DM 631: come ristabilire equità e trasparenza per rientro in provincia. Lettera


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Inviato da Luca Gallo – Tra qualche giorno si riapriranno i termini per presentare domanda di mobilità, “per molti ma non per tutti” come diceva un famoso spot televisivo.

Infatti gli assunti il 1 settembre 2019 tramite grame 2018, in particolare tramite DM 631 non potranno chiedere il trasferimento, loro e solo loro, ma devono restare nella prima sede di assegnazione a livello regionale per almeno 5 anni.

Senza ricapitolare tutte le ingiustizie e le beffe che hanno riguardato tale personale abilitato, ricordo soltanto che il DM 631 ha obbligato i primi in graduatoria delle grame 2018 a scegliere i posti residui del contingente dell’a. s. precedente, pochi posti in realtà e spesso lontani centinaia di km dalla propria residenza, poi ricordo che il bando del concorso 2018, non contemplava affatto tale vincolo quinquennale, che è stata una norma retroattiva, inserita nella legge di bilancio del 30 dicembre 2018.

Si spera vivamente in un atto di equità da parte del ministero, per ridare serenità ad alcuni insegnanti che alla soglia dei 50 anni chiedono semplicemente di avvicinarsi a casa, ovvero di scegliere in ambito regionale una sede più comoda all’interno della propria provincia di residenza, con gli stipendi tra i più bassi d’Europa e di tutta la pubblica amministrazione non possiamo di certo sostenere ancora a lungo, dopo una vita di precariato, ulteriori spese di viaggio, di affitti lontano da casa, oltre ai rischi di essere spesso sulla strada come eterni pendolari, il diritto alla stabilità, alla famiglia, alla serenità, non può essere calpestato in questo modo in nome di una continuità didattica che riguarda solo una parte degli immessi in ruolo quest’anno, in molti casi stesso concorso ma trattamento diverso, questo non è giusto, poi le norme retroattive sono sempre impugnate dalla politica quando vengono taccati certi privilegi. E’ ora di far sapere che anche noi mortali cittadini siamo stanche di subire dette norme che ledono certi diritti irrinunciabili.

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