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Divorzio e separazione: quali spese si possono detrarre nel 730 o nel modello Redditi

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Tassazione del mantenimento, detraibilità dell’assegno e tutto quello che si può recuperare con le dichiarazioni dei redditi in caso di separazione e divorzio.

Anche alcuni costi che un contribuente sostiene quando si separa o divorzia dal proprio coniuge, possono provocare dei vantaggi fiscali. La normativa fiscale e il Testo Unico delle imposte sui Redditi prevedono una deduzione di imposta per quanto riguarda l’assegno di mantenimento che si versa all’ex coniuge che dal canto suo è tenuto a dichiarare l’assegno per pagare l’eventuale Irpef dovuta.

Ma è solo questo che si può fare in sede di dichiarazione dei redditi, perché le spese legali per il divorzio, le parcelle per gli avvocati e perfino l’assegno di mantenimento dei figli non producono alcun  vantaggio fiscale per chi le sostiene.

Assegno di mantenimento, cosa recupera il coniuge che lo versa al proprio ex

Quando a seguito di divorzio o separazione un giudice sancisce l’obbligo in capo ad uno dei due ex coniugi, di erogare l’assegno di mantenimento all’altro, gli effetti che sopraggiungono sono sostanzialmente due. Il primo riguarda chi versa  l’assegno ed il secondo chi lo incassa.

E così che per il coniuge che è costretto dal Tribunale a mantenere l’altro, evidentemente meno indipendente economicamente e più debole redditualmente, c’è la possibilità di dedurre il costo dal reddito imponibile su cui si calcolerà l’Irpef da versare.

Per le dichiarazioni dei redditi 2021 tutti gli assegni di mantenimento erogati tramite bonifico o tramite altro sistema di pagamento tracciabile, possono essere scaricati dal reddito tramite la deduzione fiscale. Rispetto alla detrazione, che è lo strumento attraverso il quale il contribuente recupera il 19% di determinate spese sostenute, per la deduzione si parla di abbattimento del reddito imponibile, ovvero del reddito su cui si va a calcolare l’Irpef. Ed è così che ciò che un coniuge ha versato all’ex nell’anno di imposta 2020, va sottratto al reddito del primo. Tutto secondo il principio di cassa, perché i versamenti di dicembre 2020 che finiscono al proprio ex con bonifico a gennaio, vanno indicati nell’anno di imposta successivo.

Pertanto, i 12 mesi di assegno sono tutti quelli che il contribuente che intende sfruttare la deduzione, ha versato da gennaio a dicembre 2020, come i bonifici o le ricevute di versamento testimonieranno.  La normativa vigente prevede che si può scaricare tutto l’ammontare del mantenimento annuo che un soggetto passivo nel divorzio (chi ha più capacità reddituale) ha versato al soggetto attivo (l’ex coniuge più debole), senza alcuna franchigia.

In pratica, un contribuente che ha 30.000 euro di reddito complessivo ai fini Irpef, potrà dedurre l’intero ammontare dell’assegno di mantenimento versato all’ex coniuge. Se per esempio versa 500 euro al mese per 12 mesi, al proprio ex, il contribuente si vedrà calcolare l’Imposta dovuta su 24.000 euro e non su 30.000, perché i 6.000 euro all’ex coniuge vanno in deduzione.

L’importo dell’assegno di mantenimento che si versa all’ex coniuge abbassa la base imponibile su cui applica l’aliquota Irpef, per cui, per esempio, se il marito guadagna 2.000 euro al mese e versa 500 euro al mese all’ex coniuge, deve pagare l’Irpef su 1.500 euro e non sui 2.000 euro.

Tassazione assegno di mantenimento

Se chi versa l’assegno di mantenimento gode delle deduzioni di imposta, chi lo riceve deve indicarlo nella dichiarazione. Si tratta di redditi a tutti gli effetti che vanno a formare la base imponibile su cui si calcola l’Irpef e che si sommano agli altri redditi prodotti dal coniuge che riceve questo mantenimento.

La tassazione varia in base allo scaglione di riferimento ed è progressiva. Infatti di Irpef si versa:

  •         il 23 % per redditi fino a 15.000 euro;
  •       il 27 % per redditi oltre 15.000 e fino a 28.000;
  •         il 38 % per redditi fino a 55.000 euro;
  •         il 41 % per redditi fino a 75.000 euro;
  •         il 43 % per redditi oltre 75.000 euro.

Gli scaglioni sono progressivi e quindi un soggetto che ha 20.000 euro di reddito imponibile, pagherà di Irpef il 23% sui primi 15.000 euro ed il 27% sui restanti 5.000. va ricordato che esistono delle detrazioni che abbattono l’Irpef dovuta e che fino a una determinata soglia di reddito rendono esente da Irpef il contribuente. In linea di massima un soggetto che vive con il solo assegno di mantenimento difficilmente sarà assoggettato ad Irpef.

Le detrazioni Irpef di cui parliamo sono pari a 1.104 euro, se il reddito complessivo non supera 4.800 euro e vanno a scalare per redditi superiori a 4.800 e fino a 55.000 euro. In pratica, per capire la detrazione spettante si deve ottenere una specie di coefficiente dato da 55.000 meno il reddito complessivo diviso 50.200.

Per l’esempio precedente, del contribuente con 20.000 euro di reddito annuo, la detrazione spettante è pari a 769,70 euro. Infatti si ha 55.000-20.000:50.200=0.697. Questo il coefficiente con cui deve essere passata la detrazione teorica spettante e quindi, 1.104×0.697=769,70.

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