Docenti aggrediti con pugni, pistole, zaini e parole. Eppure l’insegnante è un pubblico ufficiale

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Ancora violenza sui docenti. La cronaca negli ultimi giorni è (di nuovo) piena di episodi di violenza nei confronti degli insegnanti. I protagonisti di tali atti sono gli studenti ma non mancano casi di aggressioni da parte di genitori e familiari. Cosa succede?

Negli ultimi giorni è balzata alla cronaca la notizia che vede in una scuola di Latina l’aggressione ad un’insegnante colpita con uno zaino dai suoi studenti, che hanno filmato la scena e pubblicata sui social.

A Modena, invece, un insegnante è stato aggredito verbalmente da due studenti, poi ha accusato un malore. L’uomo è stato portato all’ospedale per tutti i controlli del caso mentre gli studenti rischiano ora di essere denunciati. L’insegnante avrebbe detto ai due studenti di spegnere una sigaretta, accesa all’interno della scuola. A quel punto i due avrebbero iniziato ad insultare l’uomo, fino a quando quest’ultimo non ha accusato un malore.

Resta uno delle notizie più lette quella della professoressa colpita da proiettili sparati da pistola ad aria compressa alcuni mesi e che adesso ha deciso di denunciare tutti gli studenti della classe dove è accaduto l’episodio.

Dicevamo in apertura che spesso la violenza proviene addirittura dalla famiglia direttamente. Come il caso del genitore che colpisce con un pugno un professore. Il fatto è accaduto a dicembre, poco prima dello stop per le vacanze di fine anno. Una studentessa di un istituto superiore ha avuto un diverbio con un docente dopo essere stata rimproverata durante una lezione. La ragazza ha raccontato la lite con il suo insegnante al patrigno, che, successivamente, si è presentato all’uscita dell’istituto e ha sferrato un pugno al volto del docente.

Come scritto in precedenza, fra i vari problemi c’è sicuramente quello di una mancanza di consapevolezza del ruolo dell’insegnante nella società. Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito, ha detto: “Se io posso filmare l’insegnante appena volta le spalle e deriderla sui social, vengo a minare uno dei presupposti non del rapporto docente-studente, ma della stessa società“, dice il Ministro nel corso di una intervista a Radio24.

Vuol dire che stiamo cancellando una cultura del rispetto che invece deve partire proprio dalle scuole“, conclude.

Valditara torna a ribadire un concetto, quello del rispetto, che sin dai primi giorni di dicastero ha più volte enunciato: “bisogna smetterla con questo refrain di dare addosso a una scuola che ha necessità di veder valorizzato il proprio personale, dal punto di vista dell’autorevolezza, del rispetto, del trattamento economico“.

Rossano Sasso, deputato della Lega, parla di un bollettino di guerra: “Ogni giorno giungono notizie di aggressioni fisiche e verbali nelle nostre scuole ai danni degli insegnanti da  parte di studenti e loro parenti. L’ultima in ordine cronologico riguarda un’aggressione verificatasi in una scuola superiore di Modena”.

Che futuro potranno mai avere degli adolescenti che si macchiano di gesti così ignobili, soprattutto se nessuno gli dice nulla? Qui siamo ben oltre la “culpa in educando”, qui siamo al disastro educativo. E la responsabilità risiede soprattutto nelle famiglie. Detto questo, mi attendo risposte severe da parte dell’autorità giudiziaria. Se dovesse passare un messaggio di impunità, sarebbe devastante. Sia per le vittime che per gli aggressori“, conclude l’ex sottosegretario all’Istruzione.

C’è una lettura del fenomeno da parte di Luciana Littizzetto, comica e conduttrice televisiva, un tempo insegnante di musica e poi di lettere, che, pur condannando senza se e senza ma gli atti di violenza contro gli insegnanti, pone delle riflessioni:Bisogna imparare ad avere a che fare con questi energumeni. Se sei debole, loro ci marciano tantissimo. I ragazzi fiutano la debolezza. Non esiste una classe ingovernabile, esistono professori molto bravi con i quali i ragazzi stabiliscono una relazione e altri con cui non ci riescono. E’ anche colpa del professore, è l’empatia, è quel qualcosa che fa intuire ai ragazzi che li ami, che sei lì perché ti piace, ti interessa veramente quello che pensano. Se riesci a creare questa sensazione non ti sparano con la pistola ad aria compressa“.

Docente è un pubblico ufficiale

Forse si scorda ma in molti spesso sono costretti a ricordarlo: nel momento in cui esercita la sua funzione, e cioè quando si trova a scuola, l’insegnante è un pubblico ufficiale a tutti gli effetti. L’ingiuria, oggi depenalizzata, costituisce ancora reato se rivolta ad un pubblico ufficiale: trattasi di oltraggio a pubblico ufficiale, delitto che può essere commesso dall’alunno che insulti apertamente il docente o che lo denigri in presenza di altre persone.

Cosa è previsto dal Codice Penale

L’art. 357 del Codice Penale dispone che “agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali, coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa“.

Agli stessi effetti, come disposto dal secondo comma dell’art. 357 novellato dalla l. n. 86/90 e successivamente modificato dalla l. n. 181/92, “è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi“.

Dalla lettura della norma, pertanto, si evince che la qualifica di pubblico ufficiale va attribuita a tutti quei soggetti che “concorrono a formare la volontà di una pubblica amministrazione; coloro che sono muniti di poteri: decisionali; di certificazione; di attestazione di coazione” (Cass. Pen. n. 148796/81); “di collaborazione anche saltuaria” (Cass. Pen. n. 166013/84).

La qualità di pubblico ufficiale è stata riconosciuta nel tempo a diversi soggetti. Anche gli insegnanti delle scuole pubbliche lo sono, così come ha ribadito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15367/2014, che ha ribadito la qualità di pubblico ufficiale per l’insegnante di scuola media nell’esercizio delle sue funzioni non circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma esteso “alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri dei genitori degli allievi” riconoscendo tutti gli elementi del reato di oltraggio a pubblico ufficiale a carico di un genitore.

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