Docente ricorre per risarcimento danni dell’integrità psicofisica a seguito di sanzione disciplinare. Fa capo all’USR o al MIUR?

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La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione (Sentenza n. 32938 del 09/11/2021) ha chiarito che il rapporto di lavoro, instaurato mediante contratto col docente, fa capo al MIUR, cui risalgono quindi i corrispondenti diritti ed obblighi sostanziali. Pertanto, il docente che intenda agire in giudizio per richiedere i danni all’integrità psico-fisica, deve convenire il MIUR.

La vicenda innescata da una sanzione disciplinare illegittima

Un docente di sostegno, dopo avere ottenuto sentenza di condanna del Provveditorato agli studi per la perdita retributiva consequenziale ad una sanzione disciplinare, annullata in sede di ricorso straordinario al Capo dello Stato, di 45 giorni di sospensione dal servizio, ha nuovamente agito davanti al Tribunale per ottenere il risarcimento del danno all’integrità psicofisica. A tal fine, questa seconda azione è stata intentata nei riguardi dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR), cui sono stati notificati gli atti introduttivi. In esito all’istruttoria svolta in primo grado, il Tribunale ha disposto la notifica dell’atto introduttivo anche presso l’Avvocatura dello Stato. L’USR si è quindi costituita in giudizio a mezzo della predetta Avvocatura, con memoria eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva e ritenendo sussistente quella del MIUR. Ciononostante, il Tribunale, previa dichiarazione di contumacia dell’USR, ha condannato lo stesso al risarcimento del danno alla salute in favore del docente. L’USR ha proposto appello avverso tale pronuncia, sostenendo l’erroneità della dichiarazione di contumacia, eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva e reiterando l’indicazione del MIUR quale soggetto titolare della legittimazione.

L’azione va intrapresa contro il MIUR

La Corte d’Appello ha ritenuto l’erroneità della declaratoria di contumacia dell’USR, in quanto costituitasi in giudizio attraverso la memoria. Essa ha poi riformato la sentenza di primo grado, dichiarando il difetto di legittimazione passiva dell’USR, in quanto mera articolazione organica del MIUR, priva di titolarità sostanziale e processuale rispetto ai rapporti di lavoro del personale scolastico, da ritenere intercorrenti con lo Stato, in persona del MIUR. Il docente ha proposto ricorso per cassazione, rimarcando come gli USR fossero subentrati ai Provveditorati agli Studi nelle medesime funzioni.

Il rapporto di lavoro del docente è col MIUR, non con l’USR

La Cassazione, nel rigettare il ricorso del docente, ha chiarito che il rapporto di lavoro, instaurato mediante contratto, fa capo al MIUR, cui risalgono quindi i corrispondenti diritti ed obblighi sostanziali. Parte in causa è sempre il MIUR, anche se rappresentato dall’USR. La Cassazione ha quindi confermato il riconoscimento all’USR ed al suo dirigente della veste di organi del Ministero, muniti di poteri di rappresentanza di esso verso l’esterno, ma non di un’autonoma soggettività, nel senso che all’USR, attraverso il suo preposto, è data facoltà di gestire le situazioni contenziose, salvo l’intervento sostitutivo diretto del Ministero. In ragione di ciò l’USR può dunque comparire quale organo rappresentante legittimato nelle liti passive, tuttavia parte in causa, ove si tratti di contenzioso riconnesso ai contratti di lavoro di docenti ed amministrativi, dovrà essere comunque il MIUR, per quanto rappresentato dall’USR e non l’USR in quanto tale.

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