Docente con contratto a termine: sì al risarcimento, sì alla progressione stipendiale

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Il docente che ha stipulato una serie di contratti a tempo determinato ha diritto al risarcimento del danno e alla progressione stipendiale. Per la Cassazione il Ministero deve assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato comparabile.

Il risarcimento del danno: 3 mensilità e mezzo della retribuzione globale di fatto

La Cassazione (n. 26271 dl 28 settembre 2021) ha confermato l’illegittimità dei contratti a termine stipulati da un docente col MIUR, condannando l’Amministrazione a corrispondere al lavoratore un’indennità risarcitoria pari a tre mensilità e mezza della retribuzione globale di fatto, quindi respingendo l’impugnazione proposta dal Ministero in ordine al riconoscimento della progressione economica prevista per i dipendenti a tempo indeterminato in relazione all’anzianità di servizio complessivamente calcolata computando i rapporti a termine.

I contratti a termine che coprivano l’intero a.s.

La sentenza impugnata ha ritenuto illegittimi i contratti a termine sottoscritti dalle parti applicando la disciplina prevista per le supplenze nel settore scolastico dall’art. 4 della legge n. 124/1999. Nella specie, il docente aveva stipulato una serie di contratti a tempo determinato, la cui apposizione del termine è stata ritenuta illegittima. Si trattava di contratti che coprivano l’intero anno scolastico, dal 1° novembre al successivo 31 ottobre, e che pertanto servivano a coprire posizioni dell’organico di diritto.

L’illegittimità della reiterazione dei contratti a termine per almeno 36 mesi

Per effetto della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 4, c. 1 e 11, della legge n. 124/1999, e in applicazione della Direttiva 1999/70/CE, è illegittima, a far tempo dal 10 luglio 2001, la reiterazione dei contratti a termine stipulati ai sensi dell’art. 4, c 1 e 11, della legge n. 124/1999, prima dell’entrata in vigore della legge 13 luglio 2015 n. 107, rispettivamente col personale docente e con quello amministrativo, tecnico ed ausiliario, per la copertura di cattedre e posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, sempre che abbiano avuto durata complessiva, anche non continuativa, superiore a 36 mesi.

Il risarcimento del danno

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di illegittima o abusiva successione di contratti di lavoro a termine, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno parametrato alla fattispecie di cui all’art. 32, c. 5, della legge n. 183/2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, che non può farsi comunque derivare dalla “perdita del posto”, in assenza di un’assunzione tramite concorso ex art. 97 Cost. (Cass., n. 992 del 2019)

La progressione stipendiale del lavoratore a termine

La Cassazione (sentenza n. 290 del 2017) ha statuito che nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della stessa progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicché vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato. A dette conclusioni la Cassazione è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia, ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato -comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto.

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