Docente accoltellata. “Dobbiamo essere santi per fare gli insegnanti?” il dibattito sul “buonismo” nella scuola

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Gramellini ha scritto un editoriale sul Corriere sulla vicenda della docente di Caserta accoltellata da uno studente.

La docente ha espresso il suo rammarico per aver fallito nel rapporto con lo studente e l’autore cerca di dare una definizione al concetto di perdono della docente.

“Non è buonista – scrive il giornalista sul quotidiano –  perché il buonista non traduce mai in pratica i suoi concetti nobili;

“esaltata forse sì  – prosegue dal concetto di missione a cui si è dedicata”

L’unica definizione – conclude Gramellini  – è quella di madre  o di santa.

Effettivamente le parole della docente, che già tramite la sorella aveva fatto circolare un messaggio non sanzionatorio nei confronti dell’alunno, aveva messo in moto un ampio dibattito sia sul ruolo dell’insegnante, che sul compito che adesso dovrà assumere la scuola. La Preside della scuola parla di “pena giusta” “Siamo tutti Franca Di Blasio!” La Preside: strategie sanzionatorie per porre a freno violenza

All’editoriale di  Gramellini ha risposto Marco Campione della segreteria tecnica del Miur, su FB: “Caro Gramellini, la professoressa di Caserta colpita con un coltello dal suo alunno non ha “perdonato” il suo aggressore. Non è una santa e non è una mamma. La professoressa ha detto “con lui evidentemente abbiamo sbagliato qualcosa”, che è un concetto molto diverso.
Non è una santa e non è una mamma. È una professionista consapevole che il suo ruolo non è (solo) trasmettere nozioni e sviluppare competenze, ma (soprattutto) avere un progetto per tutti i e per ciascuno dei propri studenti. Altrimenti ne lascerai per strada qualcuno. Se questo avviene consegnandolo alle patrie galere, bocciandolo o lasciando che non torni più a scuola poco cambia.
Considerarla una santa (o una mamma) è il modo che la nostra società ha per guardarsi dall’altra parte. Per dire “non mi riguarda”.

Insegnante aggredita in classe. “Forse abbiamo fallito”

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