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Disturbi ADHD: come individuarli in uno studente. Cosa può fare un insegnante? Come può interagire in modo efficace? Ne parliamo con la dottoressa Ilenia Colangelo

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In molti sostengono che l’inclusione è uno dei punti di forza del nostro sistema scolastico, anche in una nostra recente intervista è stato sottolineato come questo aspetto sia più evidente nel nostro sistema scolastico rispetto a quello di altri paesi europei. Ma è sempre così? L’inclusione è un tema che abbraccia tantissime problematicità differenti e non è sempre facile saperle gestire correttamente. Oggi tratteremo nello specifico il tema dell’ADHD, il disturbo da deficit d’attenzione e iperattività. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Ilenia Colangelo, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.

Dottoressa Colangelo, ci spiega brevemente chi sono i bambini ed i ragazzi che soffrono del disturbo d’attenzione e iperattività, e come possono essere riconosciuti soprattutto in ambito scolastico?

L’ADHD è un disturbo neuropsichiatrico poco conosciuto ma molto frequente. Il problema dei bambini e dei ragazzi che soffrono di questo disturbo è che apparentemente sembrano normali, nel senso che non hanno tratti somatici che evidenziano il loro disturbo, come può essere per i ragazzi affetti dalla sindrome di Down che hanno una facies particolare e quindi chiaramente riconoscibili. Perciò accade che mentre per quest’ultimo caso chi deve interagire con il bambino sa già come intervenire, nel caso dell’ADHD, se non già diagnosticato, non è così semplice, quindi prima che ci si accorge che qualcosa non va passa un po’ di tempo. Genitori, insegnanti ed educatori possono cogliere segnali rivelatori dell’esistenza di una patologia. I sintomi cardini dell’ADHD sono tre: disattenzione, impulsività e iperattività. Per disattenzione si intende la facile distraibilità, per impulsività intendiamo il non riuscire a portare avanti azioni complesse e quindi rispondere in maniera frettolosa alle domande, mentre l’iperattività è una caratteristica di quei bambini che si muovono sempre. Quest’ultimo aspetto, ovvero l’iperattività, è un fattore che con lo sviluppo tende a modificarsi. Fino all’età di circa 10 anni i bambini ADHD avranno un’iperattività di tipo motorio, durante lo sviluppo, invece, avremo maggiormente un’iperattività di tipo verbale. Ovviamente tutti i bambini possono avere queste caratteristi, ma nel caso dell’ADHD il comportamento che assumono va a compromettere determinati ambiti di vita, come possono essere i rapporti sociali, familiari e l’ambiente scolastico, sono bambini inadeguati rispetto all’età di sviluppo. Rispetto alla domanda di come la scuola può accorgersi di questi bambini possiamo dire che ci sono dei campanelli di allarme, chiamiamoli così, a seconda della fascia di età del bambino che si modificheranno, essendo soggetti in fase di sviluppo, con il passare del tempo. Nella scuola dell’infanzia, ad esempio, questi bambini hanno un bisogno irrefrenabile di muoversi, non riescono a lavorare sempre sulla stessa attività, hanno una continua ricerca di attività, si saturano facilmente nel compito che stanno svolgendo ed hanno una motivazione molto scarsa. Hanno uno scarso rispetto delle regole, brevissimi tempi di ascolto, scarsa risposta alle punizioni ed aggressività. Nella scuola primaria, invece, possiamo dividere i campanelli di allarme in aspetti cognitivi e problemi di apprendimento. Questi ragazzi, dal punto di vista cognitivo, hanno difficoltà a controllare, selezionare e mantenere in memoria le informazioni importanti, hanno difficoltà a mantenere focalizzata l’attenzione su contenuti orali o visivi e fanno diversi errori di distrazione. Da un punto di vista didattico sono bambini che fanno errori di lettura, hanno difficoltà di pianificazione, della comprensione del testo e a risolvere problemi di tipo matematici. Sempre nella scuola primaria il comportamento che viene messo in atto da questi bambini è ancora un bisogno irrefrenabile di muoversi, permane la difficoltà di concentrazione e la difficoltà a posticipare il tempo della gratificazione, quindi questi bambini hanno bisogno di essere subito gratificati e supportati per quanto di giusto fatto. Inoltre abbiamo un’impulsività nella risposta e una scarsa tolleranza alle frustrazioni. Nella scuola secondaria possiamo riconoscere questi ragazzi perché hanno una scarsa motivazione allo studio. Molti di loro sviluppano un comportamento oppositivo provocatorio (D.O.P.), anche di aggressività, ed hanno un profilo scolastico molto basso nonostante una delle caratteristiche dell’ADHD sia quella di avere un profilo cognitivo nella media, se non superiore, ma questa loro capacità va un po’ a cozzare con il rendimento per cui abbiamo questa forte discrepanza. Sono ragazzi che tendono ad essere superficiali nello studio, permane la difficoltà di organizzazione, che è un aspetto che si porteranno sempre dietro sé non viene trattata nel loro percorso di crescita, hanno difficoltà a rispettare le regole scolastiche ed hanno una tendenza a nascondere l’insuccesso scolastico. Dal punto di vista relazionale hanno diverse difficoltà, quindi i professori possono riconoscere questi ragazzi in quanto sono quelli che si azzuffano sempre con i coetanei oppure sono quelli in disparte perché lasciati da soli.

Quindi possiamo parlare di ADHD quando questi comportamenti che ci ha raccontato persistono in più ambiti di vita del ragazzo, quello familiare, scolastico, sportivo e così via. Detto ciò, una volta che abbiamo identificato il disturbo, come può un insegnante interagire in maniera efficace con questi alunni.

Per interagire in maniera efficace è importante prima di tutto conoscere il disturbo, perché conoscerlo ci dà delle informazioni sul disturbo stesso che ci permettono di scindere quelle che sono le capacità dell’alunno da quello che quest’ultimo fa a causa del disturbo. Questo permetterà al docente di valorizzare il ragazzo per quello che è e non per la sua patologia. L’insegnante deve imparare ad osservare in maniera efficace il comportamento che questo tipo di alunno mette in atto in modo tale da poter lavorare sull’evento che succede. Noi diciamo sempre agli insegnanti che dovrebbero fare un’analisi dei comportamenti-problema che i propri alunni mettono in atto, perché bisogna capire cosa sta accadendo, il comportamento-problema e quello che succede dopo. Questo perché se sappiamo che il comportamento-problema nasce da un determinato tipo di situazione, dobbiamo lavorare sull’antecedente, cioè su quello che succede prima del verificarsi del comportamento-problema stesso. Se invece non è possibile effettuare questo tipo di lavoro, perché magari l’antecedente è una situazione che non si può controllare, allora si lavora sulla conseguenza, ovvero su quello che succede dopo il verificarsi del comportamento-problema. Quindi, in questo caso, fondamentale è conoscere il disturbo e saper osservare in modo tale che poi si possa intervenire in maniera adeguata. Sicuramente i bambini e ragazzi ADHD sono alunni tartassati sotto ogni punto di vista, quindi il mio consiglio è quello di avere un approccio leggero nel riprenderli e nel fargli osservare qual è il comportamento sbagliato e sicuramente farlo nel momento in cui si sono calmanti dopo che si è verificato il comportamento-problema. Intervenire nel momento acuto fa sì che l’alunno vada ulteriormente in frustrazione e non comprenda bene quello che gli viene detto.

Quando interagiamo con un alunno ADHD come si deve comportate il docente per la distribuzione dei compiti rispetto alla generalità degli alunni della classe.

Sicuramente evitare le minacce di punizione, perché aumentano l’oppositività. Mi sento di consigliare di evitare le note, perché è stato dimostrato che non hanno una funzione educativa per questi alunni, ma anzi aumentano il circolo vizioso che si va a creare con l’insegnante e con il resto della classe, e di evitare, inoltre, l’assegnazione di compiti come punizione perché fa sì che si crei un rifiuto e un disinvestimento. Nelle classi dei bambini più piccoli si possono creare dei setting d’aula in modo che la distribuzione della classe sia di supporto, questo è fondamentale. Se si lavora bene con un bambino ADHD nella scuola primaria, gli insegnanti dei cicli successivi saranno più agevolati. Nella costruzione del setting d’aula nella scuola primaria e secondaria di primo grado è importante che la posizione dell’alunno ADHD sia tale da permettere che non venga distratto da altri compagni, che la posizione permetta un frequente contatto visivo con il docente in modo da riattivare repentinamente l’attenzione nel momento in cui l’alunno si distrae. Inoltre è importante che l’alunno abbia anche dei ruoli o compiti attivi che gli permettano di alzarsi più frequentemente in modo da permettergli di scaricare tutta la sua energia. Questo tipo di approccio sarebbe ottimale in tutti i cicli scolastici, anche se molto dipende dalla storia scolastica dell’alunno e di quanto ha investito la scuola su di lui.

Concludendo possiamo sintetizzare che gli elementi fondamentali per lavorare in maniera adeguata con alunni ADHD sono la precocità d’intervento, l’azione del docente ed il setting scolastico che viene creato intorno a lui?

È esattamente così, riuscire a lavorare su questi tre punti è fondamentale per realizzare un’azione efficace e di supporto per il proprio alunno.

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