Docente precario picchiato da studenti, poi si dimette. Un altro episodio di violenza

di Vincenzo Brancatisano
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Docente superiori costretto ad abbandonare l’incarico per la violenza subita. Termosifone divelto, furti di denaro ai danni dei docenti.

Un docente s’è dovuto dimettere dall’insegnamento perché non ce la faceva più. Cento giorni di sospensione in un mese e mezzo di lezioni. Una professoressa derubata, un ’altra violentemente strattonata dallo studente che pretendeva la restituzione del cellulare. Un termosifone pressoché divelto, con l’aula allagata e con l’allegato, immancabile video che ritrae tutto. E ancora, il lancio di una sedia che fortunatamente non ha colpito il professore e un professore colpito con una testata e costretto a medicarsi e poi, come detto, a dare le dimissioni.

E’ quanto riferisce questa mattina la Gazzetta di Modena, nel raccontare una grave situazione di violenza e di indisciplina che ha avuto nei giorni scorsi come teatro uno degli istituti della città emiliana. Gli episodi si aggiungono a quello immortalato da un video postato in rete nel quale si vede un alunno, poi denunciato, di un altro istituto, in provincia di Modena, che lancia un cestino di rifiuti contro la professoressa che resta immobile, forse per lo sconcerto.

Torniamo al primo istituto. I due episodi più gravi, quello della testata e del furto, oltre che in sospensioni, si sono trasformati in denunce alle forze dell’ordine. Ma in attesa che la giustizia faccia il suo corso, il professore ferito e che ha dovuto farsi curare in ospedale si è in pratica licenziato: lui, supplente, ha rinunciato all’incarico che aveva, a quelle ore di insegnamento. «Ha detto basta – fanno sapere al giornale alcuni insegnanti dell’Istituto – perché non è riuscito più a sopportare la situazione, non se la sentiva più di affrontare quotidianamente lo stress e i pericoli che comporta lavorare in queste situazioni e ha fatto una scelta, alla luce del fatto che è stato aggredito».

I fatti

Sempre secondo quanto racconta la Gazzetta, una decina di giorni orsono il docente aveva sorpreso tre ragazzi che in un luogo appartato dell’istituto stavano fumando marijuana: si tratta di un ragazzo della scuola e di due ex studenti sempre del professionale, più grandi e maggiorenni.

Lui si è avvicinato, ha detto loro di smetterla e di farsi identificare ma uno di quelli venuto da fuori gli ha sferrato una testata. Il ragazzo della scuola ha cercato di fare da paciere. L’insegnante è stato medicato in ambulanza e poi al pronto soccorso. Intanto l’aggressore è stato identificato, poiché conosciuto ed ex studente, e denunciato dall’insegnante.

E’ stato denunciato anche l’autore del furto dei soldi dal portafoglio della professoressa, avvenuto durante una lezione e con l’aiuto di due complici che facevano il palo. Ma la scuola non è questa. E’ uno storico istituto dal quale è uscita la gran parte degli artigiani e dei piccoli imprendiori che negli anni 60 si inventarono la ripresa economica.

I docenti spiegano che quelli descritti, assieme ad altri, sono i casi più eclatanti ma che questo non accade in tutte le 42 classi dell’istituto. Il problema è generazionale, chiariscono, e diffuso nelle classi prime e nelle seconde: grandi contenitori dove convivono ragazzini ancora bambini con ragazzi di pari età ma spesso “cresciuti in strada” o con ripetenti con ben più vaste esperienze.

«Ragazzi che hanno anche già storie di spaccio, alcune denunce – dicono i docenti – e che si comportano spesso come delinquenti. Sono situazioni esplosive, che si ripetono da anni, che sfociano in episodi di vandalismo e di violenza. Certo, ma occorre guardare in profondità».

Se si guardano le classi successive, dalla terza in su, il fenomeno praticamente si azzera. Cento giornate di sospensione in una decina di classi tra prime e seconde sono certo un fattore preoccupante ma costituiscono anche un segnale positivo.

Questo grazie alla nuova preside che “gestisce” la vita scolastica. «In precedenza noi docenti – insistono gli insegnanti con la Gazzetta – facevamo molta fatica a far passare i nostri provvedimenti disciplinari, venivano come “cestinati”: arrivare ad ottenere una sospensione era un fatto davvero eccezionale. Ora c’è la volontà di dare un segnale ai ragazzi, Se si lascia fare tutto allora fanno di tutto e di più, senza limiti. Ora ci sono dei paletti, stiamo facendo vedere che ci sono delle conseguenze quando ci si comporta male. Un semplice esempio: prima c’erano ragazzi che arrivano in classe quando pareva a loro, ora dopo 4 ritardi scatta in automatico un giorno di sospensione. I fatti più gravi sono stati puniti con 15 giorni di sospensione, altri con cinque o sei e così via. Nel caso del termosifone divelto, ad esempio, giorni di sospensione al ragazzo e i genitori hanno dovuto pagare la riparazione. Il percorso educativo è lungo, lo sappiamo, ma ora almeno abbiamo la possibilità di denuncia, di intervenire direttamente con l’appoggio della nostra dirigenza».

E la classe docente? Per i prof sono in arrivo dei corsi su come affrontare al meglio situazioni tanto problematiche a al limite della sopportazione.

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