Docenti abilitati bocciati. E’ una farsa il TFA/PAS o il concorso?

di redazione
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In questi giorni, Orizzonte Scuola ha raccolto i dati relativi agli esiti delle prove scritte del concorso a cattedra 2016, sottolineando il più delle volte le altissime percentuali di candidati, di diverse regioni e diverse classi di concorso, che non stati ammessi alla prova orale. 

In questi giorni, Orizzonte Scuola ha raccolto i dati relativi agli esiti delle prove scritte del concorso a cattedra 2016, sottolineando il più delle volte le altissime percentuali di candidati, di diverse regioni e diverse classi di concorso, che non stati ammessi alla prova orale. 

Diversi gli articoli pubblicati al riguardo, tra i quali ce n'è uno che li raccoglie tutti: Concorso scuola docenti: Emilia Romagna AD01, 82 posti, 121 candidati, solo in 30 ammessi all'orale.

Sulla questione sono intervenute anche personalità di spicco come Dario Ianes e Luigi D'Alonzo (coordinatore dei corsi di specializzazione per le attività di sostegno), i quali hanno analizzato la situazione, concentrandosi sulle prove scritte degli aspiranti alle cattedre di sostegno.

Numerose anche le riflessioni dei docenti coinvolti e non nelle prove concorsuali e quelle effettuate in varie testate giornalistiche.

L'aspetto che accomuna le suddette riflessioni (dei docenti, degli esperti, di giornalisti vari…) consiste nell'individuare le cause delle numerosissime bocciature o nell'incapacità delle commissioni o nel fallimento dei percorsi abilitanti  (TFA o PAS) o nell'impreparazione dei candidati.

Volendo ulteriormente approfondire la tematica, da un lato non sembrerebbe possibile attribuire le non ammissioni all'orale alla preparazione (o meglio impreparazione) dei candidati. Perché? Perché i numeri dei bocciati sono consistenti, per cui è inverosimile statisticamente che docenti da poco abilitati o che insegnano da tempo non siano pronti, almeno secondo la formazione ricevuta, ad affrontare "dignitosamente" la tornata concorsuale. A ciò si aggiunga che detti docenti sono stati ritenuti idonei all'insegnamento da commisioni costituite da  professori universitari, che hanno inoltre verificato la preparazione dei corsisti con esami in itinere, anche durante l'anno in cui si è svolto il TFA o il PAS.

Esclusa l'insufficiente preparazione dei candidati, restano le altre due possibili cause: commissioni e corsi abilitanti.

Nel caso delle commissioni si potrebbe pensare che alcune di esse, essendo costituite da docenti la cui formazione è sicuramente diversa da quella dei candidati, abbiano giudicato gli elaborati secondo criteri non adeguati a quanto richiesto  non tenendo conto delle condizioni in cui i candidati hanno dovuto rispondere ai quesiti, che richiedevano la strutturazione di unità didattiche o d'apprendimento da produrre in pochissimo tempo (chi insegna sa quanto tempo si impiega per porre in essere un percorso didattico completo, coerente e rispondente ai bisogni dell'utenza).  Potrebbe essere questa la causa delle numerose non ammissioni? Probabile, anche se non possiamo avere certezze in merito, in quanto si dovrebbero controllare le prove dei candidati bocciati. 

E si ritorna anche all'inadeguatezza dei TFA o PAS. Se questa fosse realmente la causa dei numerosi "stop" imposti ai candidati, la situazione sarebbe grave, poiché si dovrebbe modificare dalle fondamenta quello che è stato sino ad ora il sistema di formazione dei docenti, prescindendo dalla formula – TFA o PAS – e riorganizzando contenuti, metodi, riferimenti pedagogici e  didattici.

Come abbiamo evidenziato nel titolo, se realmente il problema consistesse nel suddetto sistema di formazione, TFA e PAS sarebbero stati un farsa a scapito dei docenti, che hanno fatto tanti sacrifici per abilitarsi, ricevendo in cambio una formazione inadeguata, che starebbe già partorendo i suoi frutti negativi; ricordiamo che molti dei docenti "bocciati" già insegnano, trasferendo quindi nella classi non solo la loro esperienza professionale ma anche quella formativa.

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