Docente ordina a studente di scrivere frasi ingiuriose rivolte allo studente stesso, condannato

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Sembrerebbe una scena tipica della serie televisiva a cartoni animati statunitense I Simpson di quando Bart alla lavagna scrive cose indicibili. Ma è la realtà e la cosa è seria.

La Corte di Appello di Bari confermava la condanna nei confronti di un docente per i reati di lesioni volontarie ed abuso di mezzi di correzione commessi colpendo con un calcio un proprio alunno, all’epoca minorenne, dopo aver intimato al medesimo ed a una sua compagna di scrivere alla lavagna frasi offensive rivolte allo stesso alunno.

La Cassazione penale con sentenza del 5 luglio 2017 n. 32374 evidenzia che “ l’art. 571 punisce infatti l'”abuso dei mezzi di correzione” quale fatto dalla portata indubbiamente ampia, comprendente ogni comportamento dell’ insegnante che umili, svaluti, denigri o violenti psicologicamente un alunno causandogli pericoli per la salute, atteso che, in ambito scolastico, il potere educativo o disciplinare deve sempre essere esercitato con mezzi consentiti e proporzionati alla gravità del comportamento deviante del minore, senza superare i limiti previsti dall’ordinamento o consistere in trattamenti afflittivi dell’altrui personalità (ex multis, Sez. 5, n. 47543 del 16 luglio 2015, G, Rv. 265496). Non v’è dubbio, allora, che l’ordine impartito al discente di scrivere alla lavagna il proprio nome accompagnato da epiteti ingiuriosi, integra compiutamente un abuso del potere educativo o disciplinare a prescindere dalla circostanza che, poi, il destinatario resista o meno ad una simile mortificante imposizione.”

La Cassazione confermava tutti i punti della sentenza di condanna della Corte pugliese ma rinviava ai medesimi giudici unicamente per i vizi emersi in relazione al trattamento sanzionatorio e segnatamente alla mancata commutazione della pena detentiva in pecuniaria ed al denegato giudizio di prevalenza delle attenuanti generiche. Annullando, dunque, la sentenza impugnata limitatamente alla sanzione irrogata con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Bari per nuovo esame.

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