Diventare insegnanti, i 24 CFU non bastano. Nuovo modello: studio disciplina, pedagogia, tirocinio. Concorsi, anno di prova rafforzato [ANTEPRIMA]

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Il Ministro Bianchi lo aveva già annunciato nelle Linee programmatiche, e l’intenzione diventa concreta anche nel Patto per l’istruzione, di cui si discute in questi giorni con i sindacati. Nuove sfide attendono gli insegnanti, dopo un 2020 e 2021 segnati dalla pandemia. E anche la formazione iniziale degli insegnanti deve essere adeguata, se si vuole evitare il solo intervento trasmissivo di conoscenze in classe.

I 24 CFU

Secondo l’attuale normativa i 24 CFU in discipline psicopedagogiche  e metodologie didattiche da soli non possono essere sufficienti alla formazione dell’insegnante.

Introdotti nel 2017, sono diventati il requisito di accesso alle graduatorie GPS dei docenti per le supplenze e per l’iscrizione al concorso ordinario.

La normativa che li regola è il decreto del 10 agosto 2017, n. 616.

Serve competenza disciplinare e pedagogica, ma anche laboratori e tirocini

La preparazione iniziale degli insegnanti non può essere solo teorica, ma deve basarsi anche su laboratori e tirocini.

Quindi teoria e pratica. Modello TFA per semplificare, abbandonato in Italia dal 2014.

I nuovi concorsi

Dovranno essere orientati a “selezionare le migliori competenze”

Il nuovo anno di prova

Uno dei punti critici dell’anno di prova è quello dei tutor, che hanno una formazione iniziale differenziata. Le attività devono essere sempre più orientate verso i laboratori.

N.B. Il testo del Patto per l’istruzione non è ancora definitivo.

Reclutamento docenti, la riforma non è più rinviabile: il “Patto per l’Istruzione” agli ultimi dettagli

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