Disturbi specifici di apprendimento: per aiutare gli studenti ci vogliono ore di potenziamento. Lettera

di redazione
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Lorenzo Picunio – Leggiamo articoli di quotidiani che annunciano il 3% – scarso – di bambini e  ragazzi dislessici, disgrafici, discalculici, disortografici.

Poi dagli articoli scopriamo che il totale è presentato come  generale, ma il dato viene tutto o quasi dalle regioni del nord.

Quel 3% è sottodimensionato, siamo nei pressi del 6% indicato dalle ricerche internazionali per le lingue indicate come “trasparenti” quale è l’italiano .

Salgono le diagnosi alla quinta primaria e alla secondaria di primo e secondo grado.  Sembra per qualcuno (non per tutti, certo, anzi per una minoranza) una forma di tutela preventiva: quel genitore non agisce per curare il problema o per cercare strategie che lo riducano. Agisce perchè il riconoscimento del problema eviti la bocciatura.

Allora, facciamo prima una riflessione: il dislessico, si sa , legge “gatto” “g…a…t ” e così via; non sa fotografare la parola intera, accorgersi che quelle due t che guardano in alto e quel cerchietto in basso all’inizio gli fanno capire di essere di fronte a “gatto” o a “getto”, e che poi usando il contesto può capire quale parola è. Così fa il lettore non dislessico. Se è un bimbo o ragazzo intelligente, nonostante la dislessia può imparare ugualmente Quella fatica in più gli pesa, certo, e gli rende più difficile studiare. Ma può farlo, e può sviluppare altre modalità, anche fantasiose (il che spiega perchè tanti geni, come Einstein, fra i dislessici).  Se non ha forti doti, fatica di più.E se il contesto non l’aiuta, sarà un adulto che fatica a studiare o che non ama la lettura.

Il genitore amorevole va dagli insegnanti e chiede loro:”Fategli le schede ingrandite in A3; se c’è una domanda in un problema non dettate “Quante ne restano?” ma “Quante caramelle restano?” in modo da evitargli la fatica del riconoscimento del pronome e di capire a quale nome si riferisce.

E così via ( Verdana e non font più eleganti, dove una r è una n vicine diventano una m agli occhi di un lettore problematico; niente giustifica a destra per evitare che spazi nella parola e spazi fra parole si confondano; note a margine e non a pie’ di pagina; frequenti “a capo”, immagini tutte dalla stessa parte, ecc. ).  Ma quel genitore andrà  dal Preside e  dirà:”Quante ore di recupero prevede la programmazione personalizzata di questo alunno?  E quante di esse la scuola è in grado di fornire?”

La famiglia, dal canto suo, si assume gli impegni che la scuola chiede , strumenti tecnologici, sostegno allo svolgimento dei compiti a casa, eventuale supporto.

Bisogna che la  scuola produca non solo documenti – che sono importanti – ma anche ore di potenziamento.

Quel bambino o ragazzo sarà una risorsa per l’Italia e per il mondo perché i suoi talenti saranno valorizzati.  Ragionando così si toglie anche drammaticità al problema della bocciatura.  Ma ci vogliono risorse!

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