Dispersione scolastica, resta elevata tra i maschi del meridione. Nel complesso contrazione dell’1%. Ulteriore calo nel 2027

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In allegato al Documento di Economia e Finanza (DEF) il MEF ha presentato un rapporto sugli Indicatori di benessere equo e sostenibile. Fra i vari capitoli si analizza l’uscita precoce dal sistema istruzione e formazione.

Il rapporto parte da un assunto, ovvero viene spiegato prima di tutto perché questo indicatore sia decisivo per il benessere delle persone. Ridurre il numero di persone che abbandona precocemente il sistema di istruzione e formazione è fondamentale per aumentare il livello di competenze della popolazione e ridurre il rischio di esclusione sociale.

Infatti, un livello elevato dell’indicatore può avere anche effetti negativi sull’economia in termini di occupazione, produttività, competitività e, di conseguenza, crescita economica di un Paese.

L’abbandono scolastico, inoltre, ha diverse conseguenze per il tessuto sociale e si ripercuote anche su altri indicatori di benessere individuale influenzando, oltre che la ‘capacità dei cittadini di conoscere e vivere il mondo circostante’, anche il reddito futuro dell’individuo.

Il rapporto mostra alcune statistiche descrittive relative all’andamento dell’indicatore nel periodo 2018-2023 e le previsioni per gli anni 2024-2027.

Abbandono scolastico: l’evoluzione dell’indicatore fino al 2023

Nel 2023 viene mostrato che l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione resta tutto sommato stabile nella riduzione e solo nel primo anno della pandemia si arresta, registrando, a livello aggregato, una riduzione pari a 1 punto percentuale rispetto all’anno precedente.

Si tratta di una variazione dovuta ad una contrazione dell’indicatore per entrambi i generi, più marcata per la platea femminile e relativamente più contenuta per quella maschile (rispettivamente -1,5 e -0,5 punti percentuali a/a).

La diversa intensità di variazione tra i generi ha prodotto un aumento del differenziale tra maschi e femmine, a ulteriore svantaggio dei primi: nel 2023 il gap di genere si attesta su un valore di 5,5 punti percentuali, prossimo al punto di massimo della serie registrato nel 2020.

Leggendo ancora il rapporto, dalla disaggregazione per ripartizione e genere lungo la serie storica 2018-2023 emerge una parziale attenuazione dei divari territoriali e un generale aumento dei differenziali di genere.

Tra il 2018 e il 2023, in tutte le ripartizioni e per ciascun genere si registra un complessivo miglioramento, di maggiore entità per il Mezzogiorno e per la platea femminile.

All’interno di ciascuna ripartizione territoriale, si legge sul documento, infatti, si rileva una riduzione dei livelli di UPIF a fine periodo, sebbene il gap di genere, a svantaggio dei maschi, risulti più accentuato.

Per quanto concerne i divari territoriali, si osserva che il differenziale tra il valore massimo di UPIF registrato nel Mezzogiorno e quello minimo del Centro ha subìto una riduzione tra il 2018 e il 2023 pari a 0,9 punti percentuali per i maschi e 0,5 punti percentuali per le femmine. Al Nord si registrano valori prossimi al livello del Centro (+1,6 e +1,5 punti percentuali rispettivamente nel 2018 e nel 2023), intermedi rispetto a quelli delle altre due ripartizioni, con l’eccezione del biennio 2019-2020.

Il valore dell’indicatore di UPIF nel Mezzogiorno, seppure in miglioramento, risulta ancora strutturalmente più elevato rispetto a quello delle altre ripartizioni.

Per quanto riguarda il differenziale di genere, emerge una tendenza crescente soprattutto al Nord e al Centro (+1,6 e -1,4 punti percentuali tra il 2018 e il 2023) e, in misura più contenuta, nel Mezzogiorno (+1 punti percentuali). Complessivamente, il divario di genere nel 2023 si attesta su un livello pressoché identico tra le ripartizioni allineandosi, quindi, al valore nazionale.

Le previsioni per il periodo 2024-2027

Il rapporto va oltre la fotografia attuale e dell’ultimo periodo e stima una previsione sull’andamento di UPIF per il periodo 2024-2027, ottenuta con il modello previsionale MEF-DT76.

Secondo tali previsioni si registrerebbe, a fine periodo, un ulteriore miglioramento dell’indicatore (-0,3 punti percentuali) rispetto al 2023 .

Sulla dinamica mediamente discendente di UPIF dovrebbe incidere l’aumento del reddito disponibile pro capite, previsto in crescita fino al 2027.

La dinamica annuale di UPIF nel periodo di previsione potrebbe invece essere influenzata dalle oscillazioni nella composizione settoriale del mercato del lavoro e da ulteriori fattori ad esso legati. Il ragionamento, infatti, prevede che esiste una relazione inversa fra disoccupazione giovanile e tasso di abbandono scolastico, tale per cui i giovani, osservando un mercato del lavoro più favorevole nei loro confronti nel 2024, potrebbero scegliere di uscire dal sistema di istruzione e formazione. Tale fenomeno si attenuerebbe invece gradualmente negli anni successivi, quando si prevede una maggiore stabilità del tasso di disoccupazione giovanile.

Inoltre, secondo quanto previsto nel QM tendenziale incluso nel DEF 2024, la quota di occupati nei settori con manodopera poco qualificata risulterebbe in crescita nel 2024: tale andamento potrebbe costituire un fattore di attrattività per i giovani usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione.

Si prevede, tuttavia, un’inversione di tale dinamica dal 2025, che contribuirebbe quindi ad una diminuzione di UPIF. Pertanto, tali effetti avranno come conseguenza ad un lieve aumento di UPIF (+ 0,2 punti percentuali) nel 2024, seguito da una riduzione di 0,2 punti percentuali sia nel 2025 che nel 2026 e da un ulteriore decremento (- 0,1 punti percentuali) nel 2027.

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