Docente tutor, dal prossimo anno la novità: Valditara esalta la figura ma in molti sollevano dubbi

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Si attende a breve il decreto ministeriale che disciplinerà la figura del docente tutor (e di quello orientatore). Si tratta di uno dei capisaldi del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che già dalle prime settimane da capo del dicastero di Viale Trastevere aveva annunciato il suo impegno in tal senso.

Il Ministro, spiegando quale sarà la collocazione della nuova figura all’interno del sistema scolastico, dice: “avrà un ruolo decisivo. Si tratta della prima pietra della rivoluziona del merito. Che prevede di tirar fuori i talenti che ogni ragazzo ha dentro di sé, valorizzare le abilità di ciascuno e non permettere che qualcuno rimanga indietro“.

Inoltre, continua Valditara, “questi tutor dovranno personalizzare il percorso formativo e coordinare in una logica di team tutti gli altri docenti per far si che la formazione del ragazzo sia sempre più aderente alle sue necessità“.

Un passo concreto, inoltre, per superare le diseguaglianze di natura sociale e territoriale, e per favorire le attività di orientamento necessarie ai giovani per compiere scelte consapevoli, in linea con le loro aspirazioni e potenzialità“, ha detto a tal proposito la premier Giorgia Meloni.

C’è grande curiosità attorno a questa nuova figura che debutterà il prossimo anno scolastico. “Interessante e sfidante l’individuazione delle figure del docente tutor e del docente orientatore che rispondono sicuramente ad un’esigenza condivisa di presidiare queste aree fondamentali della formazione dei giovani“, dice Cristina Costarelli, presidente di ANP Lazio.

Secondo la dirigente scolastica del Newton di Roma, “il punto critico è che saranno docenti che dovranno dividersi tra l’insegnamento in classe, la frequenza di corsi per la propria formazione e le nuove funzioni di tutor e orientatori: non è solo questione di fondi ma di singole persone che dovranno spendersi su tanti fronti, forse troppi“.

E ci saranno docenti che lo faranno egregiamente, ma meglio sarebbe poter avere delle figure di middle management che potessero occuparsi in via esclusiva di queste funzioni complesse e delicate“, aggiunge.

Secondo il pedagogista Cristiano Corsini, la figura non solo non sarebbe utile ma addirittura negativa da certi punti di vista.

“Secondo me non serve, anzi, è sbagliato affidare solo ad un docente la responsabilità diretta del recupero degli apprendimenti e la valorizzazione dei talenti. Questo è un lavoro che devono fare tutti gli insegnanti. La trovo una visione ghettizzante, sia per i docenti che per ragazzi e le ragazze”, ha detto nel corso di una intervista ad Orizzonte Scuola.

Anche dal fronte sindacale non mancano i dubbi. La Cisl Scuola, dal canto suo, ha inviato delle proposte di modifica al Ministero. Fra i vari punti, il sindacato guidato da Ivana Barbacci ha chiesto di intervenire sulle “modalità con cui si prevede che il Dirigente Scolastico selezioni i docenti aspiranti alla funzione di tutor vanno sostituite da una procedura analoga a quella prevista dall’articolo 33 comma 2 del CCNL 19/4/2018 attualmente vigente per le Funzioni strumentali. Si ritiene che il più ampio consenso della comunità educante possa essere condizione di maggiore efficacia nello svolgimento di una funzione che porta il docente a relazionarsi anche con studenti e docenti di classi diverse dalla propria“.

Secondo la Flc Cgil, “va affermato con chiarezza che l’individuazione del docente tutor e del docente orientatore è prerogativa e competenza del Collegio dei Docenti e non genericamente dell’istituzione scolastica“.

In questo senso la formazione dei tutor deve essere successiva all’individuazione dei docenti individuati dal Collegio: il processo inverso esautora il collegio della sua funzione“, spiega il sindacato.

Per la Federazione Uil Scuola Rua la “figura del tutor non è sicuramente una sperimentazione di cui la scuola avrebbe bisogno e che certamente non risolve i veri e seri problemi presenti in essa. Non occorre inventarsi nuove figure. I tutor, anche se non ufficialmente, esistono già all’interno delle scuole“.

Infatti, per il sindacato guidato da Giuseppe D’Aprile, “l’attività di tutoraggio – psicologico, educativo, orientativo – è insita già nella professione docente al quale basterebbe aumentare lo stipendio per valorizzare il lavoro che svolge, compreso quello ufficioso di tutor!

Sulle modalità di individuazione dei docenti tutor – ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – abbiamo subito espresso la nostra contrarietà, perché non contemplano il personale a tempo determinato e non c’è alcuna previsione di un organico aggiuntivo. Sarebbe anche necessario valutare gli specifici percorsi già seguiti su dispersione e orientamento scolastico, coinvolgendo il personale e programmando sin d’ora attività di recupero mirate”.

Sarà necessario dotare le scuole di uno specifico organico aggiuntivo oltre a individuare specifiche risorse finanziarie aggiuntive nelle scuole in zone a rischio alta dispersione – ha detto Stefano Cavallini, segretario generale Anief – perché in questi istituti l’impegno sarà decisamente maggiore. Inoltre con il dimensionamento scolastico dei prossimi anni, avremo scuole con un numero elevato di plessi: in questi casi non potrà bastare un solo tutor a risolvere il problema e comunque il compenso dovrà essere più alto a chi porterà avanti questo onere”.

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