DL istruzione, slitta ancora approdo in aula. Inizia voto emendamenti: commissione dice sì a libri digitali dal 2014

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SNR – Ancora un rinvio per la discussione in Aula del dl Istruzione. L’Ufficio di presidenza della commissione Cultura della Camera, dove il decreto è in esame, ha infatti richiesto che il provvedimento sia esaminato dall’Assemblea giovedì 24 e non più martedì 22. Si tratta del secondo rinvio nell’arco di pochi giorni dovuto al fatto che lunedì approderà probabilmente in Aula il decreto Pa e alla mole di emendamenti che restano da esaminare.

SNR – Ancora un rinvio per la discussione in Aula del dl Istruzione. L’Ufficio di presidenza della commissione Cultura della Camera, dove il decreto è in esame, ha infatti richiesto che il provvedimento sia esaminato dall’Assemblea giovedì 24 e non più martedì 22. Si tratta del secondo rinvio nell’arco di pochi giorni dovuto al fatto che lunedì approderà probabilmente in Aula il decreto Pa e alla mole di emendamenti che restano da esaminare.

Lunedì è iniziato il voto sulle circa 400 proposte di modifica rimaste (più di 100 infatti sono state dichiarate inammissibili). Tra gli approvati dalla commissione Cultura c’è un emendamento 5 stelle – anticipato da Orizzonte Scuola – sulla riduzione del costi dei libri scolastici: a partire dall’anno scolastico 2014-2015 ogni dipartimento degli istituti scolastici dovrà elaborare materiale didattico digitale che potrà essere adottato come libro di testo. L’opera didattica multimediale sarà affidata a uno staff di docenti, in collaborazione con gli studenti delle proprie classi, per essere poi distribuita attraverso piattaforme digitali a tutte le scuole pubbliche italiane. La modifica 5 stelle – introdotta durante la seduta di ieri – modifica articolo 6 del provvedimento.

L’emendamento riprende la norma già contenuta nel decreto (varato a marzo di quest’anno) voluto dall’ex ministro dell’Istruzione Francesco Profumo – poi rinviata dall’attuale ministra Maria Chiara Carrozza – che prevedeva di mandare in soffitta i libri cartacei dall’anno scolastico 2014-2015.

Novità che già a marzo non era stata accolta positivamente dagli editori che non erano d’accordo con l’iniziativa, varata – hanno detto – a dispetto delle obiezioni e delle perplessità da loro espresse. È un provvedimento "dannoso e inapplicabile", scriveva l’Aie (Associazione italiana editori,) in una nota. Gli editori – hanno dichiarato – “non sono contrari all’introduzione e all’uso delle nuove tecnologie nelle aule scolastiche”. Bisogna però fare i conti con “l’insufficienza infrastrutturale delle scuole (banda larga, WiFi, dotazioni tecnologiche…), rappresentata, con dati e confronti molto eloquenti da un’indagine dell’Ocse” e non si possono ignorare “le pesanti ripercussioni sui bilanci delle famiglie, sulle quali si vogliono far ricadere i costi di acquisto delle attrezzature tecnologiche (pc, portatili, tablet…), quelli della loro manutenzione e quelli di connessione, che nelle altre esperienze europee e degli altri Paesi a ovest e a est dell’Europa sono solitamente affrontate con consistenti finanziamenti pubblici”.

A metà luglio, la ministra Carrozza ha incontrato gli editori comunicando che il ministero avrebbe fermato tutto: “L’accelerazione impressa all’introduzione dei libri digitali – ha detto – è stata eccessiva, voglio prendere in mano la questione ed esaminarla a fondo. Deponete le armi”.

Gli editori, infatti, a maggio hanno presentato un ricorso al Tar contro il decreto Profumo, temevano un crollo delle vendite dei libri cartacei e temendo il contenimento dei prezzi dei loro prodotti, sia cartacei che digitali. "Non ricorriamo contro i libri digitali – aveva chiarito il presidente del gruppo educativo dell’Aie Giorgio Palumbo – ma contro i tempi e i modi di realizzarne la diffusione, che sono in contrasto rispetto alla legge votata dal Parlamento e non tengono conto delle carenze infrastrutturali della scuole".

Due infatti gli argomenti attaccati dagli editori nel ricorso al Tar rispetto al provvedimento ministeriale: l’adozione "forzata" di testi digitali imposta dal decreto per le classi "capiciclo" (la prima classe della scuola primaria e secondaria) e, in secondo luogo, l’abbattimento previsto dei tetti di spesa del 20%-30% già dall’anno 2014/2015.

La Carrozza, che ha ispirato il suo inizio mandato a un prudente monitoraggio del sistema scolastico in attesa di riforme “a settore” di lunga durata, ha detto agli editori: “Il sentiero dei libri digitali è segnato e non vogliamo uscirne, i tempi, però, mi sembrano troppo rapidi e il ministero non vuole nuovi contenziosi”. Però ora la norma è stata reintrodotta con l’emendamento 5 stelle e potrebbe essere in grado di assorbire un quinto del totale dei libri venduti in Italia, per un fatturato di 650 milioni di euro.

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