Docente di sostegno robot, l’invenzione è italiana l’intelligenza artificiale, invece, è franco-nipponica

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Non è ancora il momento di mandare in pensione i docenti di sostegno italiani, tranquilli. Si tratta, però, di una notizia che farà sicuramente discutere, “i robot in futuro sostituiranno gli umani?” Probabilmente sì, in molte funzioni, ma da qui a sostituire un docente di sostegno ce ne passa, ma una mano, a leggere questa storia, sicuramente possono darla.

In una scuola di Genova, un gruppo di professori e dottorandi del Dipartimento di Informatica, bioingegneria, robotica e ingegneria dei sistemi dell’ateneo genovese hanno ideato un progetto che prevede l’uso di un robot umanoide di nome Pepper per aiutare i ragazzi in difficoltà.

La notizia è stata riportata dal quotidiano Il Secolo XIX, che ha raccontato come l’idea sia nata dalla difficoltà di integrazione di due bambini ucraini.

Pepper è un robot costruito dall’azienda franco-giapponese Softbank, dotato di un’intelligenza artificiale che gli consente di adeguare il proprio comportamento alla persona che ha di fronte. Il robot è stato utilizzato in passato per fare compagnia agli anziani ospiti delle case di cura Advinia HealthCare, in Inghilterra, e nella rete di residenze Hisuisui, in Giappone, come parte del progetto di intelligenza artificiale Caresses.

Il progetto ideato dai professori prevedeva di mettere alla prova Pepper in un’aula scolastica per aiutare i ragazzi in difficoltà. L’esperimento è stato progettato da una dottoranda di 26 anni, Lucrezia Grassi, allieva di Recchiuto e Sgorbissa, che ha coordinato un test durato tre mesi su 300 alunni di prima e seconda media Parini-Merello di Genova. Gli incontri sono avvenuti nell’aula di informatica dove, a turni di mezz’ora, il robot ha interagito con quattro studenti alla volta.

Il progetto ha ottenuto risultati positivi, con i ragazzi che hanno dimostrato una maggiore partecipazione e motivazione. Il professor Recchiuto ha dichiarato che “Pepper ha una funzione di sostegno per i ragazzi in difficoltà e non deve essere considerato come una sostituzione dei professori o del personale scolastico, ma come un aiuto complementare“. Inoltre, ha sottolineato come il progetto abbia anche un valore pedagogico, in quanto aiuta i ragazzi a familiarizzare con la tecnologia e l’intelligenza artificiale.

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