Docente accoltellata, parla la prof. Petri: “Noi in prima linea come i medici, ma il ruolo dell’insegnante non è più attrattivo”

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Valentina Petri, insegnante in un istituto professionale di Vercelli e autrice, mette in luce un preoccupante fenomeno: l’aumento delle aggressioni nelle scuole.

Con 27 episodi registrati da inizio anno e 36 nel precedente, Petri sottolinea come la scuola, lungi dall’essere un’entità isolata, rifletta le dinamiche sociali più ampie. La violenza, purtroppo, non è estranea nemmeno agli ambienti educativi.

Secondo Petri, dietro questi atti vi è un marcato bisogno educativo, spesso espressione di un disagio profondo. Gli insegnanti, paragonati ai medici del pronto soccorso, si trovano in prima linea nel gestire situazioni complesse, specialmente con gli adolescenti, che attraversano una fase evolutiva delicata. Il coinvolgimento eccessivo delle famiglie, a volte controproducente, aggiunge un ulteriore strato di complessità.

Di fronte a questa situazione, Petri sottolinea l’importanza della relazione educativa, un processo che può richiedere anni per dare frutti tangibili. Sul fronte delle politiche, il dibattito tra una riforma della condotta, come suggerito dal ministro Valditara, e la richiesta studentesca di maggiori risorse psicologiche, è acceso. Petri auspica un approccio bilanciato che unisca sanzioni a un effettivo lavoro educativo e di comprensione.

Infine, Petri tocca un punto cruciale: la diminuita attrattiva sociale della professione docente. Tra stipendi poco competitivi, burocrazia opprimente e stereotipi dannosi, emerge un quadro di sfida e malcontento. Tuttavia, la passione per l’insegnamento e l’importanza sociale di questa professione rimangono incrollabili per lei.

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