Disturbi dell’apprendimento, migliori risultati se la diagnosi arriva in seconda o terza elementare

di Elisabetta Tonni
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Prima arriva la diagnosi, anche in seconda o terza elementare, meglio è per tutti. Un principio sempre valido in medicina anche quando non si parla di una malattia vera e propria, ma solo di disturbi anche se poco riconoscibili allo sguardo del profano, come la dislessia, discalculia e altri che vengono definiti, appunto, Dsa (disturbi specifici dell’apprendimento). 

Secondo i dati pubblicati sul sito Miur, il 2,9% degli studenti è interessato da una o più di queste manifestazioni. In fatto di valori assoluti, si tratta di 254.614 studenti.

Il disturbo più comune è la dislessia (42,5%) che porta a una difficoltà della lettura, seguito dalla disortografia (20,8%), discalculia (19,3%) e disgrafia (17,4%).

Chi ne è interessato registra una difficoltà, ma non un problema irrisolvibile, soprattutto se la diagnosi arriva nelle prime classi delle elementari, in modo da sollecitare i bambini in maniera mirata affinché possano ‘organizzare‘ il loro cervello che funziona in modo solo un po’ diverso da quello di altri.

A ricordare l’importanza e gli strumenti a disposizione è Stefano Vicari, responsabile  dell’Unità operativa complessa di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Secondo Vicari se non si interviene in tempo, i bambini si trascineranno dietro questo impedimento dal quale potrebbero scaturire stati di ansia, depressione e frustrazione, come registrato nel 60% dei casi. “Questi disturbi – afferma Vicari – non si correggono con la terapia, ma con strumenti compensativi, facendo usare ai bambini disgrafici il computer dove trovano la tastiera con le lettere già pronte senza impegnare la loro energia per scriverle, audiolibri per i dislessici, la calcolatrice per i discalculici, per fare solo alcuni esempi“.

Sempre Vicari ricorda che questi disturbi (genetici, nella maggior parte dei casi), durano tutta la vita e spesso inducono i genitori a rivolgersi a psicologi, mentre il sostegno dovrebbe partire dalla scuola. Il Miur ricorda che la legge 170 del 2010 ha introdotto la possibilità della certificazione per gli studenti con Dsa, e ha individuato una linea per garantire il diritto allo studio in tutte le sue forme. Con una direttiva del 2012 è stato poi inserito il concetto di “bisogno di linee educative speciali e della personalizzazione del percorso di studio”, cosiddetto Bes.

Quando la burocrazia pubblica fallisce nel riconoscimento del disturbo e di ciò che ne consegue, il privato ci guadagna. “Spesso i centri privati sono un vero business – conclude Vicari – nascono come funghi. E non ci sono neppure evidenze che i trattamenti psicologici in questi casi siano efficaci. I risultati delle ricerche fatte finora sono davvero deludenti“.

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Scaricabili tutte le spese sostenute nel 2018 per i disturbi dell’apprendimento

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