Docente colpita da pallini, i ragazzi hanno sbagliato, ma sbandierare le proprie ragioni per settimane sui giornali è sbagliato. Lettera

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Inviato da Federica Manghi – Mi spiace, ma anch’io mi pongo fuori dal coro, perché non riesco a solidarizzare completamente con la docente di Rovigo.

Il comportamento dei ragazzi è stato grave e vergognoso, tuttavia non trovo neppure giustificabile lo psicodramma mediatico avviato dall’insegnante stessa. Ha denunciato penalmente 24 alunni per difendere la propria dignità, il proprio ruolo, la propria professionalità vilipesa, direi che è sufficiente. Continuare a sbandierare per settimane le proprie ragioni su testate giornalistiche e in programmi tv è spettacolo avvilente. Già è discutibile che si tiri in ballo il tribunale per “educare” un’intera classe, ma l’infinito corollario di interviste e partecipazioni a programmi tv è diventato esercizio di flagellazione della stessa dignità che paradossalmente si cerca di difendere.

Si contesta al gruppo di ragazzini coinvolti la becera e irresponsabile ricerca di like sui social e poi si va ad alimentare a dismisura la gogna mediatica su di loro, esponendo di riflesso l’intera scuola, con la compiacenza pure del Ministro dell’Istruzione, che forse avrebbe dovuto adoperarsi per riportare nella giusta sede, quella scolastica appunto, la soluzione di questa triste vicenda. Ma, evidentemente, è difficile per tutti, anche per adulti e formatori, sfuggire alle lusinghe delle luci della ribalta e al quarto d’ora di celebrità.

Il Ministro Valditara twitta che “se uno studente spara al docente sbaglia senza se e senza ma”, verissimo, ma qui ci sono anche allievi che non hanno sparato, ugualmente considerati ed additati come rei e responsabili; tutti già condannati a prescindere in quanto omertosi e complici (come neppure la corte di Matteo Messina Denaro) e nel giubilo scomposto della folla social e del politico di turno.

Forse sarò una deprecabile buonista, un’insana idealista, ma a mio avviso la scuola che funziona educa senza colpire nel mucchio, punisce senza infierire, parla, ascolta e soprattutto giudica avendo totale contezza dei fatti e delle responsabilità, magari, perché no, esercitando anche un pizzico di salomonica clemenza.

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