Docente nella scuola che frequentava da bambina: “Le colleghe sono le mie maestre e per me sono ancora così”. La storia di Imma

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Imma Fontanella, 28 anni, oggi docente nella stessa scuola dove 17 anni fa si recava da alunna, la primaria 30° C.D. Giuseppe Parini di Napoli. Tra le colleghe le sue maestre, che ancora vede così, come se gli anni si fossero fermati. Nel frattempo però si è laureata e abilitata sul sostegno.

Com’è iniziato il percorso da insegnante?
Mi sono laureata in Scienze della formazione primaria, poi ho preso l’abilitazione sul sostegno sia all’infanzia che alla primaria. Mi son laureata nel luglio 2018 e a settembre insegnavo già a Firenze. Ho vinto il concorso sia posto comune che posto sostegno e aspetto la graduatoria.

Da Firenze ti sei trasferita a Napoli?
Con il titolo per il sostegno mi son potuta riavvicinare a casa e addirittura insegnare nella scuola che frequentavo da bambina. Ho ritrovato quasi tutte le mie maestre. Solo una va in pensione e poi ci sono le altre che son giovani, non superano i 50 anni.

Come ti sei sentita?
Ho capito che loro non smettono mai di insegnarmi qualcosa. La maestra di inglese mi insegna a non fermarmi, lei infatti oggi è vicepreside. La maestra che invece va in pensione mi ha insegnato che non si finisce mai di imparare e bisogna sempre mettersi in gioco. Lei con il Covid ha dovuto cimentarsi con tutta la tecnologia imparando a utilizzare il pc, google meet, zoom. Non finiscono mai di darmi insegnamenti, sono per me le maestre di vita. E’ difficile chiamarle per nome, per me Donatella resta la mia maestra. Sono contenta di partecipare alla sua festa di pensionamento perché mi sento un anello di congiunzione tra il passato e il presente.

Hai iniziato presto e giovanissima. Qual è stata la tua esperienza con gli alunni?
Mi son trovata subito bene. Mi sento vicina a loro. Mi annoio con la lezione tradizionale, seduta alla cattedra. Mi piace sperimentare, per esempio scienze e storia fatte con laboratori. Con la classe che avevo a Firenze e che ora è in quinta, abbiamo fatto una sorta di gemellaggio con la mia classe a Napoli. Per lo studio delle regioni abbiamo inventato “Amici di tastiera”: è stato un modo per studiare la geografia staccati dal libro. Gli alunni e anch’io ci siamo divertiti. Il mio rapporto con gli studenti va bene perché sono la prima che vuole divertirsi.

Quindi più metodologie didattiche innovative?
Sì, e fortunatamente ci sono molte colleghe giovani. La sola scuola tradizionale non funziona, ma nemmeno la scuola tecnologica e innovativa, bisogna trovare il giusto equilibrio.

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