Docente fase C con disturbo bipolare, la legge impedisce l’accertamento medico

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La Costituzione italiana non contempla discriminazioni tra lavoratori: tutti devono vedere tutelata e protetta la propria salute sul posto di lavoro.

La Costituzione italiana non contempla discriminazioni tra lavoratori: tutti devono vedere tutelata e protetta la propria salute sul posto di lavoro.

Ha quindi senso che l’accertamento medico (sia esso d’ufficio, sia esso a domanda del lavoratore) possa essere richiesto esclusivamente a/da docenti di ruolo che abbiano superato il periodo di prova? Non è questa forse una inqualificabile ingiustizia cui dover porre immediatamente rimedio? Sia il docente interessato, sia il suo dirigente vedono oggi venir meno lo strumento principe per tutelare rispettivamente la salute del lavoratore medesimo e l’incolumità dell’utenza. La storia di Giovanna ci consente di comprendere quanto danno può causare a lavoratore e alunni una legge iniqua.

Alla lettera della docente fanno, come al solito, seguito riflessione e conclusioni.

Gentile dottore,

mi chiamo Giovanna, sono una docente di scuola primaria da 15 anni e di ruolo da pochi giorni, grazie alla fase C del piano di assunzioni previsto dal Governo. Ho 47 anni, sono single e senza figli. Soffro di disturbo bipolare da diversi anni e ultimamente ho delle ricadute frequenti a causa della situazione lavorativa sempre più stressante: ho insonnia, attacchi di panico, stanchezza mentale e fisica, mancanza di concentrazione, forte irritabilità. Tuttavia, il sintomo più preoccupante è l’aggressività che, a volte, faccio fatica a controllare, mio malgrado. La diagnosi di disturbo bipolare è stata posta 10 anni fa, ma ho disturbi psichiatrici da 17 anni: dapprima diagnosticati come attacchi di panico, quindi come depressione, poi come sindrome maniaco depressiva, infine come disturbo ossessivo compulsivo. Sono stata trattata con svariati farmaci e innumerevoli colloqui psicoterapici. Dopo 7 anni di calvario sono stata ritenuta affetta da disturbo bipolare e attualmente assumo stabilizzatori dell’umore, ansiolitici e altro ancora. Anche dormire è diventato un problema ed ho cambiato numerosi farmaci ipnotici con scarso successo.

Sono molto preoccupata perché mi trovo nell'anno di prova, e non sono in condizioni di lavorare né di seguire i bambini come si deve. Le chiedo quale iter devo seguire per avere un aiuto al più presto perchè la situazione è grave: faccio molta fatica ad alzarmi per andare al lavoro e spesso arrivo in ritardo. Sono seguita da anni da uno psichiatra per farmaco- e psico-terapia, ma la situazione ultimamente è diventata ingestibile poiché lo stress professionale è una delle maggiori cause di ricaduta. Non vedo vie d'uscita. Quali sono i miei diritti per malattie, esoneri, inabilità? Insomma vorrei sapere tutto ciò di cui ho diritto. La ringrazio per i suggerimenti che vorrà darmi.

Riflessioni

Quindici anni di precariato, con una diagnosi di disturbo bipolare sulle spalle, non sono davvero uno scherzo, soprattutto per chi è docente di professione. Forse la stessa vita da “single” è figlia del disturbo psichiatrico che si porta appresso come una croce. Se poi ci si accinge ad entrare stremati in ruolo, dovendo ancora affrontare l’anno di prova, il superamento di quest’ultimo appare un lontano e inarrivabile miraggio. Giovanna intuisce questa difficoltà che si va a sommare ai numerosi ostacoli affrontati prima di giungere alla corretta diagnosi. Il disturbo bipolare infatti è insidioso e può mascherarsi da depressione col risultato che, trattato dapprima inopinatamente e frettolosamente con antidepressivi, può precipitare il soggetto nella fase maniacale. Solo un attento monitoraggio del paziente e un’accorta anamnesi familiare (assai spesso significativa in questa forma) consentono di porre la giusta diagnosi, evitando il rapido alternarsi di depressione e maniacalità in un vortice inarrestabile e sempre più rapido. E’ la stessa paziente che nei momenti di lucidità (più o meno lunghi grazie ad un’equilibrata terapia con farmaci stabilizzatori dell’umore come i Sali di Litio) si rende conto di aver bisogno di aiuto soprattutto per quel sintomo che non riesce a controllare: l’aggressività. L’insegnante comprende inoltre che è lo stress a precipitare il quadro clinico, innescando quella ciclicità pericolosa dell’umore da cui le è impossibile uscire con le sole proprie forze. Non resta che chiedere aiuto, cercando di capire quali strumenti il legislatore ha messo a disposizione del lavoratore per tutelare la propria salute.

Ma qui giunge inaspettata l’amara sorpresa: con il DPR 171/2011 è stato tolto a dirigente e lavoratore la possibilità di chiedere l’accertamento medico, riservandolo unicamente a chi è entrato in ruolo ed ha superato il periodo di prova. Un vero smacco per Giovanna che, a un passo dalla sospirata meta, rischia di vedersi sfuggire l’ambito traguardo. Un rischio altresì per la giovane utenza che si trova di fronte una maestra potenzialmente aggressiva a causa di quel sintomo noto agli specialisti come “perdita del controllo degli impulsi”.

Conclusioni

Cosa dire quindi a Giovanna che chiede un consiglio? La pura e semplice verità: si metta con fiducia nelle mani dello psichiatra che la guiderà nel suggerirle quando (e per quanto) stare a casa in malattia, nella speranza di completare al più presto e positivamente il periodo di prova. Tertium non datur per colpa del succitato DPR che dovrebbe essere emendato subito affinché non si ripetano situazioni a rischio per lavoratori e utenza. Materia sindacale? Direi proprio di sì, Giovanna. Speriamo che ascoltino almeno lei, ma nutro seri dubbi.

www.facebook.com/vittoriolodolo

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