Disturbi dell’ansia, come fare quando gli alunni hanno problemi del genere?

di Myriam Caratù

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L’ansia è una pericolosa compagna di vita perché non ci permette di vedere la realtà così come fanno gli altri ma, al contrario, ce la fa percepire in maniera eccessiva e irrealistica.

Una descrizione calzante del soggetto ansioso si ritrova nel libro della scrittrice Innorta (“La rana bollita”): “Pensi sempre: e poi, e poi, e poi, e quasi ti scordi di avere un tempo, il presente, in cui fare le cose. Certe volte in ufficio mi veniva difficile concentrarmi nel lavoro perché mentre facevo una cosa pensavo a quella successiva. Il tempo a me non basta mai, mi sembra di vivere in una perenne rincorsa. Con la testa sono sempre un passo avanti, a volte anche molti passi avanti, ed è per questo che il presente continua a sfuggirmi da sotto le mani. Ho idea, ma non lo potrei dire per certo, che questo tipo di rapporto con il tempo sia proprio una caratteristica della mente ansiosa. Mi sento come se le mie giornate fossero un mazzo di carte che io sfoglio in modo veloce e distratto in attesa di avere in mano la carta veramente buona. E mentre sei lì che aspetti che ti arrivi in mano la carta giusta, la vita passa.”

L’ansia da separazione

In relazione a interrogazioni, esami, o attività di gruppo, l’alunno iperansioso presenta dunque preoccupazioni ossessive, dubbi e diffidenza, e a volte somatizza anche con sintomi come insonnia, tremore, disturbi gastrointestinali, che bloccano la sua attività vitale in quel dato lasso di tempo.

Tali sintomi sono alla base anche di quella sottocategoria dell’ansia che viene chiamata ansia da separazione: separazione – anche per poco tempo – dai genitori, per esempio, da cui il bambino o ragazzo non si vuole staccare (dunque non vuole andare a scuola) adducendo quelle che vengono viste come “scuse” (mal di pancia, mal di testa ecc.) ma che in realtà sono proprio i sintomi di questo disturbo.

Gli attacchi di panico

IL DAP – o disturbo da attacco di panico – raro in età infantile ma non nella tarda adolescenza – è alla base di episodi di acuti di ansia molto intensa, che non dipendono da fattori psichici consci (il 50% degli episodi infatti avviene durante la notte, in sonno: per questo si pensa sia legato anche a problemi respiratori come l’apnea notturna).

Secondo il DSM V, si ha un attacco di panico se si sperimenta in modo molto intenso e improvviso almeno quattro di questi sintomi:

– palpitazioni, sudorazione, tremori,

– sensazione di soffocamento,

– dolore o fastidio al petto,

– nausea o altri disturbi addominali,

– sensazioni di sbandamento o svenimento,

– sensazione di irrealtà,

– paura di perdere il controllo o di impazzire,

– paura di morire,

– torpore e formicolii,

– brividi o vampate di calore.

Il DAP solitamente causa quindi una serie di problematiche connesse, come la claustrofobia (paura degli spazi chiusi e/o troppo piccoli) o l’agorafobia (paura degli spazi aperti e/o troppo grandi).

Verso la via della guarigione

Nonostante la persona affetta da ansia non vada spinta oltre i propri limiti quando dichiara di non essere pronta, bisogna gentilmente insistere perché provi a superarli: ad esempio, se qualcuno ha avuto un attacco di panico per la prima volta in un dato luogo (come la scuola o l’automobile), tenderà a evitarlo. Ma questo non aiuta a liberarsi dalla paura irrazionale di quel luogo/evento/circostanza: in base al principio del rinforzo negativo tale evitamento, se apparentemente favorisce a breve termine l’ansia della persona, a lungo termine contribuirà a mantenere attiva la problematica disfunzionale, di cui invece ci si deve liberare – anche con l’aiuto di psicologi, amici, parenti e docenti.

Così, pian piano, ci si libera della paura: capendo, quasi banalmente, che non bisogna pensare, fare ragionamenti preventivi, occuparsi o preoccuparsi di qualcosa, ma agire rischiando, mettendosi in gioco e liberandosi di quella campana di vetro sotto cui ci si è rifugiati. Bisogna affrontare il problema senza sopravvalutarlo, come invece tende a fare il soggetto ansioso, ma accettandone le conseguenze, che via via cambieranno.

Consigli dalla letteratura

Infatti, secondo Russ Harris (scrittore), “se si affrontano i momenti spiacevoli in modo consapevole, abbracciandoli, essi si trasformano, e gli attacchi di panico passano se ne si accetta il naturale decorso”.

Perché “Ogni vera gioia ha una paura dentro” (Alda Merini), e il compito degli insegnanti è far riscoprire agli alunni la gioia dietro quella paura, col gioco e con la vitalità.

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