Un docente omosessuale di una paritaria cattolica si racconta: ciò che addolora di più è la menzogna

WhatsApp
Telegram

GB – Un docente gay ha scritto una lettera al Corriere, in una sorta di sfogo per la sua condizione di omosessuale in una scuola paritaria cattolica.

Da tre anni non è più single, ma convive con Andrea, il suo compagno, ma la dirigenza non sa nulla.

GB – Un docente gay ha scritto una lettera al Corriere, in una sorta di sfogo per la sua condizione di omosessuale in una scuola paritaria cattolica.

Da tre anni non è più single, ma convive con Andrea, il suo compagno, ma la dirigenza non sa nulla.

Luca, nome fittizio, racconta che il lato più doloroso della sua vicenda è la continua menzogna: non dire mai nè far capire di avere preferenze sessuali diverse.

"Quando mi hanno assunto, oltre al contratto a tempo indeterminato mi hanno fatto firmare un foglio in cui mi chiedevano di condividere il loro progetto educativo basato su valori cattolici. Non si scendeva nel particolare ovvio, ma il riferimento era chiaro" racconta Luca. "L’impostazione è quella che conosciamo tutti. Ogni anno i miei studenti fanno degli incontri con le autorità ecclesiastiche in alcune giornate dedicate alla catechesi e io resto sbigottito di fronte a quello che le mie orecchie sono costrette a sentire. Puntualmente in queste occasioni, quando l’argomento di dibattito vira sull’orientamento sessuale, sento parlare di omosessualità come una malattia. ‘I gay devono provare a curarsi o praticare l’astinenza’ ha detto un alto prelato a questi ragazzi più di una volta. Al secondo anno consecutivo che sentivo queste idiozie sono andato nell’ufficio della vicepreside: queste affermazioni sono poco educative e devianti per gli studenti,e la madre superiora mi ha dato ragione".

Esprime con forza ciò che sente: "Soprattutto rabbia. I miei colleghi sanno di me, conoscono il mio compagno, andiamo a cena insieme, si scherza e si ride ma con le suore vige una regola molto precisa: occhio non vede e cuore non duole. Loro non sanno o se sanno fanno finta di niente. Io da parte mia non provo neanche rancore o mortificazione. Solo rabbia per questa maschera che sono costretto a portare tutti i giorni e che non mi fa essere me stesso al cento per cento. L’atmosfera nella mia scuola è diversa da quella di Trento, ma chi mi dice che quello che è successo lì non possa ripetersi? Quando sono a scuola e nel parlare di cose quotidiane che mi accadono nella vita di tutti i giorni mi scappa un ‘noi’, mi fermo e ricomincio. Faccio un respiro profondo, penso ad Andrea e fantastico su una futura cena di fine anno scolastico finalmente accompagnato da lui. Ti immagini la faccia delle suore?".

L’orientamento sessuale non può incidere sul rinnovo dei contratti. Tutti d’accordo sul caso di Trento. Miur: Agiremo con severità

 

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur