Docente con disagio psichico, meglio dispensa da servizio che chiusa in una stanza a non far nulla

di Vittorio Lodolo D'Oria
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La vicenda che stiamo per trattare non è tra le più frequenti, anche se un dirigente scolastico si troverà ad affrontarne una simile almeno una volta nella sua lunga carriera professionale.

Il caso viene sottoposto all’attenzione del sottoscritto dal figlio dell’interessata. Si tratta di una maestra di scuola primaria di 57 anni, con 31 anni di servizio, in procinto di presentarsi ad un nuovo Accertamento Medico d’Ufficio (AMU) in CMV, allo scadere di un periodo di inidoneità all’insegnamento di due anni decretato dal Collegio Medico. Il figlio mi chiede se la madre potrà essere riammessa all’insegnamento “poiché desidera tornare in cattedra dopo essere stata tenuta da sola in una stanza, a far nulla, per un biennio”. Per poter esprimere un parere compiuto chiedo di visionare i verbali della Commissione e tutti gli altri documenti utili come i certificati medici, le relazioni del dirigente, le sanzioni etc. Gli atti che mi vengono trasmessi riportano le motivazioni per cui il dirigente aveva richiesto il primo AMU e, tra queste, ve ne sono alcune piuttosto significative:

1) utilizzo di un linguaggio volgare con gli alunni non consono ad una docente

2) offese ai genitori degli alunni proferite direttamente in faccia ai piccoli

3) comportamenti aggressivi nei confronti dei bambini

4) punizioni corporali ai bimbi

5) divieto dell’uso dei servizi igienici ai bambini

6) atteggiamenti quali pianti e scatti d’ira in presenza dei bambini

7) accuse ai bambini di non comprendere i suoi malesseri

8) esibizione ai bambini dei farmaci che assume pretendendo comprensione per i suoi malanni

9) litigi plateali con la collega titolare di classe alla presenza dei bambini

10) abbandono improvviso della classe senza giustificato motivo

Il dirigente scolastico annotava inoltre un precedente provvedimento disciplinare assunto tempo addietro e rivelatosi del tutto inefficace. A tutti i su elencati rilievi la docente opponeva una ferma opposizione negando per iscritto la sussistenza degli eventi contestati e accusando genitori e colleghi di avercela con lei, ritenendo inoltre la classe irrispettosa nei suoi confronti. Nel verbale della CMV si evincono ulteriori dati importanti, ovviamente non a conoscenza del dirigente scolastico, quali una farmacoterapia di lungo periodo con antipsicotici e ansiolitici, e un atteggiamento difensivo/oppositivo della maestra nel sottoporsi ai test psicodiagnostici prescritti dallo stesso Collegio Medico. La diagnosi conclusiva che ne derivava era pertanto poco definita: “Note ansiose in soggetto con tratti di rigidità adattativa ed allegate documentate anomalie comportamentali”. Come anzidetto il giudizio medico-legale decretava un’inidoneità temporanea all’insegnamento (2 anni) con idoneità ad altre mansioni.

Giunti a questo punto chiedo al figlio se la mamma è seguita da uno psichiatra, se continua la specifica farmacoterapia e come si è comportata nei due anni trascorsi senza insegnare. La risposta ai quesiti è nell’ordine la seguente: “Poiché afferma di stare bene non si fa seguire da nessuno psichiatra ed ha sospeso la terapia per conto suo, ma i due anni di inidoneità le sono stati faticosi e sostiene di aver subito situazioni ai limiti del mobbing”.

Riflessioni

Di fronte a comportamenti anomali come quelli tenuti dalla maestra, il dirigente scolastico ha fatto benissimo a procedere con un AMU. Tuttavia avrebbe dovuto essere meno generico e circostanziare meglio le “stravaganze” della maestra collocandole nel tempo, citando i testimoni, descrivendo i particolari e via discorrendo. Accuse così pesanti (offese ai genitori, aggressività verso i minori e ricorso a punizioni corporali) devono essere specificate senza restare nel vago per non correre il rischio di denunce per diffamazione. Poco appropriato è stato invece il procedimento sanzionatorio a carico della maestra che avrebbe potuto essere evitato poiché ci si trova di fronte a un problema di evidente natura medica e non disciplinare. Per questa ragione vanno sempre prima esclusi i problemi di salute dei propri subordinati per eventualmente adottare provvedimenti disciplinari in un secondo tempo. La docente si è poi sentita oltraggiata per l’AMU avviato dal dirigente nei suoi confronti ma tale sentimento, comune a tutti i docenti, potrebbe essere evitato se solo si attuasse la formazione di legge (art.37 DL 81/08) sull’Accertamento Medico che è per sua natura un provvedimento a esclusiva tutela della salute dei lavoratori e mai contrario ai loro interessi.

Conclusione

Quello che accadrà in Collegio Medico è abbastanza scontato. La CMV rimarrà perplessa per l’interruzione del monitoraggio medico e della terapia farmacologica da parte della maestra. Di fronte alla mancanza di certificati psichiatrici aggiornati, richiederà poi una relazione specialistica presso una struttura pubblica e l’eventuale ripetizione dei test psicodiagnostici prima di emettere un qualsiasi verdetto.

Ma soprattutto resta il grave dilemma se sia il caso di rimettere a insegnare una persona con un profilo psicologico fragile quando sappiamo bene che si tratta della professione che, più di ogni altra, determina una forte usura psicofisica. Dobbiamo anche ammettere che non è di certo terapeutico chiuderla in una stanza a far nulla, mentre la dispensa dal servizio parrebbe essere la soluzione più adeguata dopo 31 anni di onorato servizio.

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