Docente di sostegno specializzata, licenziata. Lettera

di redazione
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Inviato da Maria Gangemi – I giornali riferiscono che in questo periodo gli uffici territoriali del MIUR sono in cerca di docenti di sostegno, possibilmente specializzati.

Io però, benché appartenga a tale categoria, da poco mi sono vista notificare dall’UST di Bergamo la rescissione del contratto di lavoro, dopo tre anni di ruolo, un TFA, due master sui bisogni educativi speciali e – ovviamente – il superamento dell’anno di prova.

Alla base del «licenziamento» non sono particolari motivi di demerito o una mia palese incapacità di insegnare, ma un vecchio contenzioso legale con il MIUR: anni fa, come è successo anche ad altre persone, ero stata depennata dalle GAE, le graduatorie ad esaurimento (lo riconosco: in un periodo abbastanza complicato della mia vita, avevo trascurato di aggiornare la mia posizione e di dichiarare che in queste graduatorie intendevo restare).

In seguito avevo però chiesto e infine ottenuto di esservi reinserita, appellandomi a un orientamento decisamente maggioritario nella giurisprudenza, soprattutto in epoca recente (tra le sentenze favorevoli, se ne contano già due della Cassazione e cinque del Consiglio di Stato).

Nel 2015 il Giudice del Lavoro mi aveva appunto dato ragione, mentre risale al gennaio del 2017 il deposito di una sentenza della Corte di Appello di Brescia, che aveva accolto un successivo ricorso del ministero.

Passa ancora un anno e mezzo; poi, lo scorso luglio, l’UST di Bergamo mi fa sapere di voler procedere rapidamente alla risoluzione del contratto, sostenendo che la sentenza a me sfavorevole sarebbe ormai «passata in giudicato».

Tramite il mio avvocato, faccio presente che deve trattarsi di un errore, dato che tempestivamente avevamo fatto a nostra volta ricorso in Cassazione (con fondate speranze di successo – ci permettiamo di aggiungere -, considerati gli esiti in ultimo grado di casi analoghi).

In un successivo decreto dell’UST, ad agosto, si specifica tuttavia che il precedente riferimento alla (presunta) definitività della sentenza è inessenziale: si procede comunque alla risoluzione del contratto di lavoro e io, dal giorno seguente, mi ritrovo disoccupata.

Non è difficile intuire le conseguenze di questo provvedimento per la mia vita personale e familiare: tra l’altro, come “ex docente di ruolo” attualmente mi trovo esclusa da tutte le graduatorie, anche da quelle di istituto.

Rischia anche di interrompersi bruscamente – ma i comunicati dell’ufficio territoriale non entrano nella questione – il bel rapporto educativo che avevo stabilito nel corso di un triennio con diversi ragazzi portatori di particolari fragilità (recentemente il ministro Bussetti sottolineava quanto sia importante la continuità didattica, particolarmente nel sostegno, e aggiungeva che un docente dovrebbe poter restare nello stesso posto per l’intero ciclo scolastico di un alunno: considerazioni ineccepibili, che però non sembrano applicarsi alla mia vicenda).

Aggiungerei un ulteriore particolare, che suona quasi ironico: al termine dei due ultimi anni scolastici, nell’istituto in cui fino a pochi giorni fa insegnavo mi è stato assegnato il bonus per la valorizzazione del merito.

Nella motivazione per il secondo anno si legge: «Per la qualità dell’insegnamento e per il contributo al miglioramento dell’istituzione scolastica, nonché al successo formativo degli studenti».

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