Dispersione scolastica in aumento e il ritorno dei bocciati: cosa succede alla scuola dopo due anni di covid

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La fine dell’anno scolastico 2020/2021 consegna alcuni dati negativi e situazioni preoccupanti dopo due anni pandemia e didattica a distanza: una dispersione scolastica alle stelle post dad e un ritorno alla bocciatura degli studenti, seppur mitigato in molti casi.

Proprio su quest’ultimo punto senz’altro è stato accolto l’invito del Ministero dell’Istruzione a considerare la pandemia nel momento finale degli scrutini. Ma la bocciatura è stata reintrodotta e in molti casi in effetti si è verificata.

Dopo un anno e mezzo terribile non potevamo fingere che nulla fosse accaduto. Abbiamo tenuto conto della didattica a distanza, delle chiusure, delle quarantene e delle difficoltà emerse — spiega a La Repubblica Domenico Squillace, preside del liceo scientifico Volta, dove i bocciati sono 20 — . Si tratta di bocciature che riguardano due anni. Promuovere tutti nel 2020 ha avuto conseguenze”.

In alcuni casi, anche in accordo con le famiglie, si è convenuto che fosse necessario ripetere l’anno” spiega invece Patrizia Cocchi, preside dello scientifico Vittorio Veneto, dove i fermati sono poco più di una decina su 54 classi. Al tecnico per il turismo Marco Polo di Firenze, i bocciati sono scesi al 6,9%, nel 2019 erano il 7,6%. “La scelta di bocciare è avvenuta solo per le situazioni estreme: chi, ad esempio, ha superato di molto il limite del 25% delle assenze o chi aveva insufficienze gravi che si portava avanti dallo scorso anno — afferma il preside Ludovico Arte — . In alcuni casi sono state proprio le famiglie a chiederci di valutare la possibilità di far ripetere l’anno ai figli o gli stessi ragazzi a “bocciarsi” da soli, essendosi resi conto di non riuscire ad andare avanti soprattutto per motivi psicologici legati ai contraccolpi della pandemia”.

La questione abbandono è anche più complessa: ad esempio, all’istituto Devilla di Sassari i bocciati sono passati dal 6 all’11% tra il 2019 e quest’anno. Ed è leggermente aumentato il numero di non scrutinabili, dal 12 al 13%. “Questo dato in realtà non descrive in modo chiaro il fenomeno — ragiona la preside Nicoletta Puggioni — La scuola infatti negli ultimi anni era riuscita ad abbassare molto le percentuali di abbandono, pertanto in una condizione di normalità il dato sarebbe probabilmente più basso di almeno 2-3 punti. La pandemia invece ha accentuato la tendenza di alcuni ragazzi a lasciarsi andare e rinunciare a una frequenza regolare, fino a interromperla completamente”. Allo stesso modo per i non ammessi alla Maturità. “Da noi sono passati dal 6% del 2019 all’11% — continua la dirigente — la Dad ha creato delle grosse lacune. Alcuni studenti si sono letteralmente arresi, rinunciando alla frequenza alla fine dell’anno scolastico e alla presentazione dell’elaborato per l’esame”.

 

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