DL Scuola. DiSAL: nobili attese “disattese”

Di Lalla
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Ufficio Stampa – Il dibattito alla Camera sul il testo di conversione in legge del DL 104/13 aveva suscitato nuove attese e "nobili intenzioni". Il testo approvato ieri al Senato, invece, non aggiunge le attese soluzioni concrete alle gravi esigenze della scuola italiana, mantenendo in buona parte scelte del decreto originario che non favoriranno certo una scuola migliore.

Ufficio Stampa – Il dibattito alla Camera sul il testo di conversione in legge del DL 104/13 aveva suscitato nuove attese e "nobili intenzioni". Il testo approvato ieri al Senato, invece, non aggiunge le attese soluzioni concrete alle gravi esigenze della scuola italiana, mantenendo in buona parte scelte del decreto originario che non favoriranno certo una scuola migliore.

Le "nobili intenzioni" riguardano:

1 – il drammatico problema del rapporto tra scuola e lavoro, del quale DiSAL chiese insistentemente l’inserimento in quanto assente dalla stesura originaria. Il testo attuale si limita a preoccupazioni formali, senza affrontare i nodi reali (avvio dell’apprendistato in obbligo, aumento delle ore di tirocinio curricolare, obblighi delle imprese, incentivi alle stesse);

2 – l’affidamento alle scuole autonome di responsabilità in tema di didattica e di dispersione scolastica. In realtà rimane l’imposizione di una nuova materia teorica in più (geografia) agli istituti tecnici e professionali, con un incremento del quadro orario al biennio che rischia di aumentare l’insuccesso formativo;

3 – la verifica dell’efficacia del Riordino Gelmini per il secondo Ciclo, prevista dalle norme vigenti, che viene rimandata di un altro anno.

Alla fine gli investimenti economici introdotti per le scuole restano a beneficio di un aumento di personale senza finalizzarlo a chiare scelte di qualità formativa , se si eccettua l’aumento dei docenti di sostegno.

Rimane poi la triste misura sulla dirigenza scolastica, laddove non solo non si è scelto di risolvere con serietà la drammatica carenza di dirigenti della Lombardia, ma si è confermata l’opzione di una nuova centralizzazione attraverso una forma di futuro reclutamento che farà di quel che fu il "preside" un nuovo burocrate sempre più lontano dai bisogni educativi e culturali della scuola.

Resta la speranza che, attraverso una maggiore responsabilità affidata alla concertazione con le Regioni, si torni a dimensioni numeriche delle scuole più adeguate ai bisogni educativi e dei diversi territori.

"Tanto rumore per nulla", in un tempo in cui la scuola italiana doveva essere sostenuta nella sua funzione di sviluppo della nazione

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