata per di più dal mondo degli adulti, nella crisi della figura dell’adulto e, conseguentemente, nel venir meno dei punti di riferimento, oltre che nella presunzione che tutti possano fare e dire tutto. Pensiamo a quanti medici nei Pronto Soccorso dei nostri ospedali subiscono minacce, violenze, insulti da parte dei malati o, peggio, dei familiari. -continua Suor Anna Monia Alfieri – Si ha la presunzione di essere onniscienti, capaci di fare tutto, senza alcun rispetto per la persona. Il medico, l’insegnante, il giudice vanno rispettati non in virtù delle loro professioni ma in virtù del loro essere persone che rispettano chi sta loro di fronte“. 

Il dare del tu a tutti, indipendentemente dall’età o dal ruolo, il presumere di se stessi, il considerare l’altro semplicemente come un essere da usare o sul quale esercitare il proprio delirio di onnipotenza non può portare ad altro che alla violenza degli episodi di cui veniamo a conoscenza. E poi, mi sia consentito, occorre aggiungere una reale maleducazione di tanti nostri adolescenti e giovani: educati male o, semplicemente, non educati perché cresciuti nella solitudine o nell’indifferenza del mondo degli adulti. – conclude Suor Anna Monia Alfieri – Allora invito gli adulti a tornare ad essere adulti, adulti educatori, adulti genitori, adulti insegnanti, adulti operai, adulti professionisti nei diversi campi, perché davvero cessi il fenomeno della violenza sempre più dilagante tra i nostri ragazzi e si riscopra così il senso della civiltà che nasce dal fatto che il cittadino è tale in quanto uomo e quindi portato a vivere con altri uomini con i quali costruire relazioni improntate al bene dell’altro e non alla sua sopraffazione. Invito i ragazzi a scusarsi, i genitori pure e la scuola fare chiarezza. Il senso di impunità non giova a nessuno”.

Dello stesso tono anche il commento di Concita De Gregorio, a cui ha dedicato l’ultimo scritto di Invece Concita:I genitori sono totalmente schierati coi figli”. Il problema è tutto qui. Qualsiasi comportamento di un bambino, di un adolescente, di un ragazzo imita e si adatta all’ambiente che lo circonda, impara e fa quel che vede fare ed è consentito (anche quando non è consentito, misura fin dove lo è nei fatti)“.

Il docente è un pubblico ufficiale

Uno dei passaggi che anche Orizzonte Scuola spesso sottolinea è che l’insegnante, nel momento in cui esercita la sua funzione, e cioè quando si trova a scuola, è un pubblico ufficiale a tutti gli effetti. L’ingiuria, oggi depenalizzata, costituisce ancora reato se rivolta ad un pubblico ufficiale: trattasi di oltraggio a pubblico ufficiale, delitto che può essere commesso dall’alunno che insulti apertamente il docente o che lo denigri in presenza di altre persone.

Cosa è previsto dal Codice Penale

L’art. 357 del Codice Penale dispone che “agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali, coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa“.

Agli stessi effetti, come disposto dal secondo comma dell’art. 357 novellato dalla l. n. 86/90 e successivamente modificato dalla l. n. 181/92, “è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi“.

Dalla lettura della norma, pertanto, si evince che la qualifica di pubblico ufficiale va attribuita a tutti quei soggetti che “concorrono a formare la volontà di una pubblica amministrazione; coloro che sono muniti di poteri: decisionali; di certificazione; di attestazione di coazione” (Cass. Pen. n. 148796/81); “di collaborazione anche saltuaria” (Cass. Pen. n. 166013/84).

La qualità di pubblico ufficiale è stata riconosciuta nel tempo a diversi soggetti. Anche gli insegnanti delle scuole pubbliche lo sono, così come ha ribadito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15367/2014, che ha ribadito la qualità di pubblico ufficiale per l’insegnante di scuola media nell’esercizio delle sue funzioni non circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma esteso “alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri dei genitori degli allievi” riconoscendo tutti gli elementi del reato di oltraggio a pubblico ufficiale a carico di un genitore.

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur