Docenti a rischio burnout, durante e dopo la pandemia. Un progetto da scaricare per prevenirlo

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Prima della pandemia di COVID-19, gli insegnanti segnalavano già, talvolta in maniera molto evidente, una percezione di bassa qualità della vita (QoL), con un impatto significativo, non di rado molto rilevante e, a tratti, preoccupante, sulla salute mentale e fisica a causa di vari fattori di stress associati al sovraccarico di lavoro. L’obiettivo di questo articolo è analizzare l’impatto della qualità di vita sugli insegnanti prima e durante la pandemia di COVID-19. La percezione della qualità della vita, insieme ai dati sociodemografici degli insegnanti, sono fondamentali per verificare quanto la pandemia abbia inciso sulla qualità della vita di moltissimi insegnanti italiani (e non solo quelli dal momento che il fenomeno ha proporzioni e dimensioni planetarie). Le variabili sociodemografiche non hanno presentato variazioni significative nei confronti pre-pandemia e pandemia.

La qualità della vita (QoL)

La QoL, tuttavia, secondo numerosi studi autorevoli di università italiane ha mostrato una diminuzione significativa durante la pandemia rispetto alla misurazione pre-pandemia. In ogni genere, c’erano differenze significative tra i tempi pre-pandemia e pandemia, con un impatto maggiore tra le donne nelle variabili riassuntive della componente mentale e fisica. Tra le categorie di età, le persone sotto i 45 anni, dicono i maggiori studi italiani, hanno presentato differenze significative tra i tempi pre-pandemia e pandemia in tutte le dimensioni e misurazioni riepilogative. In conclusione, la percezione della QoL degli insegnanti italiana è stata influenzata dalla pandemia di COVID-19. Questi risultati potrebbero essere correlati al sovraccarico di lavoro dovuto al telelavoro, o al lavoro in modalità mista o a sentimenti di incertezza, solitudine e paura che la pandemia e i relativi confinamenti possano peggiorare.

Dalla classe al telelavoro in piattaforma

A causa della rapida diffusione mondiale del coronavirus (COVID-19), le organizzazioni del lavoro hanno dovuto adeguarsi alle misure di sanità pubblica relative al distanziamento sociale per ridurre la diffusione virale, costringendo un massiccio spostamento verso il telelavoro]. In questo contesto, il telelavoro è un fattore che ha rappresentato una grande sfida per alcuni professionisti, con una mancanza di controllo sull’orario di lavoro e un aumento dei rischi psicosociali associati allo stress e al sovraccarico di lavoro. Inoltre, il telelavoro ha avuto un impatto significativo sulla vita professionale e personale (equilibrio tra lavoro e vita privata), producendo esaurimento fisico e mentale e burnout.

Le tecnologie digitali e il tecno-stress

Inoltre, l’aumento delle tecnologie digitali sul lavoro ha aumentato lo stress nei lavoratori (tecno-stress), che è associato a significative richieste psicosociali. Il concetto di tecno-stress include gli effetti negativi causati dalla tecnologia sui comportamenti e sulla fisiologia delle persone. In questo contesto, poiché sono riconosciute conseguenze psicosomatiche, nel tempo, gli insegnanti possono sviluppare alti livelli di burnout.

La tecno-ansia e la tecno-fatica

Pertanto, in Italia, come in molte altre parti del mondo, il tecno-stress (tecno-ansia, tecno-fatica o entrambe le condizioni) era già stato segnalato negli insegnanti che incorporavano tecnologie informatiche e di comunicazione nelle loro pratiche prima della pandemia di COVID-19. In questo contesto, il tecno-stress negli insegnanti può essere causato dall’introduzione della tecnologia in classe e dal mancato adattamento all’ambiente tecnologico. A causa della crisi globale causata dal COVID-19, il passaggio dal formato faccia a faccia a un formato online può influire sulla salute mentale degli insegnanti a causa del breve periodo di adattamento.

Le nuove esigenze dei docenti italiani

Il termine ” tempi senza precedenti”, o “mai prima d’ora”, avevamo già detto qualche tempo fa, sono diventati un segno caratteristico per rappresentare il contesto in cui i docenti hanno dovuto dare risposta alle mutevoli esigenze nel corso della pandemia di COVID-19. Le risposte nell’ampio mondo istruzione sono dipese dagli insegnanti (lavoratori in prima linea nelle classi, anche se in remoto), che quando hanno insegnato, comunque e dovunque, lo hanno fatto avendo cura degli studenti, come individui, in prima battura e solo dopo come alunni destinatari di percorsi didattici.

Quando gli insegnanti non hanno le risorse di cui hanno necessità, e specialmente quando le istanze di lavoro accresciute in una modalità non abituale sono state elevate, gli insegnanti hanno avvisato e, comunque, avvertono un prosperante stress cronico.

Le minori capacità relazionali

Gli insegnanti che sentono forte questa limitazione hanno minore capacità relazionale e capacità di supporto degli studenti; a loro volta, gli studenti a cui insegnano hanno presentato e rivelano risultati scolastici e sociali inferiori. Quello che abbiamo imparato però non dobbiamo necessariamente dimenticarlo perché, una parte di esso, potrebbe risultare nuovamente utile nel nuovo anno scolastico.

La vulnerabilità dei discenti

Prima di tutto, abbiamo visto distintamente che gli insegnanti hanno un ruolo premuroso nella vita degli studenti al di fuori del lavoro scolastico degli studenti, e che la inquietudine degli insegnanti per i loro studenti è stato al primo posto per loro in questo attimo storico.

Quando domandiamo agli insegnanti di citare i tre aspetti più stressanti del loro lavoro nelle condizioni pandemiche la prima angoscia espressa da molti insegnanti era destinata al modo in cui hanno usato il contatto quotidiano con gli studenti per consolidare le relazioni stabilite e assicurare che gli studenti abbiano un proporzionato supporto e sicurezza.

Non essere in grado di scrutare ogni bambino o bambina e ogni ragazzo o ragazza, ogni istante di tutti i numerosi momenti formativi (alcuni dei quali, anche quest’anno, inesistenti come i viaggi di istruzione, le gite scolastiche, il cinema o il teatro, ha intensificato le preoccupazioni degli insegnanti, poiché non sono stati sicuri che tutti i loro studenti stiano bene.

I minori inascoltati

Di particolare preoccupazione per gli insegnanti sono i bambini che non sono stati ascoltati e le cui famiglie non hanno risposto ai loro insegnanti durante la chiusura delle scuole. Alcuni insegnanti sono arrivati al punto di andare a casa degli studenti per controllarli.

Le disuguaglianze impoveriscono la scuola e la società

Inoltre, gli insegnanti hanno visto ingigantite le disuguaglianze nell’accesso all’apprendimento. Più amplificate e estese del semplice divario digitale.

Gli insegnanti sanno benissimo di avere un ruolo da svolgere nell’affrontare le disuguaglianze e hanno fornito e forniranno (qualora fosse nuovamente necessario) materiali di apprendimento in più modi oltre ai supporti online. In alcuni casi, gli insegnanti hanno insegnato anche da un letto di ospedale.

Gli insegnanti e le risorse iniziali

Il contatto di maggior successo nell’offrire risorse agli insegnanti è quello che si raggruppa, dapprima, su meccanismi di insegnamento familiari e dopo, successivamente, offre gradualmente opzioni più complesse.

Gli insegnanti hanno documentato i massimi livelli di attenzione e efficienza quando inizialmente hanno ricevuto richieste ridotte e l’opportunità di concentrarsi su strategie e aspettative loro più domestici con gli studenti. Dopo essersi adattati alla nuova realtà gli insegnanti, sono stati in grado di aggiungere più risorse e vederle come supporti.

La resilienza degli insegnanti

I dati dimostrano, e la nostra esperienza ci è, in tal senso, di conforto, che gli insegnanti che hanno percepito un elevato supporto da parte dei genitori o un alto supporto chiarificatore da parte del dirigente scolastico hanno affrontato meglio questi mutamenti del loro modo di insegnare (fuori dalle aule o in aule virtuali).

Tanti insegnanti, per la verità, quando gli si chiede di narrare la chiusura della scuola per pandemia, parlano, quasi tutti, di un periodo iniziale di insicurezza e fatica, in cui la loro efficacia e fiducia è notevolmente diminuita.

Gli insegnanti che hanno percepito il peso delle richieste da parte di genitori e dei dirigenti scolastici durante questo periodo hanno mostrato una maggiore complessità a far fronte al cambiamento.

Gli insegnanti, gli studenti, l’apprendimento remoto e la collaborazione professionale

Nel corso della pandemia, gli insegnanti hanno narrato la loro assillante preoccupazione per la ricerca dei modi migliori per coinvolgere gli studenti attraverso l’apprendimento remoto durante la pandemia. Il coinvolgimento degli studenti è stato messo in chiarezza come una inquietudine importante.

Gli insegnanti hanno esaminato che senza un’analisi e un’osservazione coerenti basati sull’aula, è ancora più importante che i compiti e le attività di apprendimento giustifichino gli studenti a rinforzare la loro attenzione e la loro concentrazione. Certi insegnanti, per esempio, hanno affermato che la cooperazione dei colleghi era rilevante. Quando gli insegnanti hanno lavorato unitamente per accrescere un percorso di intervento interdisciplinare fondato sulla progettazione della lezione (anche e principalmente attraverso un’UDA), ciò ha portato a studenti più coinvolti e ha rafforzato le comunità di apprendimento professionale esistenti.

Ascoltare le voci egli alunni

Al fine di garantire che i nostri alunni ottengano la migliore istruzione possibile (sia durante l’apprendimento a distanza sia, a settembre, nel caso di un ritorno, quasi certo, in classe), è necessario, sempre e comunque, che i genitori sostengano sempre gli insegnanti nel processo finalizzato, prima ancora che all’apprendimento, ad ascoltare le loro voci. Ciò sarà rilevante per garantire che questi alunni essenziali del gruppo educativo rimangano resilienti, capaci di fronteggiare, sempre e comunque, anche questo tipo di emergenza e di calamità educativa, oltre che sanitaria e socioeconomica.

Conclusioni e intervento nelle scuole

Concludendo possiamo affermare che le strategie future dovrebbero essere focalizzate sulla riduzione degli impatti fisici e psicologici generati dal confinamento COVID-19.

Un particolare intervento in questo senso è offerto dal Progetto “Una scuola etica” Strumenti per la gestione della classe e la prevenzione del burn out, articolati in un percorso di potenziamento delle soft skills, secondo il modello ERH etica delle relazioni umane©” presentato dall’eccellente dottoressa Silvia Reggi Presidente della Fondazione Internazionale verso l’Etica – FIVE – onlus che propone, come si legge nell’ineguagliabile progetto che alleghiamo a testimonianza di chi davvero contribuisce a cambiare la scuola italiana, “una scuola basata sul dialogo e sul coinvolgimento attivo dei docenti nelle dinamiche di contenimento del disagio degli allievi. In questo momento di particolare disagio, dovuto all’emergenza dell’improvvisa situazione di chiusura delle scuole, che ha stravolto il consolidato approccio della didattica in presenza e ha imposto un profondo cambiamento delle modalità di insegnamento, ma soprattutto della relazione con gli allievi, è diventato imprescindibile lavorare sul rinforzo delle proprie competenze, o soft skills, per affrontare il profondo cambiamento che la didattica a distanza impone agli insegnanti, quotidianamente impegnati in uno sforzo che li obbliga non sono a reinventare l’approccio didattico, ma anche le modalità di relazione”. Il corso è stato attivato con una brillante intuizione al Liceo Scientifico Morgagni di Roma. Un istituto che si è sempre contraddistinto nel panorama della capitale per qualità ed eccellenti doti manageriali del dirigente scolastico, la prof.ssa Paola Gasperini.

La scuola e le relazioni umane che cambiano la scuola italiana

Attraverso questo progetto tecnico, FIVE, si legge nello stesso, propone “un percorso di formazione innovativa nel campo delle relazioni umane, in cui apprendimento e sperimentazione si integrano in un processo continuo di acquisizione e applicazione degli strumenti proposti. La formazione si focalizza sui bisogni emergenti da stimoli stressanti e sulla generazione di risposte adattive, che emergono in modo naturale dal potenziamento delle risorse interne all’individuo. È orientata a promuovere la cultura di un’etica dell’educazione che favorisca l’autonomia degli allievi, la loro maturità psicologica, i loro passaggi evolutivi attraverso l’accompagnamento di tutte le figure chiave – insegnanti, genitori e rete sociale – che integrano le loro competenze per l’obiettivo condiviso di miglioramento del benessere della società”.

Prevenire il burnout

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